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A casa del Galli

Arrivai per la prima volta a Roma nell’estate del 1496. In tasca avevo una lettera di presentazione che m’aveva scritto Lorenzo de’ Medici. No, non il Magnifico: lui era morti qualche anno prima, nel 1492. Era Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, chiamato anche il Popolano. Jacopo Galli era un potete banchiere che intratteneva stretti rapporti molto stretti con molte personalità del tempo: facoltosi commercianti e alti prelati come il cardinale Raffaele Riario.

Il Galli fu un po’ il mio primo mentore e in qualche modo fece da tramite per tutte le mie prime commissioni che mi vennero affidate a Roma ma non solo. Al Galli infatti spetta un primato non da poco: assunse da solo il ruolo di mallevadore artistico nei miei confronti. In pratica il Galli garantiva a chi mi affidava la commissione che avrebbe ripagato l’opera se non avesse di gran lunga superato le aspettative.

Forse nemmeno c’avete fatto caso ma tutte le mie prime commissioni mi furono date da persone che abitavano nella stessa zona in cui risedeva il Galli: il rione Parione che va da Campo de’ Fiori a Piazza Navona. Ai tempi miei quella era una zona ricca dove abitavano notai, banchieri, orefici e fabbricanti di libri.

Dal 1496 al 1498 fui accolto in casa del Galli e lì vivevo e molto probabilmente avevo anche uno spazio per scolpire. Il Bacco fu la prima opera che mi venne commissionata a Roma dal cardinale Riario, grazie al Galli. Insomma mettiamola così: il Galli mi sponsorizzava invogliando le sue conoscenze a darmi commissioni importanti. Faceva forza sul fatto che in molti gli dovevano favori o denari e quindi non potevano rifiutarsi.

Per qualche strana ragione il cardinale alla fine non volle il mio meraviglioso Bacco e se lo prese il Galli che lo collocò nel suo giardino di antichità. Un po’ mi fa rabbia la faccenda se ci ripenso ancora non tanto per la questione del rifiuto ma per le mutilazioni che subì la mia scultura. Al tempo era l’unica moderna che si trovava nel giardino del Galli e ho motivo di pensare che fu mutilato per farlo sembrare un po’ più antico. A pensar male si fa peccato però…pochi anni dopo la mia opera già era senza avambraccio, coppa e pisello. Una coincidenza? Una caduta? Mmm, ci credo poco.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti

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