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Le vie di lizza

Avete mai sentito parlare delle vie di lizza? Forse no, soprattutto se abitate lontano dalle cave di marmo.

Voglio raccontarvi qualcosa in merito e son sicuro che la prossima volta che vi troverete al cospetto del David, del Ratto delle Sabine del Giambologna o del gruppo di Apollo e Dafne del Bernini, forse li guarderete pensando anche a chi estrasse e portò a valle quei pregiati marmi…. a volte a costo della vita.

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Le Alpi Apuane fin dai tempi dei romani venivano sfruttate per ricavare marmi pregiati. Come venivano però portati a valle quei blocchi prima dell’avvento di tecnologie più moderne?

Con tanta fatica, attraverso quelle che vengono chiamate vie di lizza. In pratica non sono altro che strade realizzate a mano, pietra dopo pietra su cui venivano fatti scivolare i carichi di marmo ben riquadrati rigorosamente a mano ( e già quello era un gran lavorone), sistemati su slitte sempre di marmo chiamate appunto lizze.

Il carico poteva essere formato da un solo blocco se molto grande o da più blocchi ben assicurati assieme con del cordame in canapa. Veniva fatto scivolare verso valle su delle travi di legno chiamate parati, resi scivolosi con del sego o con quel che c’era a disposizione.

Due uomini a un piro su cui sono avvolte le spire del canapo
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Era necessaria una notevole forza per far arrivare fino a valle i marmi trattenuti da corde di canapa che venivano avvolte attorno a pali di legno detti piri, infilati in fori appositamente realizzati per questo scopo.

Ogni tanto i piri più consumati andavano sostituiti con dei nuovi perché l’attrito del cordame li usurava rapidamente come usurava pure il marmo circostante.

Guardate il segno che hanno lasciato i canapi logorando il marmo. Questo è uno dei fori dove venivano inseriti i piri in legno a cui venivano avvolte le funi di canapa
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Mano a mano che il carico scendeva, i parati rimasti dietro, venivano riposizionati davanti ai blocchi. Un lavoro duro, difficile e che non permetteva distrazioni. La prontezza di riflessi era quella che a volte serviva per salvare la vita. La lizzatura era un momento delicato e purtroppo non son pochi quelli che durante queste operazioni ci rimisero la vita.

Per farvi rendere conto di che pendenza potessero avere certe vie di lizza, vi propongo questo video a seguire. Ovviamente più era ripida la lizza, più diventava pericolosa per chi ci lavorava.

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Dagli anni Sessanta in poi le vie di lizza sono state poco a poco abbandonate. Con l’avvento dei mezzi a motore, vennero realizzate strade camionabili e le cave con gli accessi più impervi furono dismesse: oramai non erano più redditizie né competitive con le altre.

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A seguire vi propongo una delle lizzature più incredibili che venne commissionata dal Duce: quel marmo gli serviva per realizzare un monolite. La storia che ha alle spalle questa impresa è lunga e magari ve la racconterò nel dettaglio un’altra volta.

Sulla parte anteriore del blocco gigante ingabbiato, potete vedere tutti i santini e le preghiere che c’avevano appiccicato mogli, mamme, fidanzate ma anche i cavatori stessi, impegnati in quella lizzatura così pericolosa. Fu quasi un miracolo, vista la mole del blocco, il fatto che nessun cavatore rimase schiacciato.

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Insomma, questo era il modo in cui i marmi venivano fatti scendere fino a valle. Una volta raggiunta la piana, venivano caricati sui carri e fatti trasportare fino al mare da numerose coppie di buoi: più pesante era il carico, più buoi servivano. Vita dura quella del cavatore che tutte le mattine salutava i suoi cari prima di partire, con la speranza in cuor suo di rivederli sul far della sera.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti

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