Quando con Sebastiano del Piombo eravamo ancora amici
Fu la pittura a olio a separarci ma, con Sebastiano del Piombo a lungo abbiamo condiviso idee, tavola, pensieri e progetti.
Condividevamo pure le amicizie, non tutte. Fra gli amici che frequentavamo entrambi c’era per esempio il letterato Berni tanto che nel capitolo delle sue Rime dedicato proprio a Sebastiano del Piombo volle fare un elogio pure a me, nemmeno troppo velato.

Ho visto qualche sua composizione: son ignorante, e pur direi d’avéllelette tutte nel mezzo di Platone; sì ch’egli è nuovo Apollo e nuovo Apelle: tacete unquanco, pallide viole e liquidi cristalli e fiere snelle: e’ dice cose e voi dite parole.
Una delle prove più evidenti della stima ma anche dell’affetto che provavo nei confronti di Sebastiano del Piombo è la lettera che volli scrivere nel giugno del 1520 al cardinale Bernardo Dovizi di Bibbiena.
Mi introdussi come omo povero, vile e matto per chiedere che “Bastiano Viniziano pittore abbi, poi c’è morto Raffaello, qualche parte de’ lavori di Palazzo(…) Bastiano detto è valente omo, e se fia gittato in me, non fia così in Bastiano, perchè son certo farà onore a Vostra Signoria”.
Sapete che quella lettera, per il modo con il quale l’avevo scritta scatenò l’ilarità del cardinale e di mezza Roma.
Il destinatario infatti volle mostrarla pure al papa e a tanti altri prelati per suscitare il loro la stessa reazione che aveva avuto lui nel leggerla.
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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