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Firenze, riemerge l’incarnato pastello della Vergine di Neri di Bicci

A Firenze, nella chiesa di Sant’Agata in via San Gallo, l’Annunciazione quattrocentesca è tornata a mostrarsi con una luce e una gamma cromatica che il tempo aveva progressivamente nascosto.

È la tavola dipinta nel 1444 da Neri di Bicci, giovane protagonista della bottega del padre Bicci di Lorenzo, oggi nuovamente leggibile dopo un accurato intervento di restauro sostenuto da Friends of Florence grazie ai donatori William e Jeanne Bice.

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A colpire immediatamente dopo il restauro è soprattutto il volto della Madonna. Sotto gli strati di sporco, le vernici ingiallite e le vecchie ridipinture è riemerso un incarnato delicato, giocato su tonalità pastello, che restituisce morbidezza e freschezza alla figura della Vergine. Una scoperta che permette di percepire con maggiore chiarezza anche il volto dell’angelo e l’equilibrio cromatico dell’intera composizione.

L’intervento è stato presentato il 21 settembre 2026 nella chiesa di Sant’Agata, alla presenza del parroco di San Charbel don Dani Kamal, della presidente di Friends of Florence Simonetta Brandolini d’Adda, della funzionaria della Soprintendenza ABAP per la Città Metropolitana di Firenze e la Provincia di Prato Silvia Benassai e della restauratrice Muriel Vervat.

Un’Annunciazione del 1444 torna a raccontare la Firenze del Quattrocento

La tavola è datata 1444 e fu attribuita a Neri di Bicci da Matteo Marangoni nel 1915.

Un’iscrizione collocata nella parte inferiore del dipinto permette di conoscere un dettaglio particolarmente interessante della sua storia: l’opera fu realizzata nella metà di settembre del 1444 per volontà di suor Sandra di Francesco di Niccolò Riccialbani, come offerta votiva per sé e per la madre.

Non si tratta dunque soltanto di un dipinto destinato alla devozione. La tavola racconta anche il rapporto fra arte, fede e committenza nella Firenze del Quattrocento, quando le immagini sacre costituivano una presenza quotidiana negli spazi religiosi e nella vita delle comunità.

Il modello compositivo scelto da Neri di Bicci non era casuale. La scena riprende infatti la celebre Annunciazione fiorentina conservata nel santuario della Santissima Annunziata, un’immagine particolarmente venerata dalla devozione popolare.

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Il volto della Madonna e quelle delicate tonalità pastello

È proprio il colore uno degli aspetti più interessanti emersi durante il restauro.

Prima dell’intervento la superficie pittorica era fortemente compromessa dalla presenza di depositi di sporco ambientale, vernici ingiallite e vecchie ridipinture, realizzate soprattutto in corrispondenza delle antiche cadute di colore.

Questi strati alteravano la percezione cromatica dell’opera e rendevano difficile comprendere quale fosse realmente l’aspetto della pittura quattrocentesca.

Con la pulitura sono tornati visibili diversi elementi che oggi permettono di leggere la composizione con maggiore chiarezza.

Tra questi l’incarnato della Madonna, caratterizzato da tonalità pastello delicate e luminose. Lo stesso tipo di trattamento cromatico interessa il volto dell’angelo, creando una relazione cromatica fra le due figure protagoniste della scena.

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La pietra torna grigio chiara e gli alberi diventano più scuri

Anche l’architettura acquista una nuova leggibilità. La pulitura ha permesso di riconoscere il grigio chiaro della pietra delle architetture, che ora risalta in maniera evidente rispetto alla chioma scura degli alberi rappresentati sullo sfondo.

Il contrasto fra la luminosità dell’architettura e il paesaggio retrostante contribuisce a definire lo spazio della scena e permette di cogliere meglio la costruzione narrativa dell’Annunciazione.

Ma c’è un altro elemento che cattura lo sguardo: la raggiera luminosa che annuncia la presenza di Dio Padre. Liberata dalle alterazioni superficiali, questa luce recupera una maggiore intensità e torna ad avere un ruolo importante all’interno della composizione.

Il risultato è una scena che appare oggi più luminosa e leggibile, senza perdere quella semplicità narrativa che caratterizza la produzione giovanile di Neri di Bicci.

Neri di Bicci e la bottega del padre Bicci di Lorenzo

Nel 1444 Neri di Bicci era ancora giovane e la sua formazione era profondamente legata alla bottega del padre Bicci di Lorenzo, una realtà produttiva particolarmente attiva nella Firenze del Quattrocento.

La bottega di Bicci di Lorenzo funzionava anche come una vera e propria impresa commerciale, capace di rispondere alle richieste della committenza religiosa e privata attraverso una produzione organizzata.

La tavola di Sant’Agata sembra inserirsi proprio in questo contesto. La datazione precoce, l’impianto compositivo relativamente semplice e la presenza di elementi ancora legati alla tradizione tardogotica hanno portato gli studiosi a ipotizzare una collaborazione fra padre e figlio.

Potrebbe quindi trattarsi di un’opera commissionata a Bicci di Lorenzo, al quale sarebbe spettata l’idea compositiva generale, e poi affidata in parte al giovane Neri.

La mano di Neri sarebbe riconoscibile soprattutto nelle tipologie fisionomiche dei personaggi. Siamo davanti a un’opera che documenta un momento di formazione e di passaggio nella carriera dell’artista.

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Un dipinto sospeso fra Tardogotico e Rinascimento

L’Annunciazione di Sant’Agata si colloca in un momento particolarmente importante della pittura fiorentina.

Da una parte rimangono evidenti gli elementi della cultura tardogotica, nella quale Neri si era formato; dall’altra Firenze stava vivendo una trasformazione profonda del linguaggio artistico.

Erano gli anni nei quali stavano acquistando sempre maggiore importanza le ricerche di artisti come Beato Angelico, Filippo Lippi e Domenico Veneziano, protagonisti di quella stagione che avrebbe modificato profondamente la pittura fiorentina.

La tavola di Sant’Agata conserva qualcosa di volutamente antico documentando un momento di transizione.

Lo si può osservare anche in alcuni dettagli meno perfetti dell’opera: alcune incongruenze nell’impianto architettonico e una resa ancora ingenua delle volumetrie anatomiche sotto i panneggi rivelano la giovane età dell’artista e la fase ancora iniziale della sua esperienza.

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Un modello che si diffuse anche fuori Firenze

La composizione dell’Annunciazione di Sant’Agata non rimase isolata.

Sono stati individuati confronti significativi con altre opere dello stesso soggetto, tra cui l’Annunciazione della chiesa fiorentina di Sant’Angelo a Legnaia, datata 1440, e quella della Madonna della Salute a Borgo a Buggiano, del 1442.

Il supporto ligneo: quattro assi di pioppo

La tavola è realizzata su un supporto in legno di pioppo, composto da quattro assi unite verticalmente e tenute insieme da due traverse.

Le condizioni conservative erano problematiche già nella documentazione del Catalogo Generale dei Beni Culturali del 1976, dove venivano segnalati colore sporco, crettature, una profonda fenditura verticale e cadute di colore.

A distanza di circa cinquant’anni, quelle problematiche risultavano ancora evidenti. Le due traverse inchiodate sono state sostituite e sono state risanate le fenditure verticali presenti nel tavolato.

Il supporto è stato inoltre sottoposto a un trattamento contro un attacco attivo di insetti xilofagi, un problema particolarmente delicato per un’opera realizzata su legno. L’intervento sul supporto ligneo è stato eseguito dalla ditta Relart di Roberto Buda.

La tecnologia ha aiutato a capire cosa nascondeva il dipinto

In collaborazione con la ditta di Ottaviano Caruso sono state realizzate riprese fotografiche della fluorescenza ultravioletta, utili per individuare e documentare le alterazioni delle vernici e i precedenti ritocchi pittorici.

È stata inoltre eseguita una riflettografia infrarossa, con diversi livelli di ripresa, finalizzata soprattutto alla visualizzazione del disegno preparatorio sottostante.

Quelle fasce marroni che nascondevano il legno

Prima del restauro erano visibili, per una larghezza di circa dieci centimetri lungo entrambi i margini, due strisce di colore marrone scuro, dipinte in maniera piuttosto grossolana per coprire il legno grezzo.

Le indagini hanno permesso di formulare un’interessante ipotesi. In origine potrebbe essere stato previsto un listello dorato sagomato perimetrale, analogo a quello presente in altre opere di Neri di Bicci, tra cui un’Annunciazione conservata nella chiesa di Santa Trinità.

“Restituire alla città la dignità e la leggibilità dell’opera”

“Siamo felici che oggi la comunità possa tornare ad apprezzare i colori e i dettagli dell’Annunciazione dopo un restauro che ha reso di nuovo accessibile l’opera ai devoti e visitatori”»”, ha dichiarato Simonetta Brandolini d’Adda, presidente di Friends of Florence, ringraziando la Parrocchia, la Soprintendenza, la restauratrice Muriel Vervat e i donatori William e Jeanne Bice.

Parole alle quali si sono aggiunte quelle di don Dani Kamal, parroco di San Charbel, che ha sottolineato come il restauro abbia permesso di restituire all’opera la dignità e la leggibilità che il tempo aveva in parte offuscato.

Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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In Florence, at the church of Sant’Agata on Via San Gallo, a 15th-century Annunciation has been revealed once more, displaying a quality of light and a color palette that the passage of time had gradually obscured.

The panel was painted in 1444 by Neri di Bicci—a rising talent in the workshop of his father, Bicci di Lorenzo—and is now fully legible again following a meticulous restoration supported by Friends of Florence, thanks to donors William and Jeanne Bice.

What strikes the viewer most immediately after the restoration is the face of the Madonna. Beneath layers of grime, yellowed varnish, and old overpainting, a delicate complexion—rendered in pastel tones—has re-emerged, restoring softness and freshness to the figure of the Virgin. This discovery also allows for a clearer appreciation of the angel’s face and the chromatic balance of the entire composition.

The project was unveiled on September 21, 2026, at the church of Sant’Agata. Attendees included the parish priest of San Charbel, Father Dani Kamal; Simonetta Brandolini d’Adda, President of Friends of Florence; Silvia Benassai, an official from the Superintendency (ABAP) for the Metropolitan City of Florence and the Province of Prato; and the conservator, Muriel Vervat.

A 1444 Annunciation reveals the story of 15th-century Florence
The panel is dated 1444 and was attributed to Neri di Bicci by Matteo Marangoni in 1915.

An inscription at the bottom of the painting reveals a particularly interesting detail of its history: the work was created in mid-September 1444 at the behest of Sister Sandra di Francesco di Niccolò Riccialbani, as a votive offering for herself and her mother.

It is, therefore, not merely a painting intended for devotional use. The panel also illustrates the relationship between art, faith, and patronage in 15th-century Florence, a time when sacred images were a daily presence in religious spaces and community life.

The compositional model chosen by Neri di Bicci was not arbitrary. The scene echoes the famous Florentine Annunciation housed in the Santissima Annunziata sanctuary—an image deeply revered in popular devotion.

The Madonna’s face and those delicate pastel tones
Color is one of the most interesting aspects revealed during the restoration.

Before the treatment, the painted surface was severely compromised by environmental grime, yellowed varnish, and old overpainting—mostly applied to cover areas where the original paint had flaked off.

These layers distorted the perception of the work’s colors, making it difficult to discern the painting’s true 15th-century appearance.

Cleaning has revealed various elements that now allow the composition to be read more clearly.

Among these is the Madonna’s complexion, characterized by delicate, luminous pastel tones. The angel’s face receives similar color treatment, creating a chromatic link between the scene’s two central figures.

The stone returns to light gray, and the trees become darker
The architecture, too, has become easier to read. Cleaning revealed the light gray of the stonework, which now stands out distinctly against the dark foliage of the trees in the background.

The contrast between the bright architecture and the landscape behind it helps define the scene’s spatial depth and allows for a better understanding of the Annunciation’s narrative structure.

Yet another element catches the eye: the radiant halo of light announcing the presence of God the Father. Freed from surface discoloration, this light has regained its intensity and once again plays a significant role in the composition. The result is a scene that now appears brighter and more legible, without losing the narrative simplicity that characterizes Neri di Bicci’s early work.

Neri di Bicci and the workshop of his father, Bicci di Lorenzo
In 1444, Neri di Bicci was still a young man, and his training was deeply rooted in the workshop of his father, Bicci di Lorenzo—a highly active production enterprise in fifteenth-century Florence.

Bicci di Lorenzo’s workshop operated as a genuine commercial business, capable of meeting the demands of both religious and private patrons through an organized production system.

The Saint Agatha panel appears to fit precisely into this context. Its early date, relatively simple composition, and the presence of elements still linked to the Late Gothic tradition have led scholars to hypothesize a collaboration between father and son.

It may, therefore, be a work commissioned from Bicci di Lorenzo, who would have been responsible for thei’s hand is recognizable above all in the physiognomic types of the figures. We are looking at a work that documents a formative, transitional moment in the artist’s career.

A painting poised between Late Gothic and Renaissance

The Annunciation of Sant’Agata dates to a particularly significant moment in Florentine painting.

On one hand, elements of the Late Gothic tradition—in which Neri had trained—remain evident; on the other, Florence was undergoing a profound transformation of its artistic language.

These were the years when the innovations of artists such as Fra Angelico, Filippo Lippi, and Domenico Veneziano were gaining increasing importance; they were the key figures of an era that would fundamentally reshape Florentine painting.

The Sant’Agata panel retains a deliberately archaic quality, documenting a moment of transition.

This is also visible in certain less-than-perfect details: inconsistencies in the architectural layout and a still-naive rendering of anatomical forms beneath the drapery reveal the artist’s youth and the early stage of his career.

A model that spread beyond Florence

The composition of the Annunciation of Sant’Agata did not stand alone.

Significant parallels have been identified with other works depicting the same subject, including the Annunciation in the Florentine church of Sant’Angelo a Legnaia (dated 1440) and the one at the Madonna della Salute in Borgo a Buggiano (1442).

The wooden support: four poplar planks
The painting is executed on a poplar wood support, consisting of four vertically joined planks held together by two crossbars.

Its condition was already problematic at the time of its 1976 entry in the Catalogo Generale dei Beni Culturali (General Catalogue of Cultural Heritage), which noted surface grime, craquelure, a deep vertical split, and paint loss.

Some fifty years later, those issues remained evident. The two nailed crossbars were replaced, and the vertical cracks in the wooden planks were repaired.

The support also underwent treatment for an active infestation of wood-boring insects—a particularly critical issue for a work executed on wood. The work on the wooden support was carried out by Roberto Buda’s firm, Relart.

Technology helped reveal what the painting concealed

In collaboration with Ottaviano Caruso’s firm, ultraviolet fluorescence images were taken; these were useful for identifying and documenting varnish alterations and previous paint retouches.

Infrared reflectography was also performed at various imaging levels, primarily to visualize the underlying preparatory drawing.

The brown bands that concealed the wood

Before the restoration, two dark brown strips—painted rather crudely to cover the raw wood—were visible along both edges, each about ten centimeters wide.

The investigations led to an interesting hypothesis. Originally, there may have been a shaped, gilded perimeter molding, similar to those found on other works by Neri di Bicci, such as an Annunciation housed in the church of Santa Trinità. “Restoring the work’s dignity and legibility to the city”
“We are delighted that the community can once again appreciate the colors and details of the Annunciation following a restoration that has made the artwork accessible to the faithful and visitors alike,” stated Simonetta Brandolini d’Adda, President of Friends of Florence, as she thanked the parish, the Superintendency, restorer Muriel Vervat, and donors William and Jeanne Bice.

These sentiments were echoed by Father Dani Kamal, parish priest of San Charbel, who highlighted how the restoration has succeeded in restoring the dignity and legibility to the artwork—qualities that the passage of time had partially obscured.

For now, yours truly, Michelangelo Buonarroti, bids you farewell and looks forward to seeing you in future posts and on social media.

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