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Gli orologi di San Pietro

Sicuramente vi sarà capitato di osservare la facciata di San Pietro e non vi saranno sfuggiti i due orologi che la caratterizzano.

Oltre alla loro funzione pratica e decorativa hanno anche un altro scopo che vi racconterò a breve, ma andiamo con ordine.

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Questi grandi orologi vennero progettati nel 1785 dall’orafo, argentiere e architetto Valadier e segnano orari diversi o meglio, scandiscono le ore secondo metodi di misurazione differenti.

Quello che si trova a sinistra osservando la facciata, viene chiamato Oltremontano e presenta la suddivisione delle ore col metodo francese. Qual è il metodo d’oltralpe? Lo stesso che adoperate anche voi quotidianamente, né più né meno.

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L’altro orologio invece ha una lancetta sola e scandisce l’ora italica. Era il sistema di suddivisione del tempo più usato almeno fino al 1797. In pratica le ore iniziano ad essere contate dal momento del tramonto fino al tramonto successivo, quando viene raggiunta la ventiquattresima ora.

Un metodo che potrà apparire quasi bizzarro adesso ma che è stato utilissimo fino all’introduzione dell’ora francese per capire quante ore di luce rimanessero nell’arco di una giornata.

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Gli orologi visti da terra non sembrano così grandi eppure ciascuno di loro ha un diametro di quattro metri. I quadranti vennero realizzati a mosaico e posizionati fra due angeli in travertino.

La tiara papale è posizionata sopra entrambi gli orologi così come le chiavi incrociate, tutti simboli della Santa Sede.

Valadier decise di posizionare in questo modo gli orologi per trovare soluzione a un problema di cui già il Bernini s’era occupato con i campanili crollati.

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Di cosa si tratta? Ebbene, con l’allungamento verso la piazza della navata centrale, veniva in parte sminuita la grandiosità della cupola e la facciata risultava troppo schiacciata e poco armonica. I due orologi hanno quindi anche la funzione di rialzare la facciata lateralmente e di incorniciare la cupola visivamente.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti

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The clocks of St. Peter

Surely you have happened to observe the facade of San Pietro and you will not have missed the two clocks that characterize it.

In addition to their practical and decorative function, they also have another purpose that I will tell you shortly, but let’s go in order.

These large clocks were designed in 1785 by the goldsmith, silversmith and architect Valadier and mark different times or rather, they mark the hours according to different measurement methods.

The one on the left when looking at the facade is called Oltremontano and presents the division of the hours with the French method. What is the French method? The same that you also use every day, no more, no less.

The other clock, on the other hand, has only one hand and marks the Italic time. It was the most used time division system at least until 1797. In practice, the hours begin to be counted from the moment of sunset until the following sunset, when the twenty-fourth hour is reached.

A method that may seem almost bizarre now but which was very useful until the introduction of French time to understand how many hours of light remained in a day.

The watches seen from the ground don’t look that big yet each of them is four meters in diameter. The quadrants were made in mosaic and positioned between two travertine angels.

The papal tiara is placed above both clocks as are the crossed keys, all symbols of the Holy See.

Valadier decided to position the clocks in this way to find a solution to a problem that Bernini had already dealt with with the collapsed bell towers.

What is it about? Well, with the lengthening of the central nave towards the square, the grandeur of the dome was partly diminished and the facade was too flattened and not very harmonious. The two clocks therefore also have the function of raising the facade laterally and framing the dome visually.

Always yours Michelangelo Buonarroti with his stories

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