Non esser mai contenti: la condanna dei bigotti

Nella Conversione di San Paolo lo sguardo viene subito attirato dal prorompente fascio di luce che taglia in leggera diagonale l’affresco. Ecco, il fulcro della storia è quello: la folgorazione di Saulo sul cammino per Damasco. Per narrare l’evento decisi di uscire dagli schemi imposti dall’iconografia classica. D’altro canto a me le robe viste e riviste non m’andavano certo a genio e poco mi importata se fino a quel momento la conversione di San Paolo era stata rappresentata in altro modo.

Oltre alle tante approvazioni, quest’opera si trascinò dietro critiche a non finire. Dopo il Concilio di Trento, la Chiesa delle istituzioni e del papato era uscita più forte che mai e non era permesso dare adito a interpretazioni dei Testi Sacri di nessun tipo. I più bigotti criticarono tanto il mio Cristo poderoso avvolto nel mantello rosso perché, a loro detta, non raffigurai il Signore del cielo e della terra nella maniera adeguata. Come se loro vestiti cardinalizi di porpora, oro e gioielli vari rispecchiassero i comandamenti di Cristo. Criticavano me per non aver dipinto come un re Nostro Signore e loro facevano i signori coi danari raccattati nelle maniere più improbabili da tanta povera gente.

Se avessi fatto  semplicemente affacciare Cristo da dietro una nuvoletta come fecero in quel periodo Campagnola e Rosselli sarebbe stato forse più decoroso? Se avessi agghindato San Paolo con mille orpelli come fece Raffaello nei suoi arazzi destinati alla Cappella Sistina avrebbero cessato di puntarmi il dito contro? Probabilmente sì ma non era un mio problema.

Monsignor Andrea Gillo fu uno di quelli che aspramente si scagliò contro il mio affresco tanto che nel 1564 si pronunciò in questi termini: ” …però mi pare che Michelagnolo mancasse assai nel Cristo che appare a San Paolo ne la sua conversione; il quale fuor d’ogni gravità, e d’ogni decoro; par che si precipiti dal cielo con atto poco honorato, dovendo fare quella apparizione con gravità, e maestà tale, quale appartiene al Re del Cielo et de la terra, e ad un figliuolo di Dio”.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

cappella paolina 1.png

 2009-6-13-paul

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