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Le belle. I ritratti femminili nelle stanze del potere raccontati dalla Cappelletti, direttrice di Galleria Borghese

A metà del Seicento era consuetudine decorare intere stanze con i ritratti delle donne celebri dell’epoca. Tutte erano dame contemporanee, talune note per la loro influenza sulla società e altre per la loro avvenenza.

La loro fama si diffondeva a macchia d’olio nell’aristocrazia europea grazie anche a queste opere che ne riproducevano l’aspetto.

Erano mogli di principi o quelle che furono future madri di cardinali. Spesso facevano da collegamento fra dinastie mediante matrimoni combinati, alleanze politiche e strategie familiari complesse.

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Celebri per la loro bellezza, talvolta le donne ritratte divenivano loro malgrado protagoniste di eventi tutt’altro che lieti.

Le tele, conosciute come «le Belle», appartenevano alle maggiori collezioni sia italiane che europee. Era una moda molto in voga che Francesca Cappelletti racconta competenza e passione nelle pagine del volume “Le belle. Ritratti femminili nelle stanze del potere”.

Francesca Cappelletti, direttrice di Galleria Borghese. “Le belle. Ritratti femminili nelle stanze del potere”.
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Sfogliando il libroLe belle. Ritratti femminili nelle stanze del potere” ci si ritrova faccia a faccia con quei dipinti della cinquecentesca collezione Farnese e con quelli appartenuti al cardinale Pietro Aldobrandini, nipote di Clemente VIII. Si attraversano in punta di piedi le Stanze delle Veneri, in cui gli allestimenti oscillavano fra il mitologico e il licenzioso:

Lì venivano proposti capolavori rinascimentali e successivi n cui erano state dipinte dee ma anche eroine delle favole antiche: Non erano solo un semplice tributo a Venere come dea dell’amore, ma anche alle grazie delle protagoniste dei miti raccontati da Ovidio.

Giuditta con Oloferne di Fede Galizia, Galleria Borghese. “Le belle. Ritratti femminili nelle stanze del potere”.
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In questo volume l’autrice racconta anche la storia di personaggi come Clelia Farnese, Lavinia Fontana o Maria Mancini per invitarci a riflettere, come sottolinea la stessa Cappelletti, “sulle metamorfosi del ritratto femminile, ma anche sul ruolo di alcune donne, sulla loro capacità di mettere in scena se stesse, di creare un personaggio in grado di autorappresentarsi e di generare forme di ritratto”.

Le passioni, paure e speranze delle donne ritratte vengono analizzate dall’autrice che ci invita a riflettere sul ruolo della donna nei secoli scorsi.

Un libro che vale la pena leggere e che trovate QUA.

Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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