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Lo scalpello trasformato in pennello

Il Mosé che avevo pensato in un primo momento avrebbe dovuto essere molto più grande di quello che vedete adesso, collocato nel secondo dei tre registri del monumento funebre di Giulio II. Altre cinque sculture di ugual dimensione avrebbero dovuto accompagnarlo. Le cose non andarono come avevo pensato inizialmente e non certo per causa mia e in San Pietro in Vincoli, a Roma, oggi potete vederlo nella versione finale.

Ha il capo rivolto verso sinistra, dalla parte opposta dall’altare molto probabilmente per evitare di guardare proprio i Vincoli. Il piede destro poggia la pianta a terra mentre l’altro tocca il basamento solo con la punta. Mosé pare giocherellare con la folta barba arricciolandola sopra un dito a metà lunghezza. dividendola in due riccoli che gli ricadono sul petto. Scolpii con maestria la barba tanto da farla apparire naturalmente morbida.

Il mio caro amico Giorgio, più noto come il Vasari, ebbe per me e le mie opere solo parole di lodi e ammirazione. Ecco un sunto di quello che scrisse nelle Vite  proprio in merito al mio Mosè “…dove tanta difficultà la scultura, son condotti sottilissimamente piumosi, morbidi, et sfilati d’una maniera, che pare impossibile che il ferro sia diventato pennello…”

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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