Il tempo fugge e l’amore mi distrugge
Ho scolpito uomini, santi, eroi e Madonne. Ho dipinto la Creazione sulla volta della Sistina e ho affidato al marmo ciò che le parole non riuscivano a dire ma il tempo non sono mai riuscito a fermarlo.
Lo sentivo correre via mentre gli anni passavano. S’è trascinato dietro la giovinezza, le persone amate e la certezza che ogni uomo, prima o poi, deve fare i conti con la morte.
Nemmeno l’amore mi concesse tregua. Anzi, più cercavo di allontanarmi dalle passioni terrene, più sembravano rincorrermi a perdifiato.

Nel madrigale che affidai a Donato Giannotti, veniva fuori un lato mio che ero poco incline a rendere palese: non il Michelangelo celebrato come genio, ma l’uomo inquieto, combattuto e consapevole della propria fragilità.
Il tempo fugge. L’amore ferisce. La morte attende. E io mi trovo nel mezzo, incapace di scegliere sempre la strada che sapevo essere quella giusta.
Il tempo corre e io sento la vita sfuggirmi
Con il passare degli anni ebbi chiaro che il tempo non aspettasse nessuno.
La vita scivolava via senza fare fermate, e mentre gli anni si accumulavano sul groppone, sentivo crescere dentro di me un’inquietudine che mi si strozzava in gola. Un sentimento antico che prima di me, Petrarca scrisse in versi. Anch’io come lui guardavo al tempo come qualcosa che correva inesorabile, portandosi via lentamente ciò che fummo.
Mentre il tempo fuggiva, l’amore non mi offriva consolazione. Continuava a ferirmi con i suoi dardi.
Pensavo che il trascorrere degli anni avrebbe finalmente attenuato certe passioni, rendendole più lontane e sopportabili. Mi sbagliavo.
Proseguiva nel togliermi quella serenità che credevo di poter conquistare con la maturità e con gli anni. Insomma, una presenza ostinata. Da una parte il desiderio di elevare l’anima, dall’altra le passioni terrene che la trascinano altrove.
La mia anima trema come quella di un uomo ingiustamente condannato
Nel madrigale immagino la mia anima come una creatura che trema e soffre profondamente: Una sorta di ruggito interiore.
La immagino come quella di un uomo che sta per morire pur sentendosi condannato ingiustamente. E quella povera anima sembra quasi rimproverarmi, perché sa che davanti a sé potrebbe avere una pena eterna.
Qui la mia poesia si avvicina anche al linguaggio della grande tradizione di Dante che tanto amavo. Il dolore è dato anche dal timore di ciò che potrebbe attendere l’anima oltre la morte.
Fra amore e morte: la mia vita è una continua incertezza
Stretto fra due paure. Da una parte la morte, che sentivo avvicinarsi con il trascorrere degli anni. Dall’altra gli inganni dell’amore, le passioni, i desideri e tutto ciò che mi legava alla vita terrena.
È come trovarsi davanti a due strade senza riuscire a decidere quale scegliere. Ero consapevole dovessi cercare ciò che fosse migliore per l’anima mia ma spesso accadeva il contrario: La strada giusta la seguivo a tratti per finire costantemente sulla peggiore.
Certo, conoscevo il bene ma non sempre riuscivo a percorrerlo.
I buon propositi sconfitti dalle vecchie abitudini
Dentro di me esisteva il buon consiglio, la consapevolezza di ciò che dovevo fare. Ma quella consapevolezza veniva continuamente sconfitta dal ‘mal uso’, cioè da quelle abitudini che nel tempo diventano quasi una seconda natura: una lotta che non riguarda soltanto me.
La ragione indicava una direzione, la volontà vacillava e le passioni prendevano il sopravvento.
Ho scolpito il marmo, ma non sono mai riuscito a modellare me
Ho trascorso la vita cercando la perfezione nelle opere. Ho affrontato blocchi di marmo, pareti immense, progetti grandiosi. Ho cercato di liberare dalla pietra la forma ma l’animo umano è più difficile da scolpire.
Nel marmo posso eliminare ciò che è superfluo. Nella mia anima, invece, le passioni ritornano, i dubbi riaffiorano e il tempo continua inesorabilmente a correre.
Mentre c’al tempo la mie vita fugge,
amor più mi distrugge,
né mi perdona un’ora,
com’i’ credetti già dopo molt’anni.
L’alma, che trema e rugge,
com’uom c’a torto mora,
di me si duol, de’ sua etterni danni.
Fra ’l timore e gl’inganni
d’amore e morte, allor tal dubbio sento,
ch’i’ cerco in un momento
del me’ di loro e di poi il peggio piglio;
sì dal mal uso è vinto il buon consiglio.
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.
Time flies and love destroys me
I have sculpted men, saints, heroes, and Madonnas. I painted the Creation on the Sistine Chapel ceiling and entrusted to marble what words could not express, but I have never been able to stop time.
I felt it slipping away as the years passed. It dragged with it youth, loved ones, and the certainty that every man, sooner or later, must deal with death.
Not even love gave me respite. In fact, the more I tried to distance myself from earthly passions, the more they seemed to chase me breathlessly.
In the madrigal I entrusted to Donato Giannotti, a side of me emerged that I was reluctant to reveal: not the Michelangelo celebrated as a genius, but the restless, conflicted man aware of his own fragility.
Time flies. Love wounds. Death awaits. And I find myself in the middle, unable to always choose the path I knew was the right one.
Time flies, and I feel life slipping away from me
As the years passed, it became clear that time waited for no one.
Life slipped away without stopping, and as the years piled up on me, I felt a growing restlessness that choked me. An ancient feeling that Petrarch, before me, wrote in verse. Like him, I looked at time as something that ran inexorably, slowly carrying away what we were.
As time fled, love offered me no consolation. It continued to wound me with its arrows.
I thought that the passing of the years would finally dull certain passions, making them more distant and bearable. I was wrong.
It continued to take away from me the serenity I thought I could achieve with maturity and the years. In short, a stubborn presence. On the one hand, the desire to elevate the soul; on the other, the earthly passions that drag it elsewhere.
My soul trembles like that of an unjustly condemned man
In the madrigal, I imagine my soul as a creature trembling and suffering deeply: a sort of internal roar.
I imagine it as that of a man about to die, even though he feels unjustly condemned. And that poor soul almost seems to reproach me, because he knows he could face eternal punishment.
Here, my poetry also approaches the language of the great tradition of Dante, which I loved so much. The pain also stems from the fear of what might await the soul beyond death.
Between love and death: my life is a constant uncertainty
Caught between two fears. On one side, death, which I felt approaching with the passing of the years. On the other, the deceptions of love, passions, desires, and everything that tied me to earthly life.
It’s like being faced with two paths and unable to decide which to choose. I knew I had to seek what was best for my soul, but often the opposite happened: I sometimes followed the right path, only to constantly end up on the worst.
Of course, I knew the good, but I wasn’t always able to follow it.
Good intentions defeated by old habits
Inside me, there was good counsel, the awareness of what I had to do. But that awareness was continually defeated by “misuse,” that is, by those habits that over time become almost second nature: a struggle that isn’t just about me.
Reason pointed in one direction, will faltered, and passions took over.
I sculpted marble, but I never managed to shape myself.
I spent my life seeking perfection in my works. I tackled blocks of marble, immense walls, grandiose projects. I tried to free form from stone, but the human soul is more difficult to sculpt.
In marble, I can eliminate the superfluous. In my soul, however, passions return, doubts resurface, and time continues to run inexorably.
Mentre c’al tempo la mie vita fugge,
amor più mi distrugge,
né mi perdona un’ora,
com’i’ credetti già dopo molt’anni.
L’alma, che trema e rugge,
com’uom c’a torto mora,
di me si duol, de’ sua etterni danni.
Fra ’l timore e gl’inganni
d’amore e morte, allor tal dubbio sento,
ch’i’ cerco in un momento
del me’ di loro e di poi il peggio piglio;
sì dal mal uso è vinto il buon consiglio.
For now, yours truly, Michelangelo Buonarroti, bids farewell and invites you to join him in future posts and on social media.

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