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Quando lasciai Firenze assediata: il viaggio verso Venezia e la Francia

Ricordo bene quei giorni in cui Firenze tornò a vivere l’esperienza della Repubblica, dopo la cacciata dei Medici.

Era il maggio del 1527. La Città Eterna era stata appena messa a ferro e fuoco con il tragico Sacco di Roma e papa Clemente VII de’ Medici era riuscito a salvarsi trovando trovato rifugio a Castel Sant’Angelo.

A Firenze, nel frattempo, la situazione politica era precipitata: Ippolito e Alessandro de’ Medici, nipoti del pontefice, insieme al suo rappresentante, il cardinale Silvio Passerini, erano stati messi al bando.

La città aveva ritrovato la propria libertà politica, ma quella libertà sarebbe durata poco.

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Il ritorno dei Medici e l’assedio di Firenze

Clemente VII non si rassegnò alla perdita del potere sulla sua città. Nel giugno del 1529, con il Trattato di Barcellona, raggiunse un accordo con l’imperatore Carlo V per favorire il ritorno dei Medici a Firenze.

Pochi mesi dopo, a ottobre, le truppe imperiali arrivarono davanti alle mura della città.

Firenze era ormai assediata.

Io avevo condiviso gli ideali della seconda Repubblica fiorentina e avevo partecipato alla difesa della città. Eppure, quando nel settembre del 1529 la situazione apparve ormai disperata, decisi di partire.

Non fu certo una scelta semplice ma mi parve di non avere alternative.

La mia partenza da Firenze nel 1529

Da tempo il re di Francia, Francesco I, desiderava avermi alla sua corte. La mia decisione non nacque soltanto dall’aggravarsi dell’assedio: il progetto di lasciare Firenze era già maturato prima che la situazione politica precipitasse definitivamente.

Partii cercando di evitare i territori controllati dalle truppe imperiali e raggiunsi Venezia. Da lì infatti potevo osservare, almeno a distanza, ciò che accadeva nella mia Firenze e comprendere quale piega avrebbe preso lo scontro.

Fu proprio durante questo soggiorno che scrissi a Giovanni Battista della Palla, un personaggio che aveva avuto rapporti importanti sia con gli esuli fiorentini sia con Francesco I.

David Apollo di Michelangelo Buonarroti al Museo Nazionale del Bargello
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Giovanni Battista della Palla e il legame con Francesco I

Della Palla era stato coinvolto nella congiura del 1522 contro il cardinale Giulio de’ Medici, il futuro Clemente VII.

Quando la congiura fu scoperta e alcuni dei suoi protagonisti vennero giustiziati ma lui aveva trovato rifugio presso la corte francese. Poté tornare a Firenze soltanto dopo l’amnistia concessa dalla Repubblica il 20 maggio 1527.

La sua esperienza e i suoi rapporti con Francesco I lo resero una figura preziosa per la diplomazia fiorentina. Nel marzo del 1528 fu infatti nominato ambasciatore della Repubblica presso il sovrano francese.

Della Palla si occupò anche di acquistare opere d’arte per il re, tra cui il mio Ercole in bronzo che da lungi, purtroppo, è dato per perduto.

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Durante l’assedio guardavo ancora a Firenze

Mentre Firenze resisteva all’assedio, Della Palla mantenne una posizione molto ferma. Non voleva compromessi con gli avversari e continuava a credere nella possibilità della vittoria. Anche nelle lettere che mi inviava emergeva questa fiducia.

Voleva convincermi a tornare a Firenze.

Mi assicurava che il mio patrimonio sarebbe stato conservato e che avrei avuto un salvacondotto valido per tutto il mese di novembre.

Avevo lasciato Firenze, è vero, ma Firenze non aveva lasciato me.

Il mio ritorno a Firenze il 23 novembre 1529

Alla fine cedetti. Il 23 novembre 1529 arrivai a Firenze, proprio mentre l’assedio continuava e le sorti della Repubblica apparivano sempre più compromesse.

Alla fine non raggiunsi mai la Francia e la corte di Francesco I. Avevo cercato una via d’uscita, ma non potevo separarmi così facilmente dalla mia città. La Firenze della Repubblica era ormai vicina alla fine, e io mi trovavo ancora una volta dentro la sua storia.

Ero un fiorentino costretto a scegliere tra la fuga e il ritorno, tra la sicurezza e la fedeltà alla mia città.

Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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When I left Florence under siege: the journey to Venice and France

I remember well those days when Florence returned to the experience of a Republic, after the expulsion of the Medici.

It was May 1527. The Eternal City had just been ravaged by the tragic Sack of Rome, and Pope Clement VII de’ Medici had managed to escape by finding refuge in Castel Sant’Angelo.

Meanwhile, in Florence, the political situation had deteriorated: Ippolito and Alessandro de’ Medici, the pontiff’s nephews, along with his representative, Cardinal Silvio Passerini, had been banished.

The city had regained its political freedom, but that freedom would be short-lived.

The Return of the Medici and the Siege of Florence

Clement VII did not resign himself to the loss of power over his city. In June 1529, with the Treaty of Barcelona, ​​he reached an agreement with Emperor Charles V to facilitate the return of the Medici to Florence.

A few months later, in October, the imperial troops arrived before the city walls.

Florence was now under siege.

I had shared the ideals of the Second Florentine Republic and had participated in the city’s defense. Yet, when the situation seemed desperate in September 1529, I decided to leave.

It was certainly not an easy choice, but I felt I had no alternative.

My departure from Florence in 1529

The King of France, Francis I, had long desired to have me at his court. My decision was not only prompted by the worsening siege: the plan to leave Florence had already matured before the political situation finally deteriorated.

I set out, trying to avoid the territories controlled by the imperial troops and reached Venice. From there, I could observe, at least from a distance, what was happening in my Florence and understand how the conflict would turn out.

It was during this stay that I wrote to Giovanni Battista della Palla, a figure who had had important relationships with both the Florentine exiles and Francis I.

Giovanni Battista della Palla and his connection with Francis I

Della Palla had been involved in the 1522 conspiracy against Cardinal Giulio de’ Medici, the future Clement VII.

When the conspiracy was discovered and some of its protagonists were executed, he had found refuge at the French court. He was able to return to Florence only after the amnesty granted by the Republic on May 20, 1527.

His experience and his relationship with Francis I made him a valuable figure in Florentine diplomacy. In March 1528, he was appointed ambassador of the Republic to the French sovereign.

Della Palla also acquired works of art for the king, including my bronze Hercules, which, unfortunately, is long thought lost.

During the siege, I still looked to Florence.

While Florence resisted the siege, Della Palla maintained a very firm position. He refused to compromise with his adversaries and continued to believe in the possibility of victory. This confidence was evident even in the letters he sent me.

He wanted to convince me to return to Florence.

He assured me that my assets would be preserved and that I would have a safe conduct valid for the entire month of November.

I had left Florence, it’s true, but Florence had not abandoned me.

My return to Florence on November 23, 1529

In the end, I gave in. On November 23, 1529, I arrived in Florence, just as the siege continued and the fate of the Republic appeared increasingly compromised.

In the end, I never reached France and the court of Francis I. I had searched for a way out, but I could not separate myself so easily from my city. The Florence of the Republic was now nearing its end, and I found myself once again immersed in its history.

I was a Florentine forced to choose between escape and return, between safety and loyalty to my city.

For now, yours truly, Michelangelo Buonarroti bids farewell and invites you to join him in future posts and on social media.

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