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Fra gli amici anche Benvenuto Cellini

Il Cellini era assai più giovane di me ma come non potevano interessarmi e appassionarmi le sue opere soprattutto in bronzo? Lui da me imparò assai osservando i miei lavori e ne fece tesoro. Ebbe una grande ammirazione per i cartoni della Battaglia di Cascina tanto da definirli poi come la “scuola del mondo”.

Benvenuto mio, io vi ho conosciuto tanti anni per il maggiore orefice, che mai ci si astato notizia: ed ora vi conoscerò per iscultore simile. Sappiate che messer Bindo Altoviti mi menò a vedere una testa del suo ritratto, di bronzo, e mi disse ch’ell’era di vostra mano: io n’ebbi molto piacere; ma mi seppe molto male, ch’ella messa a cattivo lume: che s’ell’avesse il suo ragionevole lume, la si mostrerebbe quella bell’opera ch’ell’è di uomo ch’è fra i sessanta e i settanta, deve e può corrispondere ad uno che i venti ha di poco oltrepassato. 

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fotografia di Renata Bandelloni

Questa lettera non la troverete nei tomi che raccolgono le mie né in nessun altro libro dove sono stati raccolti i carteggi che mi riguardano. La riportò solo il Cellini nella sua lunga e interessante autobiografia che, per tanti aspetti, assomiglia di più un auto incensamento. Scrissi questa breve carta al Cellini dopo che quasi per caso vidi una testa colpita da lui e mi piacque assai. Passai davanti casa del Bindo e lui mi invitò a entrare: mi voleva mostrare lo scrittoio al quale teneva tanto. Voltai lo sguardo e vidi quella testa scolpita nel marmo del Cellini: pregevole davvero.

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La nostra amicizia, fra alti e bassi, proseguì per molti anni. Addirittura Cosimo I che non sapeva più in che modo convincermi a tornare a Firenze, lo mandò a casa mia a Roma sperando che mi facesse tornare in terra natia facendo leva proprio sulla nostra amicizia. Fece lo stesso anche con il Vasari ma come sempre, Cosimo I, dovette sentirsi dire un secco no per l’ennesima volta.

Fotografia di Renata Bandelloni

Il libro

La autobiografia del Cellini, oltre a essere uno spaccato sulla società del tempo e un racconto appassionante della vita sregolata di un grande artista, è anche la dimostrazione di quanto fosse acuto e colto. La sua abilità narrativa che non manca di eventi mezzi inventati o esageratamente forzati, è sorprendente.

Se volete leggere la autobiografia scritta dal Cellini, la trovate QUA. Ve la consiglio vivamente perché mette ben in luce quale fosse la tempra di uno degli artisti più grandi del Rinascimento. Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento al prossimo post.

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