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Il Cristo col volto venato: la sua storia

Mi preparo il terzo caffè della mattinata e mi appresto a raccontarvi la storia del Cristo Portacroce col volto venato. Una storia lunga, travagliata e complessa che cercherò di riassumere al meglio.

Il 14 giugno del 1514 firmai il contratto per scolpire il Cristo Risorto o Cristo Portacroce che dir si voglia: un’opera a grandezza naturale che avrei dovuto realizzare in quattro anni di tempo. I committenti di quel lavoro erano tre ovvero gli eredi di Marta Porcari: Metello Vari de’ Porcari, Bernardo Cencio e Marzia Scapucci.

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La commissione era stata già concordata con la committente Marta Porcari un po’ di tempo prima della firma del contratto ma poi passò a miglior vita e furono i suoi eredi nonché esecutori testamentari a portare avanti quel progetto. In realtà poi a interessarsi della commissione fu esclusivamente Metello Vari. Ecco perché spesso si pensa erroneamente che sia stato lui il committente del Cristo Portacroce.

Il compenso pattuito fu di 200 ducati d’oro e l’opera, ,una volta terminata, sarebbe stata posizionata nella Chiesa di Santa Maria sopra Minerva: la chiesa romana più prossima al Pantheon.

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In quel frangente mi trovavo a Firenze e così cominciai lì a lavorare a quell’opera scegliendo per il corpo del Cristo i marmi del Polvaccio mentre per la croce divisa in tre pezzi optai per un’altra tipologia di marmo, meno candido e meno perfetto.

A lavoro quasi ultimato fece capolino una brutta venatura nera che intaccava il viso, il collo e la barba del Cristo. Provai a integrare quella riga nelle linee di espressione che danno carattere al viso ma il pelo nero scendeva troppo in basso e mi vidi costretto ad abbandonare il lavoro con grande dispiacere.

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Il tempo che rimaneva per rispettare il contratto era poco e già sapevo che non avrei potuto mantener fede a quei quattro anni prestabiliti.

Mi procurai così un nuovo blocco proveniente sempre dalle cave di Carrara del Polvaccio e ricominciai tutto da capo. Il Vari intanto mi scrisse per ricordarmi quanto poco mancasse alla scadenza dei termini. Era un periodo complesso quello: impegnato su più fronti, star dietro a tutto era un’impresa quasi impossibile.

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Che fine fece il Cristo Portacroce col volto venato? Dato che il Vari ebbe una pazienza infinita nell’attendere l’opera, su sua esplicita richiesta gli regalai questa prima versione. “La terrò come si fusse de oro”, mi scrisse.

Il Cristo Venato non era finito come lo vedete oggi: immaginatevi di trovarvi dinnanzi a un altro Prigione. Sebbene sia molto suggestiva l’ipotesi che sia stata portata a termine dal Bernini, è poco probabile. E’ molto più plausibile ci sia la mano di Francesco Stati ,figliolo di Cristoforo. Vi racconterò più avanti di questi due scultori e cosa avevano a che fare con la mia famiglia.

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Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

Christ with a veined face: his story

I prepare the third coffee of the morning and I am going to tell you the story of the Christ Carrying the Cross with the veined face. A long, troubled and complex story that I will try to summarize as best as possible.

On June 14, 1514, I signed the contract to sculpt the Risen Christ or Christ carrying the cross, if you prefer: a life-size work that I was supposed to make in four years. The commissioners of that work were three, namely the heirs of Marta Porcari: Metello Vari de’ Porcari, Bernardo Cencio and Marzia Scapucci.

The commission had already been agreed with the client Marta Porcari some time before the signing of the contract but then passed away and it was her heirs as well as executors who carried out that project. In reality, it was only Metello Vari who took an interest in the commission. This is why it is often erroneously thought that he commissioned the Cristo Portacroce.

The agreed fee was 200 gold ducats and the work, once completed, would be placed in the Church of Santa Maria sopra Minerva: the Roman church closest to the Pantheon.

At that juncture I was in Florence and so I began working there on that work, choosing Polvaccio’s marbles for the body of Christ, while for the cross divided into three pieces I opted for another type of marble, less white and less perfect.

When the work was almost completed, an ugly black vein appeared that affected the face, neck and beard of Christ. I tried to integrate that line into the expression lines that give character to the face but the black hair fell too low and I was forced to abandon the job with great regret.

There was little time left to fulfill the contract and I already knew that I would not be able to keep faith with those four pre-established years.

So I obtained a new block again from Polvaccio’s Carrara quarries and started all over again. In the meantime, Vari wrote to me to remind me how close the deadline was. That was a complex period: busy on several fronts, keeping up with everything was an almost impossible undertaking.

What happened to the Christ Carrying the Cross with the veined face? Since Vari had infinite patience in waiting for the work, at his explicit request I gave him this first version. “I will keep it as if it were gold”, he wrote to me.

The Veined Christ was not finished as you see it today: imagine finding yourself in front of another prison. Although the hypothesis that it was completed by Bernini is very suggestive, it is unlikely. It is much more plausible that it is the hand of Francesco Stati, son of Cristoforo. I will tell you later about these two sculptors and what they had to do with my family.

For the moment, your Michelangelo Buonarroti greets you by making an appointment for the next posts and on social media.

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