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L’Elefantino del Bernini

L’Elefantino del Bernini si trova dinnanzi alla facciata della Basilica di Santa Maria sopra Minerva e fu commissionato all’artista e alla sua bottega da papa Alessandro VII Chigi.

Il pontefice voleva una scultura capace di sorreggere l’antico obelisco egizio risalente al IV secolo a.C, fatto arrivare fino a Roma da Eliopoli per ordine dell’imperatore Domiziano. Il prezioso reperto egizio ha un’altezza di 5,5 metri e adesso, collocato sopra il piedistallo e l’elefantino, sfiora i 12,70 metri.

Pensate che proprio questo obelisco in granito è il più piccolo dei tredici che vennero presi in Egitto. Appena arrivato a Roma, l’obelisco fu collocato presso il Tempio di Iside al Campo Marzio.

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Per scolpire l’elefantino, il Bernini si ispirò al pachiderma portato nella città eterna da Cristina di Svezia che si era convertita al cattolicesimo.

L’artista collocò la scultura al di sopra di un alto piedistallo sul quale è incisa un’iscrizione in latino che tradotta significa “Chiunque qui vede i segni della Sapienza d’Egitto scolpiti sull’obelisco, sorretto dall’elefante, la più forte delle bestie, intenda questo come prova che è necessaria una mente robusta per sostenere una solida sapienza”.

Papa Alessandro VII, prima di affidare il progetto al Bernini, aveva sottoposto all’attenzione di una commissione papale un gran numero di progetti, ideati da noti architetti del tempo. Fra questi progetti se ne ricorda uno in particolare, ideato da Padre Domenico Paglia, un domenicano. La base sarebbe stata formata da quattro cani con al di sopra lo stemma dei Chigi.

Perché furono scelti proprio i cani?

I domenicani avevano come simbolo proprio il cane tanto che in latino venivano chiamati i Domini canes cioè i Cani del Signore per metterne in evidenza la loro fedeltà. In questo specifico caso, i quadrupedi avrebbero evidenziato la fedeltà assoluta dei domenicani nei confronti del pontefice reggente, papa Alessandro VII Chigi.

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Quel progetto però non piacque al papa che preferì di gran lunga l’elefantino pensato dal Bernini. I domenicani, non contenti della scelta del pontefice, criticarono aspramente l’opera pensata dal Bernini e scolpita poi dal suo allievo Ercole Ferrata.

Si narra che l’artista per ripicca girò le chiappe del pachiderma verso il convento dei frati facendo scolpire la coda sollevata e sottolineando quel gesto con il capo e la proboscide dell’animale che pare accentrare l’attenzione dello spettatore in direzione del posteriore.

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L’Elefantino viene appellato dai romani anche come il Pulcin della Minerva. Una derivazione di un altro appellativo: il porcino della Minerva. In pratica i domenicani avevano criticato la stabilità dell’opera dicendo che il peso di tutta l’opera sarebbe ricaduto sulle zampe rendendo la scultura troppo fragile.

Il Bernini che non era certo uno sprovveduto sapeva bene ciò che faceva ma per placare le polemiche fu costretto a realizzare un riempimento al di sotto della pancia dell’elefante che però lo rendeva più tozzo alla vista. I romani inclini a cogliere ogni occasione per scherzare, iniziarono a chiamare l’elefante porcino. Con il tempo porcino si è trasformato nel termine pulcino.

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Bernini’s Elephant

Bernini’s Elefantino is located in front of the facade of the Basilica of Santa Maria sopra Minerva and was commissioned from the artist and his workshop by Pope Alexander VII Chigi.

The pontiff wanted a sculpture capable of supporting the ancient Egyptian obelisk dating back to the fourth century BC, which was brought to Rome from Heliopolis by order of the emperor Domitian. The precious Egyptian find is 5.5 meters high and now, placed above the pedestal and the elephant, it reaches 12.70 meters.

Just think that this granite obelisk is the smallest of the thirteen that were taken in Egypt. As soon as he arrived in Rome, the obelisk was placed at the Temple of Isis at Campo Marzio.

To sculpt the elephant, Bernini was inspired by the pachyderm brought to the Eternal City by Christina of Sweden who had converted to Catholicism.

The artist placed the sculpture above a high pedestal on which an inscription in Latin is engraved which translated means “Whoever here sees the signs of the Wisdom of Egypt carved on the obelisk, supported by the elephant, the strongest of the beasts, take this as proof that a strong mind is needed to sustain solid wisdom ”.

Pope Alexander VII, before entrusting the project to Bernini, had submitted to the attention of a papal commission a large number of projects, conceived by well-known architects of the time. Among these projects one remembers one in particular, conceived by Father Domenico Paglia, a Dominican. The base would have been formed by four dogs with the Chigi coat of arms above them.

Why were the dogs chosen?

The Dominicans had the dog as their symbol, so much so that in Latin they were called the Domini canes that is the Dogs of the Lord to highlight their fidelity. In this specific case, the quadrupeds would have highlighted the absolute loyalty of the Dominicans towards the regent pontiff, Pope Alexander VII Chigi.

The pope did not like that project, however, and he much preferred the elephant designed by Bernini. The Dominicans, not happy with the choice of the pope, harshly criticized the work designed by Bernini and then sculpted by his pupil Ercole Ferrata.

It is said that the artist out of spite turned the buttocks of the pachyderm towards the convent of the friars by sculpting the raised tail and emphasizing that gesture with the animal’s head and trunk which seems to focus the viewer’s attention in the direction of the rear.

The Elefantino is also referred to by the Romans as the Pulcin della Minerva. A derivation of another name: the porcino della Minerva. In practice, the Dominicans had criticized the stability of the work, saying that the weight of the whole work would have fallen on the legs, making the sculpture too fragile.

Bernini, who was certainly not a fool, knew what he was doing but to appease the controversy he was forced to make a filling under the elephant’s belly which, however, made it more squat to the eye. The Romans, inclined to take every opportunity to joke, began to call the porcine elephant. Over time, porcino has become the term chick.

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