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La lettera di Alfonso I d’Este e la Leda che mai ebbe

Il duca di Ferrara Alfonso I d’Este mi commissionò un dipinto, la nota Leda col Cigno ahimé andata perduta nei meandri del tempo. Un dipinto su tavola di grandi dimensioni che il Vasari così descrisse: “Un quadrone di sala, rappresentando il concubito del Cigno con Leda: ed appresso, il parto dell’uova di che nacquero Castore e Polluce, secondoché nelle favole degli antichi scritto si legge“, scrisse il Condivi.

Quando terminai il lavoro, dissi al suo messo a Firenze, Alessandro Guarino, che l’opera era terminata. Il 22 Ottobre del 1530 lo stesso duca mi scrisse una lettera per chiedermi quanti denari dovesse darmi per il lavoro: non s’era pattuito prima un compenso prima. Lui non voleva azzardarsi a fare stime: in fondo l’arte non era il lavoro suo e temeva potesse darmi  una cifra non adeguata a quanto mi spettasse.

Il duca in realtà non ebbe mai fra le mani l’opera mia: mi mandà un garzone a ritirarla e quando la vide disse che era poca cosa. Figuriamoci….mica potevo affidare un lavoro così prezioso a uno che non l’apprezzava. Chissà poi come s’arrabbiò il duca con quel ragazzotto…

Vi riporto quella lettera intergralmente…

Venezia, 22 Ottobre 1530

Amice charissime, havendomi fatto intendere messer Alexandro Guarino, già mio oratore costì in Fiorenza, quello che voi gli havete mandato a dire circa la pictura che havete fatto per me, ne ho ricevuto molto piacere.

E perché già longo tempo ho desiderato di haver in casa qualchuna de le opere vostre, come a bocca vi dissi, mi pare ogn’hora un anno ch’io possa veder questa; et però mando a posta lo exibitor presente mio servitore, chiamato il Pisanello, et vi priego che vi piaccia mandarmela per lui, dandogli consiglio et indirizzo come l’habbia da condurre salva.

Et non vi scandolezate se hora per il medesimo messo non vi mando pagamento alcuno, perché né da voi ho inteso quel che ne vogliate, né da per me lo so iudicare, non l’havendo anchor vista. Ma ben vi prometto che non havrete perso quella fatica che havrete durata per mio amore; et mi farete piacere gratissimo se mi scrivete quanto vi piacerà ch’io vi mandi, perché sarò molto più sicuro del iudicio vostro, in stimarla, che del mio; et oltra il premio della fatica vostra, vi certifico che sempre sarò desideroso di farvi piacere et commodo, come io reputo che meriti il molto valore et rara virtù vostra.

Et infra tanto et sempre me vi offero di buon core in tutto quello ch’io possa fare che vi sia grato. Bene valete. Venetiis, XXII Octobris 1530. Alfonsus dux Ferrariae et cet. [M]ichelangelo Buona[r]roti pictore et scul[to]re excellentissimo. In Fiorenza.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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