Io e Giulio II siamo stati legati dall’amore per l’arte ma lui era un guerrafondaio e un conquistatore. Poco aveva a che fare con la misericordia e l’amore di Cristo. Era stato nominato Papa ma il suo potere temporale era molto più saldo e forte di quello spirituale: questo è poco ma sicuro.
Ogni tanto gli veniva in mente d’andare a conquistarsi qualche altro pezzo di terra e partiva a cavallo in testa alle truppe. Papi così è da tempo che non ce ne son più. Gli devo riconoscere però che senza le sue ambizioni e senza la sua smisurata mania di grandezza, al giorno d’oggi mancherebbero delle opere stupende che tutto il mondo ammira.
Quando Giulio II mi commissionò gli affreschi della volta di quel fienile della Sistina, aveva già in mene di farmi decorare anche la parete dietro l’altare.
Si era immaginato una resurrezione di Cristo di proporzioni colossali che avrebbe concluso il ciclo degli affreschi della volta. Il Pontefice passò a miglior vita e a lui succedette Papa Clemente VII. Fu lui a esprimere il desiderio di dipingere un soggetto religioso proprio dietro l’altare. Il suo papato fu molto breve e a lui seguì Paolo III Farnese che mi confermò l’incarico dell’affresco.
Dal 1536 fino al 1541 sono riuscito a realizzare un affresco di dimensioni impressionanti: dodici metri di larghezza per 14 di lunghezza di emozione pura.
Vi ho parlato di questi Papi perché ho nostalgia dei grandi committenti. Adesso chi ha i denari li sperpera in altre cose. Non ha alcun desiderio di investire in arte facendo realizzare opere grandiose e preferisce legare il suo nome a industrie, aziende, palazzi o alberghi di gran lusso. Così ai posteri non rimangono che macerie di poco conto.
Pubblicato da Michelangelo Buonarroti
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