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6 marzo 1475: son nato io

Era il 6 marzo di quel lontano 1475 quando la mi povera mamma Francesca mi mise al mondo. Sarebbe passata a miglior vita poco dopo, il 6 dicembre 1481 quando ancora ero un bimbetto e il mi fratellino più piccino Gismondo aveva solo 10 mesi.

Ed eccomi qua a festeggiare per la seconda volta di fila il mio compleanno in sordina, fra le quattro pareti domestiche. Per carità, ci sono abituato a starmene chiuso in Santa Croce in compagnia di illustri uomini che han reso grande Firenze nel mondo ma una boccata d’aria mi farebbe bene: me lo sento.

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Son nato nelle prime ore del mattino, quando ancora non era arrivato il sole della luce a rischiarar quella stanza in quel di Caprese.

Da anni, quasi sette per la precisione, vi racconto la mia vita, le mie opere e rispondo quando posso alle domande che mi inviate. Da un paio di giorni, su un portale di un noto museo fiorentino, pare che parli pure in diretta tramite intelligenza artificiale con chi mi fa domande, ma quello lì non sono io. L’inglese non l’ho mai saputo e a dire il vero nemmeno mi garbava tanto il latino. Da parecchio mi racconto tutti i giorni e con il tempo ho iniziato a proporvi anche opere di altri, vi narro le storie di artisti dei miei tempi o che sono vissuti in altre epoche. Non me l’aspettavo e ve lo dico col cuore in mano: ci son rimasto male assai.

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Ma torniamo a noi che è meglio. La storia della mia nascita ve l’ho raccontata tante volte in tutti questi anni ma mi garba ricordare che m’affacciai alla vita come qualsiasi altro bimbetto. Ai miei tempi erano tanti i bambini che morivano e per questo motivo i battezzavano subito. Io ricevetti il primo Sacramento nella chiesette di San Giovanni tre giorni dopo: il 9 marzo. Siccome ero il figliolo del podestà, vennero a vedermi di bianco vestito una manciata di persone del posto, un notaio e finanche il rettore della chiesa.

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Il 29 marzo dello stesso anno l’incarico da podestà che aveva il mi babbo terminò e i miei genitori tornarono a Firenze. Io però venni dato a balia come era in uso fare all’ora dalle famiglie ricche. Noi non eravamo affatto ricchi ma fatto sta che toccò anche a me essere staccato dalla famiglia fino ai due anni d’età. Era un’usanza assai triste almeno per il mio modo di vedere le cose.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che si beve un bicchiere di Chianti alla sua e alla vostra salute.

March 6, 1475: I was born

It was March 6 of that distant 1475 when my poor mother Francesca gave me birth. She would have passed away shortly after, on 6 December 1481 when I was still a baby and my younger brother Gismondo was only 10 months old.

And here I am celebrating my birthday quietly for the second time in a row, between the four walls of my home. For heaven’s sake, I’m used to being shut up in Santa Croce in the company of illustrious men who made Florence great in the world, but a breath of fresh air would do me good: I feel it.

I was born in the early hours of the morning, when the sun of light had not yet arrived to illuminate that room in Caprese.

For years, almost seven to be precise, I have been telling you about my life, my works and I answer when I can to the questions you send me. For a couple of days, on a portal of a well-known Florentine museum, it seems that he has also been talking live via artificial intelligence with those who ask me questions, but that’s not me. I never knew English and to tell the truth I didn’t like Latin so much. For a long time I have been telling myself every day and over time I have begun to offer you works by others as well, I will tell you the stories of artists of my time or who lived in other eras. I did not expect it and I tell you with my heart in hand: I was very sorry.

But let’s get back to us which is better. I have told you the story of my birth many times in all these years but I would like to remember that I looked into life like any other little boy. In my day there were many children who died and for this reason they baptized them immediately. I received the first sacrament in the church of San Giovanni three days later: on March 9th. Since I was the son of the mayor, a handful of locals, a notary and even the rector of the church came to see me dressed in white.

On March 29 of the same year my father’s post as mayor ended and my parents returned to Florence. However, I was given to nurse as it was customary to do at the time by rich families. We weren’t rich at all but the fact is that it was up to me too to be separated from my family until I was two years old. It was a very sad custom, at least for my way of seeing things.

Always your Michelangelo Buonarroti who drinks a glass of Chianti to him and to your health.

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