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Le mie case romane

La mia casa romana più celebre è senza dubbio quella in cui dimorai per più tempo a Macel de’ Corvi o, come scrissi in una lettera, al Macello de’ poveri. Come lascia intuire il nomignolo che gli affibbiai non era certo una zona prestigiosa ma anzi, era parecchio maleodorante e poco raccomandabile.

Era collocata ai piedi del Monte Cavallo, lungo la via dei Fornai, nei pressi della Chiesa di Santa Maria di Loreto e oltre il Foro di Traiano.

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A Roma però ero arrivato per la prima volta molti anni prima. Giunsi nell’urbe il 26 giugno del 1496 e avevo compiuto da qualche mese 21 anni.

A darmi ospitalità in un primo momento fu il cardinale Riario per il quale mi ero messo subito al lavoro con scalpello e martello per tirare fuori dal marmo grezzo un Bacco. Vivevo nel suo palazzo vicino alla chiesa di San Lorenzo in Damaso.

L’edificazione di quell’edificio a dire il vero era stata cominciata da una manciata di anni, dal 1489, ma già era possibile abitarci. Lì molto probabilmente avevo anche spazio a sufficienza per scolpire.

Particolare del dipinto di Francesco JacovacciMichelangelo sul letto di morte di VittoriaColonna (1880), Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli
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In quel luogo non mi trattenni a lungo. Nel 1499 Raffaele Riario abbandonò la Città Eterna. Non se la intendeva con papa Alessandro VI Borgia e volle rimanere alla larga da Roma per qualche anno.

Non potevo continuare a stare nel Palazzo senza la presenza del proprietario così fui accolto dal Galli, il banchiere che intratteneva stretti rapporti con molte personalità del tempo e che fu un po’ il mio primo mentore. La casa del Galli si trovava davanti al Palazzo di San Giorgio a Campo de’ Fiori. Sebbene non sia certa la data in cui traslocai, probabilmente lo feci prima che Riario partisse anche perché nel 1499 già ero impegnato a scolpire la Pietà Vaticana.

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Ebbene, nell’autunno del 1497 già ero partito alla volta di Carrara per cercare un blocco di marmo per la Pietà Vaticana. Quando tornai molto probabilmente mi misi a cercare una casa in cui avessi spazio a sufficienza per scolpire. Trovai qualcosa di molto modesto a poca distanza dalla Basilica di San Pietro e lì dopo l’agosto del 1497, cominciai a scolpire l’opera che per prima mi avrebbe dato la fama.

La casa era davvero umile tanto che di pigione pagavo solamente un ducato e mezzo al mese.

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Quella casa quando me ne andai a Firenze fu affittata ad altri e io detti l’ordine ai miei garzoni di vendere tutte le masserizie che conteneva.

Richiamato da papa Giulio II che intendeva affidarmi una grandiosa commissione, quella della sua colossale tomba, mi cercai un’altra casa un po’ più grande in cui potessi portare un maggior numero di blocchi di marmo da lavorare.

“Michelangelo aveva fatto la stanza da lavorar le figure et il resto della sepoltura”

Vasari

Quella stanza citata dal Vasari era una proprietà del Capitolo di San Pietro che m’era stata concessa in comodato d’uso e si trovava a ridosso del Passetto di Borgo. Stando a quello che narra il Vasari, pare che papa Giulio II avesse fatto fare dal Passetto un ponte levatoio che arrivava direttamente a casa mia così poteva venire a vedere di tanto in tanto i lavori che stavo facendo per lui.

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Nell’aprile del 1506 me ne scappai letteralmente da Roma per fare ritorno solo nel 1508. Quella casa la abitai ancora per un paio d’anni almeno fino a quando con un atto scritto, il Capitolo di San Pietro, revocò ogni mio diritto su quella proprietà.

Fu allora che mi trasferii nella casa di Macel de’ Corvi portandomi dietro le opere già sbozzate e blocchi ancora grezzi da lavorare.

Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

My Roman houses

My most famous Roman house is undoubtedly the one in which I stayed for the longest time in Macel de ‘Corvi or, as I wrote in a letter, at the Macello de’ Poor. As the nickname I gave it suggests, it was certainly not a prestigious area but rather, it was quite smelly and not very recommendable.

It was located at the foot of Monte Cavallo, along the Via dei Fornai, near the Church of Santa Maria di Loreto and beyond the Forum of Trajan.

However, I had arrived in Rome for the first time many years earlier. I arrived in the city on June 26, 1496 and had turned 21 a few months ago.

At first it was Cardinal Riario who gave me hospitality, for whom I immediately set to work with a chisel and hammer to pull a Bacchus out of the rough marble. I lived in his palace near the church of San Lorenzo in Damaso.

The construction of that building had actually begun a few years ago, from 1489, but it was already possible to live there. There, I most likely also had enough space to sculpt.

In that place I didn’t stay long. In 1499 Raffaele Riario left the Eternal City. He did not get along with Pope Alexander VI Borgia and he wanted to stay away from Rome for a few years.

I could not continue to stay in the Palace without the presence of the owner so I was welcomed by Galli, the banker who had close relationships with many personalities of the time and who was my first mentor. The Galli house was located in front of the Palazzo di San Giorgio in Campo de ‘Fiori. Although the date on which I moved is not certain, I probably did it before Riario left, also because in 1499 I was already busy sculpting the Vatican Pietà.

Well, in the autumn of 1497 I had already left for Carrara to look for a block of marble for the Vatican Pietà. When I got back I most likely started looking for a house where I had enough space to sculpt. I found something very modest not far from St. Peter’s Basilica and there after August 1497, I began to sculpt the work that would first have given me fame.

The house was really humble, so much so that I paid only a ducat and a half a month for rent.

When I went to Florence, that house was rented to others and I gave the order to my servants to sell all the household goods it contained.

Recalled by Pope Julius II who intended to entrust me with a grandiose commission, that of his colossal tomb, I looked for another house a little larger in which I could bring a greater number of blocks of marble to work.

“Michelangelo had made the room to work the figures and the rest of the burial” Vasari

That room mentioned by Vasari was a property of the Chapter of St. Peter that had been granted to me on loan for use and was located close to the Passetto di Borgo. According to what Vasari narrates, it seems that Pope Julius II had a drawbridge built from the Passetto that went directly to my house so that he could come and see the work I was doing for him from time to time.

In April 1506 I literally escaped from Rome to return only in 1508. I lived there for another couple of years at least until with a written act, the Chapter of St. Peter revoked all my rights on that house. property.

It was then that I moved to the house in Macel de ’Corvi, bringing with me the works already rough and blocks still to be worked on.

For the moment your always your Michelangelo Buonarroti greets you by giving you an appointment to the next posts and on social networks.

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