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La carta che usavo per disegnare, scrivere lettere e annotare ricordi

Se è nota la mia dimestichezza nello scegliere i marmi, meno celebre è la mia abilità nell’acquistare la carta che mi serviva quotidianamente per disegnare e scrivere le minute che inviavo spesso e volentieri a parenti, amici, conoscenti e ai potenti del mondo dell’epoca.

La carta era il mio pane quotidiano. Prima che scultore fui un abile disegnatore: che cosa sarebbero la pittura, la scultura e l’architettura senza il disegno? Appena potevo andavo a studiare dal vero gli affreschi dei grandi artisti che m’avevano preceduto per affinare le mie abilità di disegnatore.

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Nel mio carteggio spesso si ritrovano accenni al fatto che mi mancasse la carta di cui avevo bisogno. Era un bene preziosissimo e costoso. Poteva accadere di non trovarne sul mercato di tanto in tanto e quindi evitavo di sprecarne anche pochi centimetri.

In una lettera che scrissi al mi fratello Giovan Simone nel 1507 da Bologna con una grafia molto stretta per me non così abituale, sul margine sinistro del foglio scrissi “Non avevo più charta”. Ecco spiegato il motivo di quelle lettere scritte così ravvicinate le une alle altre.

Nella mia produzione grafica è assai evidente il modo che avevo di usare e riciclare la carta ancora riadoperabile. Se da una lettera, uno schizzo o un disegno più finito avanzava una parte di foglio ancora buono per essere usato, lo ritagliavo e magari ci scrivevo sopra una minuta o ci schizzavo qualcosa che avevo in mente per non perderne memoria. Carta riciclata e ritagliata da chissà quale foglio più grande è anche quella su cui scrissi una breve lettera Tommaso de’ Cavalieri nel 1533.

Il verso della lettera che scrissi a Pietro Urbano il 20 agosto del 1519
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Quando poi avevo bisogno di fogli di grandi dimensioni che non era possibile reperire sul mercato, risolvevo la questione incollando fra di loro quelli più piccoli. Ad esempio per ottenere il grande cartone dell’Epifania, oggi al British Museum, adoperai ventisei fogli di carta realizzata in cotone, canapa e lino. Sovrapposi i margini e poi li incollai gli uni assieme agli altri con colla di farina dando forma al cartone di 2,32 metri per 1,65.

Dove e da chi acquistavo la carta di eccellente, media e scarsa qualità che usavo quotidianamente? Non è dato sapere o meglio, fino al momento non sono state trovate tracce rilevanti che consentano di avere dettagli in merito.

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Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

The paper I used to draw, write letters and jot down memories

If my familiarity in choosing marbles is known, less famous is my ability to acquire the paper that I needed every day to draw and write the minutes that I often and willingly sent to relatives, friends, acquaintances and even to the powerful of the world of art. era.

Paper was my daily bread. Before being a sculptor, I was an attentive draftsman: what would painting, sculpture and architecture be without drawing? As soon as I could, I went to study the frescoes of the great artists who had preceded me in real life to better refine my skills as a draftsman.

In my correspondence there are often hints that I was missing the paper I needed. It was a very precious and expensive asset. It could happen that I didn’t find any on the market from time to time and therefore I avoided wasting even a few centimetres. In a letter that I wrote to my brother Giovan Simone in 1507 from Bologna with a very narrow handwriting that is not so usual for me, on the left margin of the sheet I wrote “I no longer had paper”. This explains the reason for those letters written so close to each other.

In my graphic production the way I had of using and recycling the still reusable paper is very evident. If from a letter, a sketch or a more finished drawing there was still a piece of paper left over that was still good for use, I would cut it out and perhaps write a minute on it or sketch something I had in mind so as not to forget it. Recycled and cut paper from who knows which larger sheet is also the one on which I wrote a short letter from Tommaso de’ Cavalieri in 1533.

Then when I needed large sheets that couldn’t be found on the market, I solved the problem by gluing the smaller ones together. For example, to obtain the large cartoon of the Epiphany, now in the British Museum, I used twenty-six sheets of paper made of cotton, hemp and linen. I overlapped the margins and then glued them together with flour glue, giving shape to the cardboard of 2.32 meters by 1.65.

Where and from whom did I purchase the excellent, medium and poor quality paper that I used on a daily basis? It is not known or rather, no relevant traces have been found so far that allow us to have details on the matter.

For the moment, your Michelangelo Buonarroti greets you by making an appointment for the next posts and on social media.

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