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Raffaello e i dieci arazzi per la Sistina

Raffaello nella Cappella Sistina c’è ma non si vede o almeno non è più visibile a uno spettatore a voi contemporaneo. No, non c’è alcun mistero…adesso mi siedo e vi racconto perbenino questa storia con dovizia di particolari ma prima mi preparo il quinto caffé della giornata.

Se almeno una volta nella vita siete entrati nella Cappella Sistina o comunque v’è capitata sotto mano qualche qualche foto, vi sarete resi conto che il primo registro è decorato con una serie di tendaggi dipinti. Ebbene, papa Leone X de’ Medici volle anche lui lasciare un segno tangibile del suo passaggio papale nella Sistina e pensò bene di commissionare a Raffaello dieci cartoni per altrettanti grandiosi arazzi da sistemare proprio nel primo registro della Cappella durante occasioni speciali. Per Raffaello fu un amanna dal cielo: poteva confrontarsi con me nello stesso luogo, con i miei lavori ma al contempo sentiva tutto il peso di offrire il meglio di sè.

Era il 1515 quando Raffaello comincò a disegnare le vite dei santi Pietro e Paolo per completare un po’ quella che era la teologia visiva d’insieme della Sistina. Ora dovete sapere che disegnare i cartoni destinati a esser usati per gli arazzi non è roba facile. Le immagini guida dovevano infatti essere specularmente rovesciate per ottenere un arazzo in positivo.

Alla fine i cartoni bell’e pronti vennero inviati a quella che era considerata una delle migliori manifatture dell’epoca: quella di Pieter van Aelst a Bruxelles. Oggi per ragioni conservative non si trovano più esposti all’interno della Cappella Sistina ma conservati all’interno della Pinacoteca Vaticana. Vengono esposti a rotazione per evitare che si possano danneggiare troppo. Sette cartoni originali dell’urbinate appartengono alle collezioni del Victoria and Albert Museum di Londra.

A prendersi cura di questi capolavori che hanno viste impegnate numerose e abilissime mani, è il Laboratorio di Areazzi e Tessuti dei Musei Vaticani. E’ formato da cinque restauratrici laiche e tre suore altamente specializzate e con una pazienza infinita. Per restaurare un arazzo così prezioso e così grande servono anni di lavoro quotidiano certosino e un’abilità non comune.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti

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