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Il Peccato: la recensione

Il peccato: il Furore di Michelangelo girato dal regista russo Konchalovsky è nelle sale da un paio di giorni. Nemmeno faceva troppo freddo ieri sera quando me lo sono andato a vedere al cinema di Seravezza, il comune che ha ospitato il set durante tutte le riprese nelle cave.

So che siete curiosi di sapere cosa ne penso perciò sedetevi comodi, prendete un bel respiro e cominciate a leggere.

Come il regista aveva annunciato già dal momento in cui stava lavorando sul set, non è una biografia. Se andate al cinema pensando di vedere tutti i passaggi della mia vita, le commissioni e quant’altro siete sulla strada sbagliata. E’ un’esplorazione del mio animo, dei miei tormenti umani e delle mie manie. Ne viene fuori un ritratto a tratti molto esasperato in cui pare quasi che fosse mia consolidata abitudine ingannare tutti con il solo scopo del tornaconto.

Raffaello che influenza il papa per farmi smontare i ponteggi a metà dell’opera degli affreschi della Sistina poco c’entra. E’ vero che non eravamo propriamente amici e che faceva comunella col Bramante ma su Giulio II non aveva tutta questa influenza. Furono ben altri i motivi per i quali smontai i ponteggi in corso d’opera, il 14 agosto del 1511. Ve li ho raccontati nel dettaglio QUA.

Foto di Sasha Gusov

Ci sono scene e parti del racconto che mi sono molto piaciute e altre molto meno. Come vi ho detto prima, ho visto il film nell’unica sala presente nel comune dove sono state girate le scene di cava. L’ho sentita la gente mormorare in sala: “oh ma quelle lì non son le Cave di Carrara, son quelle dell’Altissimo”. E’ vero, il set delle cave è quello del Monte Altissimo sul versante di Seravezza anche quando in realtà, la narrazione del film racconta la ricerca e l’estrazione dei marmi a Carrara. Ma c’è una scelta ben precisa dietro ed è comprensibilissima: quella ambientale. I ritmi di lavorazione nelle cave di Carrara hanno creato voragini talmente grandi che non sono più credibili per ricostruire scene cinquecentesche. Ecco perché si è preferito optare per un’altra location, meno divorata dall’estrazione contemporanea.

foto di Andrea de Fusco

Un plauso a Francesco Gabelloni che interpreta il capo cava e al compare Siniega. Talmente a proprio agio nel ruolo che pare parlino della loro vita quotidiana: i battibecchi, le prese in giro, pure le parolacce e gli sguardi di intesa. Ho particolarmente amato le scene di cava di un realismo estremo. E’ stato ben ricostruito il metodo di estrazione così come quello per far scendere a valle i blocchi: la lizza.

Durante la lizzatura del grande blocco che, secondo la narrazione del film avviene a Carrara, i grilli cedono e il marmo scivola ferendo prima un cavatore e uccidendone un altro poi. Quell’incidente ci fu davvero ma accadde sulle cave dalla parte di Seravezza nella primavera del 1518 tanto che dopo quell’episodio scrissi al mi fratello Bonarroto ” monterò subito a cavallo e anderò a trovare el cardinale dei Medici e al papa e dirò oro el fatto mio e qui lascerò l’impresa e ritornerommi a Carrara, chè son pregato come si prega Cristo…

La storia dell’uccisione del tale che m’aveva venduto i grilli è un’invenzione come sono inventati i due servitori e le loro storie. Uno fa la spia e l’altro s’innamora della figlia del capo cava e fa una brutta fine. Certo, ho avuto servitori ma questi sono solo funzionali alla narrazione del regista il che va anche bene, nulla da obiettare in merito.

Per girare le immagini di questo film c’è stato qualche stratagemma assai astuto. Oltre a quello che vi ho appena raccontato ovvero di girare tutte le scene di cava nel set del Monte Altissimo, anche Firenze è stata ricostruita in parte altrove. Non potevano certo comparire nel film sculture o edifici messi in piedi dopo la mia morte. Via Vacchereccia da cui si intravede piazza della Signoria a occhio e croce è l’unica parte di Firenze che compare mentre altre scene che si svolgono in città sono state girate in parte a Arezzo e in parte a Montepulciano. Per le scene in Palazzo Medici è stata invece scelta la realtà di Montepulciano e il porto è stato ricostruito a Santa Severa.

Altra cosa che dura un istante ma che mi lascia un po’ così è il Mosè in fase di realizzazione. Come vi ho raccontato in più di un occasione, voltai il Mosè quando già era a un punto molto avanzato della sua realizzazione. Diciassette anni dopo averlo iniziato decisi di dargli una torsione diversa del capo, facendo ruotare anche le gambe e modificando la barba. Quando mi vedete nel film che sono lì a lucidare il ginocchio con sopra il panneggio già non tornano i conti e continuano a non tornare quando l’erede di Giulio II toglie di forza il panno che copre la parte superiore della scultura ancora tutta da fare: le gambe sono già voltate nella seconda posizione mentre la parte sopra non c’era ancora…

Non fu proprio così: quando voltai il Mosè l’opera non era in quella fase ma già avevo scolpito il volto e la barba che scendeva dritta, poi modificata con un abile stratagemma e quell’arricciolamento sulla mano destra. Vi ho raccontato quella vicenda QUA.

Piccolezze, lo so bene, ma mi piace cercare il pelo nell’uovo sempre.

Mi è piaciuto molto vedere Alberto Testone che interpreta me. Il regista ha scelto bene e mi ci rivedo in quel film, anche al di là dell’incredibile somiglianza fisica… ecco, magari ero un po’ più piazzato di spalle visto che scolpii fino a 89 anni, ma è un dettaglio, uno dei tanti.

Quei demoni che mi divorano l’anima, la ricerca continua della bellezza per l’opere mie e una vita da miserabile nonostante i miei lauti guadagni. Certo a tratti alcuni miei aspetti vengono esasperati in maniera importante ma va bene: d’altro canto è il prezzo della fama no?

Guardando il film pare di camminare per quei vicoli sudici, fra le vesti lacere della gente comune e quelle più sontuose del clero tutto e dei potenti dell’epoca. A tratti pare di sentire quegli odori penetranti e di sentirsi tirare addosso quelle secchiate di escrementi che cadono giù dalle finestre.

E voi cosa ne pensate di questo film? Aspetto i vostri commenti. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e le sue recensioni. A proposito, il libro con tutti gli scatti più belli fatti sul set dal grande fotografo russo Sasha Gusov, lo trovate QUA.

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