Tornando libererete me di prigione
Tommaso, il mio amato Tommaso mi scrisse questa lettera rispondendo a una precedente mia. Io a Firenze e lui a Roma, legati con lacci invisibili ma così stretti che quasi soffocavamo entrambi.
M’aspettava in gloria perché, come scrisse, “tornando libererete me di prigione”. A cosa faceva riferimento? Beh, vi lascio immaginare ma leggendo la lettera lo capirete bene.
Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi discorsi
Roma, 2 agosto 1533
Unico signor mio, ho ricevuta una de le vostre a me gratissima, per la quale ho inteso Vostra Signoria esserse non poco attristato di quel dimenticare io gli scrissi. Io vi rispondo che io non lo scrissi né perché Vostra Signoria non mi havessi mandato niente, né per accresscervi magior fiamma, ma solo il scrissi per mottegiar con esso voi, che credo certo posserlo fare; però non vi attristate, perché io son certo che non mi possete dimenticare.
In quanto Vostra Signoria mi scrive di quel giovane de’ Nerli, lui è molto mio, e havendosi da partire di Roma, mi venne a dire s’io volevo nulla da Firenze; io gli dissi che no e lui mi pregò che io lo lasciassi andare da parte mia a racomandarmi a Vostra Signoria, solamente per desiderio di parlarvi. Altro non so che scrivermi, se no che Vostra Signoria torni presto, perché tornando liberarete me di prigione perché io fuggio le male pratiche, e volendo fugirle non posso praticare con altri che con voi.
Non altro. A Vostra Signoria infinite volte mi ricomando.In Roma, a dì 2 de agosto 1533.Vostro più che suo Thomao Cavaliere. A l’eccellentissimo e suo da magior honorando messer Michelangnelo Buonarruoti. In Fiorenza.


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