29 Giugno: San Pietro e Paolo

Oggi Roma è in festa: come ogni anno il 29 di giugno vengono ricordati i Santi Apostoli Pietro e Paolo. Due persone assai diverse fra di loro ma entrambe fondamentali per la Chiesa. Entrambi annunciarono il Vangelo nella città eterna e vennero martirizzati durante le feroci persecuzioni di Nerone. San Pietro fu crocifisso a testa in giù e poi sepolto nella via Trionfale in Vaticano mentre San Paolo venne infilzato con la spada e sepolto successivamente sulla via Ostiense.

Roma oggi li ricorda entrambi con numerosi eventi come per esempio lo spettacolo dei fuochi d’artificio noti con in nome di Girandola visibili da Piazza del Popolo. Durante la giornata invece verrà animato il lungotevere con un gran numero di stand eno-grastronomici tipici. Non mancheranno le cerimonie religiose per ricordare le vite e il martirio dei santi che Roma ha scelto come propri protettori.

Chi ama la musica potrà recarsi presso il Parco della Musica per ascoltare il repertorio della Saltarella eseguito dal fisarmonicista nonché etnomusicologo Sparagna assieme all’Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium.

Buon onomastico a tutti i Pietro e i Paolo e buona festa ai romani. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Visita virtuale nella Cappella Paolina

La Cappella Paolina è la cappella parva del Pontefice in carica, destinata all’esposizione del Santissimo Sacramento. E’ ubicata nei Palazzi Apostolici, al fianco della più celebre Sistina. Fu il San Gallo a progettarla su richiesta di Papa Paolo III e, sempre per suo volere, fui io poi realizzare i due grandi affreschi della Crocifissione di San Pietro e la Conversione di Saulo nonostante l’età avanzata e tutti gli acciacchi che avevo.

E’ una cappella preziosa e, dato che deve contenere in Corpus Christi esposto, è il punto focale di tutta la Chiesa Cattolica più di quanto non lo sia la vicina Sistina. Nel corso dei secoli, i papi che si sono susseguiti, l’hanno arricchita secondo il loro gusto, apportando talvolta delle modifiche più o meno consistenti.

A vent’anni di distanza dalla realizzazione dei miei affreschi paolini, arrivò al soglio di Pietro il papa Gregorio XIII, noto ai posteri soprattutto per aver riformato il calendario. Non solo fece realizzare la superba Galleria delle Carte Geografiche, oggi inclusa nel percorso aperto al pubblico dei Musei Vaticani, ma commissionò a Federico Zuccari e Lorenzo Sabbatini il completamento della decorazione nella Cappella Paolina. Assieme a loro lavorarono un gran numero di stuccatori, pittori e decoratori che diedero il meglio di sé nell’impresa.

La Cappella Paolina non è accessibile al pubblico. Tuttavia se volete fare una visita virtuale senza muovervi di casa, cliccate qua: spostando il cursore potrete addentrarvi in questo luogo così particolare.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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I soldati

Il gruppo dei soldati che vedete, è quello che affrescai per la Crocifissione di San Pietro nella Cappella Paolina per volere di Papa Paolo III Farnese. Nella prima immagine è visibile la porzione dell’affresco prima del restauro mentre, in quella di destra,  a restauro ultimato.

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Di questa porzione di lavoro, esiste ancora il cartone preparatorio originale ed è conservato presso il Museo Nazionale di Capodimonte, a Napoli. Si vedono bene i tre armigeri di spalle che occupano per intero la scena. Il cartone è formato da un insieme di diciannove fogli di carta incollati sopra una tela e nel corso degli anni s’è sciupato assai.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Il volto della vecchiaia

Gli affreschi della Cappella Paolina a lungo sono stati sottovalutati, o meglio, si era portati a pensare che la mia stanchezza avesse influito pesantemente sulla loro qualità. Le cose però non stavano proprio esattamente così. L’impegno che mi ero assunto era notevole: lavorare ai due affreschi in età avanzata non era certo cosa da poco. Già anziano e acciaccato soprattutto dal mal della pietra che non mi dava tregua, salivo e scendevo continuamente dai ponteggi, stendevo gli intonaci e sopportavo l’avvicendarsi delle stagioni.

L’affresco che maggiormente pareva avesse più risentito del peso dei miei anni era la Conversione di Saulo. Dopo il recente restauro però si è compreso che i difetti di primo acchito riconducibili alla pittura, erano da attribuire esclusivamente a un cattivo stato di conservazione. Le pennellate vigorose e i disegni riportati da cartoni che eseguiti direttamente sull’intonaco fresco, hanno fatto rivalutare la qualità di quell’ultimo mio lavoro d’affresco. Non mancano particolari aggiunti a secco come per esempio la città di Damasco e quelli di raccordo fra le varie giornate.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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The face of old age

The frescoes in the Pauline Chapel have long been underestimated, or rather, it was led to believe that my old age had severely affected their quality. In reality that is not the case. The work I accepted to do was quite a lot.  Working on two frescoes at my old age was not a small challange. As I was already old and full of aches from the marble work I’d done for the past 5 decades, I now had to go up and down the scaffolding all the time.  I also had to apply the plaster and had to deal with temperature differences due to the changing seasons.

The fresco that seems to have suffered the most due to my old age was the Conversion of Saul. After a recent restoration it seems as though the erors that were first attributed to my painting skills were entirely to be blamed on the poor preservation of the fresco. The strong brush strokes and cartoons that I put directly on the fresh plaster made many people re-evaluate the quality of my last fresco. There are obviously ertain parts of the fresco that I applied “a secco” such as the city of Damascus and between the various days of work in order to make it more fluid.

Always yours, Michelangelo Buonarroti

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Tu sei Pietro e la Croce è il tuo destino

La Cappella Paolina, fin dal momento della sua costruzione, è sempre appartenuta al pontefice in carica e alla sua corte. San Pietro gira la testa verso non solo verso tutti i presenti all’interno dell’ambiente, ma soprattutto verso il pontefice. La posa che diedi proprio al capo del Santo non fa parte dell’iconografia classica fino ad allora adoperata. Il Caravaggio, anni dopo, riprese la posa nella sua tela di Santa Maria del Popolo.

Lo sguardo severo pare infatti rimproverare,senza proferir parola il papa mentre fa il suo ingresso dalla porta che si apre sulla Sala Regia. Un modo per ricordare all’alto prelato che essendo un suo successore, dovrà sopportare il peso della croce.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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You are Peter and the Cross is your destiny

From the moment of its construction, the Paolina Chapel has always belonged to the Pope and his court. St. Peter not only turns his head to all those who are present but above all to the Pope. The pose that gave to Saint Peter’s head has never taken part of classical iconography. Caravaggio years later copied that pose in his painting of Santa Maria del Popolo.

His serious look seems to reprimend the Pope without saying a word while He makes His entrance through the door that opens onto the Sala Regia. It’s a way to remind the Pope that he’s Saint Peter’s successor and will have to bear the weight of the cross.

Your truly, Michelangelo Buonarroti

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La consegna delle chiavi che mai realizzai

Il programma iconografico della Cappella Paolina voluto da papa Paolo II non prevedeva l’affresco della Crocifissione di Pietro ma bensì la scena della consegna delle chiavi a Pietro. Anche il Vasari mette nero su bianco questo fatto nella prima edizione delle Vite: “Et finita questa (il Giudizio Universale della Cappella Sistina) gli fu fatto allogazione d’un’altra cappella, dove starà il Sacramento, detta la Paulina, nella quale dipigne due storie: una di San Pietro, l’altra di San Paulo, l’una dove Cristo dà le chiavi a Pietro; l’altra la terribile conversione di Paulo”.

A quanto pare papa Paolo III Farnese decise di mutare il soggetto di uno dei due episodi. Quali furono i motivi che lo spinsero a cambiare idea? Non è dato sapere ma è possibile supporre che volesse evitare di ripetere un soggetto già presente per ben due volte nella attigua Sistina sia sugli arazzi di Raffaello che sull’affresco quattrocentesco del Perugino. Paolo III preferì evitare la solita esaltazione del primato di Pietro per mettere in luce invece il suo sacrificio quasi come se fosse un monito per i suoi successori in un momento così travagliato per la Chiesa cattolica.

Nel corso degli anni è stato possibile rintracciare l’impianto che avevo ideato per quell’affresco mai realizzato mediante un disegno eseguito dal miniaturista Giulio Clovio che lavorava presso casa Farnese. Il medesimo disegno fu riproposto poi anche su pergamena dal miniaturista Giovan Battista Clovio. Entrambi i disegni si trovano al Louvre e possono dare un’idea abbastanza precisa di come avrebbe dovuto essere quel lavoro che non iniziai ad affrescare.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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L’immagine riprodotta sopra è quella della miniatura eseguita da Giovan Battista Castello con figure abbigliate probabilmente in maniera autonoma. A seguire il disegno di Clovio ripreso da Castello…abbiate pazienza, lo so che si vede ma è l’unica immagine che sono riuscito a scovare.

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La caduta degli angeli ribelli: affresco mancato in Sistina e tracce riconoscibili

La Cappella Paolina è collegata alla più nota Sistina mediante la sontuosa Sala Regia ma è anche collegata mediante uno stretto rapporto liturgico con la stessa. Infatti la Sistina, detta anche Cappella Magna, non ha un tabernacolo e a questa mancanza sopperisce appunto la Cappella Parva o Paolina che accoglie tutte le funzioni legate al Santissimo Sacramento. Proprio nella Paolina venivano celebrate le Quarantore durante le quali veniva montata un grande apparato scenografico costellato di torce e centinaia di candele. Nel cuore di questo impianto veniva posizionato l’ostensorio d’oro con l’Ostia che scintillava per il riverbero delle fiammelle. Sempre all’interno della Paolina si allestiva il Giovedì  il venerdì Santo il Santo Sepolcro realizzato con fiori di ogni tipo.

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Questa cappella privata papale nel corso dei secoli, o perlomeno fino al 1670 ha avuto anche un’altra funzione fondamentale nella storia della Chiesa e della cristianità. Infatti era questo il luogo adoperato dai cardinali per raccogliere voti prima di entrare nel vero e proprio conclave che si svolgeva nella adiacente Cappella Sistina.

Come probabilmente già sapete, a me fu affidato l’incarico di realizzare i due affreschi sulle pareti laterali che in pratica raccontavano la nascita della Chiesa ovvero la Crocifissione di San Pietro e la Conversione di Saulo. Nella Conversione di Saulo l’immagine che ha un più forte impatto sullo spettatore è il Cristo a testa in giù che si precipita verso il persecutore dei cristiani. Le persone che si trovano sotto di Lui sembrano schiacciate verso il basso dalla Sua presenza. Il cavallo di Saulo scappa imbizzarrito mentre il palafreniere cerca di trattenerlo con non poca fatica.

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Cristo non è da solo ma circondato da una nutrita schiera di angeli che in qualche modo rievocano la composizione del Giudizio Universale.C’è anche chi, a ragione, sostiene che per affrescare Cristo abbia adoperato i modelli che già avevo elaborato per la controfacciata della Cappella Sistina. Proprio così, avete letto bene. La controfacciata della Cappella Sistina, dopo un grave incidente risalente al Natale del 1522 era in rovina e doveva in qualche modo essere sistemata. Papa Clemente VII mi commissionò la realizzazione della Caduta degli Angeli Ribelli: un affresco che avrebbe dovuto appunto decorare quella parete. Al pontefice in questione però succedette papa Paolo III che non rinnovò la commissione con mio grande disappunto.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta, sperando di avervi fatto conoscere qualche dettaglio in più sulle sue opere.

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La Paolina trasfigurata nei secoli

Il 4 luglio del 2009, con la solenne celebrazione dei Vespri, Papa Benedetto XVI riaprì ufficialmente le porte della Cappella Paolina restaurata. Il restauro è durato sette anni e ha coinvolto non solo i miei due affreschi ma anche quelli realizzati da Sabbatini e Zuccari nonché gli stucchi e il resto della Cappella Parva, ovvero la cappella privata del Papa nella quale viene esposto il Santissimo Sacramento.

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Quando realizzai prima la Conversione di Saulo e poi la Crocifissione di San Pietro, ero già in là con gli anni. Ne avevo una settantina e nemmeno stavo tanto bene di salute. Settant’anni ai miei tempi non erano i settanta dei vostri e gli acciacchi del tempo che passava li sentivo uno a uno, mi pesavano sul groppone e spesso dovevo smettere di lavorare quando stavo troppo male per far qualsiasi cosa. Mentre lavoravo a questi affreschi poi vedevo morire uno dopo l’altro i miei amici: la longevità, oltre a qualche acciacco, porta con sé anche quest tipo di dolore da sopportare.

Prima del restauro la Cappella Paolina aveva assunto quasi un aspetto surreale: era stata snaturata con una serie di interventi che ancora mica riesco a capire. Il primo registro, costituito da finti marmi dipinti, era stato completamente ricoperto con dei pannelli e la volta del presbiterio nel corso dei secoli era stata completamente ridipinta. Ovviamente anche i miei affreschi erano stati ritoccati diverse volte da più mani. Per darvi un’idea di cosa sto parlando vi mostro le immagini della Paolina: prima e dopo il restauro.

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Prima e dopo 

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Sia le indagini preliminari che il restauro vero e proprio è stato finanziato mediante una raccolta privata di fondi che sfiora  i quattro milioni di dollari che è stata promossa dai Patron of the Arts in the Vatican Museum, ovvero mecenati cattolici molti dei quali americani che si sono messi in gioco per trovare i soldi necessari per portare a compimento questo importante progetto.

La Cappella Paolina ancora oggi non è accessibile al pubblico e dovrete accontentarvi di qualche foto ma questo ultimo restauro le ha restituito il massimo della godibilità e della leggibilità oggi possibile.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Il Cristo che folgora San Paolo

Però mi pare che Michelagnolo mancasse assai nel Cristo che appare à San Paolo ne la sua conversione; il quale fuori d’ogni gravità, e d’ogni decoro; par che si precipiti dal cielo con atto poco honorato, dovendo fare quella apparizione con gravità, e maestà tale, quale appartiene al Re del Cielo et de la terra, e ad un figliuolo di Dio“, scrisse monsignore Andrea Gillo nel 1564 facendo riferimento all’affresco della Conversione di Saulo. Ebbene si, anche gli affreschi della Cappella Paolina fecero scalpore e fecero discutere assai. Non furono nemmeno quelli immuni alle censure dopo la mia dipartita dal vostro mondo.

Non pochi dei miei contemporanei che ebbero la possibilità di vedere la cappella affrescata da me rimasero assai turbati dalle libertà che mi ero preso che a dirla tutta non erano nemmeno così grandi. Il Concilio di Trento aveva fatto uscire fuori una Chiesa Cattolica assai più forte e ferma nelle sue convinzioni e non era più ammissibile dare adito a nessuna interpretazione delle Sacre Scritture. Oramai gli Spirituali erano considerati a tutti gli effetti degli eretici e io rischiai grosso.

Gli altri artisti dell’epoca come Raffaello con i suoi arazzi, il Salviati nella cappella Farnese alla Cancelleria e molti altri si guardarono bene dal non uscire dal seminato tornando a rappresentazioni non dico tutte uguali ma molto simili fra di loro, con la medesima iconografia.

Non potevano accettare il mio Cristo a testa in giù che si fionda diretto come un fulmine su Saulo per convertirlo. A detta di quei sapientoni bigotti avrei dovuto collocarlo su una nuvoletta e al massimo farlo sporgere un pochetto, niente di più. In alternativa avrebbe occupato il centro della scena con gruppi simmetrici di soldati ai lati…

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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