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La Sagrestia Vecchia del Brunelleschi

Era il 1419 quando Giovanni Bicci de’ Medici, padre di Cosimo il Vecchio e Lorenzo, volle affidare al Brunelleschi la realizzazione sella Sagrestia Vecchia della Basilica di San Lorenzo a Firenze.

Brunelleschi lavorò alla Sagrestia dal 1421 fino al 1428 e la data di conclusione dei lavori fu riportata nell’iscrizione del pergamo interno della lanterna della sua cupola. Fu appellata come Vecchia solo quando io cominciai a edificare anni dopo, nel 1520, l’altra Sagrestia su commissione di papa Leone X de’ Medici.

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Dedicata a San Giovanni Evangelista che Giovanni de’ Medici aveva eletto a suo personale protettore, la Sagrestia Vecchia è strutturata da due vani a base quadrata caratterizzati da una diversa altezza: la sacrestia vera e propria e la scarsella che ospita l’altare.

La Sacrestia è coperta con una cupola a forma di mezza sfera, suddivisa in dodici spicchi identici separati da costoloni. Gli angoli dei quattro pennacchi furono successivamente decorati con medaglioni realizzati da Donatello e gli stemmi Medicei

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Fu proprio nella Sagrestia Vecchia che vennero celebrate le esequie del suo committente Giovanni Bicci de’ Medici. Talmente fu imponente l’apparato funebre che venne messo in piedi per celebrarlo che si spese la cifra esorbitante di 3mila fiorini d’oro.

Le sue spoglie furono tumulate anni dopo, nel 1433, all’interno del sarcofago posizionato al di sotto del tavolo centrale di marmo assieme a quelle della sua consorte Piccarda Bueri. La tomba fu realizzata niente meno che dal grande Donatello e dal Buggiano, figliolo adottivo del Brunelleschi.

La tomba di Giovanni Bicci de’ Medici
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Di Donatello sono le coppie di battenti delle porte in bronzo recentemente restaurate, note come la Porta dei Martiri e quella degli Apostoli. Anche le transenne in marmo della scarsella, decorate con trafori che ricordano quelli delle finestre circolari della cupola, sono attribuite al grande artista.

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Appena si varca la soglia della Sagrestia Vecchia, la prima cosa che si nota è la raffigurazione della sfera celeste sopra l’altare. E’ un dipinto su intonaco a secco e non un affresco come si potrebbe pensare a prima vista.

Fu realizzato agli inizi degli anni quaranta del Quattrocento e raffigura la situazione del cielo com’era la notte del 4 luglio del 1442. Perché fu scelta proprio questa data? Dovete sapere che all’interno della Cappella Pazzi in Santa Croce, fu raffigurata una sfera celeste riconducibile alla stessa identica data.

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Non è dato sapere con certezza la motivazione che ha spinto a scegliere proprio quella notte dell’Emisfero Boreale da raffigurare ma ci sono diverse ipotesi in merito, alcune per quanto affascinanti siano sembrano assai plausibili . Isabella Lapi Ballerini, soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure, ipotizza che in quel giorno potrebbe essere arrivato in città Renato d’Angiò, il re di Napoli cacciato dal regno da Alfonso d’Aragona.

La sfera celeste raffigurata potrebbero anche ricordare il Concilio di Firenze convocato da papa Martino V che aveva avuto luogo in Santa Maria Novella nel 1439 con tre principali punti da affrontare: discutere dell’unione con la Chiesa Ortodossa, estirpare l’eresia hussita e riformare la Chiesa.

Quello che invece mette d’accordo un po’ tutti gli esperti è che chi ha dipinto il cielo si sia attenuto alle indicazioni del cosmografo Paolo dal Pozzo Toscanelli. Qualche anno fa Federico Zeri attribuì l’opera al Pesello, al secolo Giuliano d’Arrigo.

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Il dipinto a secco fu realizzato su una base di azzurrite con stelle e pianeti in foglia d’oro. Il bianco di piombo fu adoperato per realizzare poi le differenti costellazioni in chiaroscuro.

Fra la Sagrestia Vecchia e la Cappella della Reliquie è incastonata come un gioiello la tomba di Giovanni e Piero de’ Medici: un capolavoro del Verrocchio realizzato in marmo, porfido, pietra serena e fregi in bronzo. Il sepolcro fu commissionato al celebre artista da Lorenzo de’ Medici per suo padre Piero deceduto nel 1496 e per lo zio Giovanni, passato a miglior vita qualche anno prima, nel 1463.

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La tomba non è addossata come di consueto a una parete ma è posizionata sotto un arco di passaggio fra i due ambienti adiacenti. Il sarcofago fu realizzato in porfido ed è sostenuto da zampe di leone e girali in bronzo che molto hanno a che fare con il modello di Desiderio da Settignano.

Al centro del sarcofago si vede un disco in serpentino verde mentre al di sopra del complesso si erge la grata in bronzo che simula una corda intrecciata. Lo zoccolo in marmo con l’iscrizione è sorretto da quattro tartarughe. Di questa tomba colpisce non solo la singolarità del suo posizionamento ma anche l’accuratezza dei fregi in bronzo e la preziosità dei materiali scelti.

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Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta ma solo dopo avervi consigliato un buon libro che vi racconta le particolarità della Sagrestia Vecchia. Si tratta del volume Brunelleschi e Donatello, Nella sagrestia vecchia di San Lorenzo a cura di autori vari. Lo trovate QUA.

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The Old Sacristy by Brunelleschi

It was 1419 when Giovanni Bicci de ‘Medici, father of Cosimo the Elder and Lorenzo, wanted to entrust Brunelleschi with the construction of the Old Sacristy of the Basilica of San Lorenzo in Florence.

Brunelleschi worked on the Sacristy from 1421 until 1428 and the date of completion of the work was reported in the inscription of the internal pulpit of the lantern of its dome. It was called Old only when I began to build years later, in 1520, the other Sacristy commissioned by Pope Leo X de ‘Medici.

Dedicated to St. John the Evangelist whom Giovanni de ‘Medici had chosen as his personal protector, the Old Sacristy is structured by two rooms with a square base characterized by a different height: the actual sacristy and the scarsella that houses the altar.

The Sacristy is covered with a dome in the shape of a half sphere, divided into twelve identical segments separated by ribs. The corners of the four pendentives were subsequently decorated with medallions made by Donatello and the Medici coats of arms

It was in the Old Sacristy that the funeral of his client Giovanni Bicci de ‘Medici was celebrated. The funeral apparatus was so impressive that it was set up to celebrate it that the exorbitant sum of 3 thousand gold florins was spent.

His remains were buried years later, in 1433, inside the sarcophagus positioned below the central marble table together with those of his wife Piccarda Bueri. The tomb was built by none other than the great Donatello and Buggiano, Brunelleschi’s adoptive son.

Also by Donatello are the pairs of leaves of the recently restored bronze doors, known as the Porta dei Martiri and that of the Apostles. The marble barriers of the scarsella, decorated with tracery reminiscent of those of the circular windows of the dome, are also attributed to the great artist.

As soon as you cross the threshold of the Old Sacristy, the first thing you notice is the depiction of the celestial sphere above the altar. It is a dry plaster painting and not a fresco as one might think at first sight.

It was built in the early forties of the fifteenth century and depicts the situation of the sky as it was on the night of July 4, 1442. Why was this date chosen? You should know that inside the Pazzi Chapel in Santa Croce, a celestial sphere was depicted that can be traced back to the exact same date.

It is not known with certainty the motivation that prompted us to choose that night of the Northern Hemisphere to be depicted, but there are several hypotheses about it, some as fascinating as they are seem very plausible. Isabella Lapi Ballerini, superintendent of the Opificio delle Pietre Dure, speculates that on that day Renato d’Angiò, the king of Naples expelled from the kingdom by Alfonso of Aragon, may have arrived in the city.

The celestial sphere depicted could also recall the Council of Florence convened by Pope Martin V which took place in Santa Maria Novella in 1439 with three main points to be addressed: discussing the union with the Orthodox Church, eradicating the Hussite heresy and reforming the Church.

On the other hand, what all the experts agree a little is that whoever painted the sky followed the directions of the cosmographer Paolo dal Pozzo Toscanelli. A few years ago Federico Zeri attributed the work to Pesello, in the century Giuliano d’Arrigo.

The dry painting was made on a azurite base with stars and planets in gold leaf. The lead white was used to create the different constellations in chiaroscuro.

The tomb of Giovanni and Piero de ‘Medici is set like a jewel between the Old Sacristy and the Chapel of the Relics: a masterpiece by Verrocchio made of marble, porphyry, pietra serena and bronze friezes. The tomb was commissioned to the famous artist by Lorenzo de ‘Medici for his father Piero who died in 1496 and for his uncle Giovanni, who passed away a few years earlier, in 1463.

The tomb is not leaning against a wall as usual but is positioned under an archway between the two adjacent rooms. The sarcophagus was made of porphyry and is supported by lion’s paws and bronze spirals that have a lot to do with Desiderio da Settignano’s model.

At the center of the sarcophagus you can see a green serpentine disk while above the complex stands the bronze grate that simulates a braided rope. The marble plinth with the inscription is supported by four turtles. What is striking about this tomb is not only the singularity of its positioning but also the accuracy of the bronze friezes and the preciousness of the materials chosen.

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