Quando Giuliano de’ Medici volle a casa sua il cartone della Battaglia di Cascina
Il cartone della Battaglia di Cascina fece scuola al mondo. A causa di varie vicissitudini poi non lo tradussi in affresco in quello che oggi è il Salone de’ Cinquecento di Palazzo Vecchio.
Il cartone però fu un successo e fu visto e apprezzato da un gran numero di persone.
Nel 1510 quell’opera mia ancora era e spostato nella sala del Maggior Consiglio nel Palazzo della Signoria assieme alla pittura cominciato e abbandonata di Leonardo da Vinci e alla Pala della Signoria di Fra Bartolomeo oggi appartenente al Museo di San Marco,
Passarono da allora un paio d’anni e tornarono i Medici a reggere le redini di Firenze. Probabilmente perché considerato un lavoro troppo repubblicana, il cartone della Battaglia di Cascina fu rimosso da quel luogo.
Fu l’inizio della fine.
Tolto da Palazzo Vecchio per ordine di Giuliano de’ Medici duca di Nemours, fu trasferito a casa sua, ovvero nel Palazzo di famiglia di Via Larga, quello che oggi si chiama Palazzo Medici Riccardi. Il cartone fu esposto in un salone al promo piano in quel palazzone in cui il babbo del duca, il Magnifico, m’aveva accolto da giovinetto con tanto entusiasmo, come fossi un altro figliolo.
Dopo essere stato studiato da un gran numero di artisti, il grande disegno poco a poco fu smembrato, approfittando della salute divenuta sempre più cagionevole del duca.
Proprio mentre il papa Leone X e il Re di Francia iniziavano a vederlo come futuro re del Regno di Napoli, Giuliano de’ Medici morì. Era il 17 marzo del 1516.
A quel punto dell’opera non era rimasto gran che se nn dei brandelli meno significativi. Gran parte dei pezzi migliori già erano usciti da quelle mura, destinati probabilmente a rinomati collezionisti come messer Uberto Strozzi a Mantova, come narra il Vasari nelle Vite.
Il Vasari di quel forsennato smembramento accusò il Bandinelli ma oggi forse, il Bandinelli lo potrebbe querelare l’artista scrittore per diffamazione. Il povero Baccio che sempre l’ebbi a schifo e mai tollerai, probabilmente non ne ebbe colpa ma quell’accusa contribuì sempre di più a farlo essere meno amato da tutti.
Mi preme dire che anche Baccio Bandinelli ci metteva del suo per non essere nelle grazie di nessuno: prepotente come pochi, era pieno di spocchia.
Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.
When Giuliano de’ Medici wanted the cartoon of the Battle of Cascina at his home
The cartoon of the Battle of Cascina set the world school. Due to various vicissitudes, I later did not translate it into a fresco in what is now the Salone de’ Cinquecento in Palazzo Vecchio.
However, the cartoon was a success and was seen and appreciated by a large number of people.
In 1510 my cartoon was still exhibited in the Sala del Maggior Consiglio in the Palazzo della Signoria together with the painting begun and abandoned by Leonardo da Vinci and the Altarpiece of the Signoria by Fra Bartolomeo now belonging to the Museum of San Marco,
A couple of years passed since then and the Medici returned to hold the reins of Florence. Probably because it was considered too republican, my cartoon was removed from that place.
That was precisely the beginning of his end.
It was removed from Palazzo Vecchio by order of Giuliano de ‘Medici, Duke of Nemours and he wanted it to be brought to his home, or rather to the family palace in Via Lerga, what is now called Palazzo Medici Riccardi. The work was exhibited in a hall on the first floor in that large building where the duke’s father, the Magnificent, had welcomed me as a boy with such enthusiasm, as if I were another son.
After being studied by a large number of artists, the cartoon was gradually dismembered, taking advantage of the duke’s increasingly poor health.
Just as Pope Leo X and the King of France were starting to see him as the future king of the Kingdom of Naples, Giuliano de’ Medici died. It was March 17, 1516.
At that point of the work there was not much left but the least significant shreds. Most of the best pieces had already left those walls, probably destined for renowned collectors such as Messer Uberto Strozzi in Mantua, as Vasari recounts in his Lives.
Vasari accused Bandinelli of that frantic dismemberment but today perhaps Bandinelli could sue the artist writer for defamation. Poor Baccio, whom I always hated and never tolerated, was probably not to blame, but that accusation contributed more and more to making him less loved by everyone.
I would like to say that even Baccio Bandinelli put his name in it so as not to be in anyone’s good graces: overbearing like few others, he was full of arrogance.
For the moment, your Michelangelo Buonarroti greets you by making an appointment for the next posts and on social media.

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