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7 agosto 1420: inizia la costruzione della cupola del Brunelleschi

“A dì 7 d’aghosto lire 3 soldi 9 denari 4 per uno barile di vino vermiglio e uno fiascho di trebiano e pane e poponi per una cholezione si fe’ la mattina che si chominciò a murare la chupola”.

Il 7 agosto del 1420 Filippo Brunelleschi diede il via alla costruzione della grandiosa cupola del duomo di Firenze. Per l’occasione l’Opera di Santa Maria del Fiore annotò le spese sostenute per offrire un banchetto a tutte le maestranze che da quel giorno in poi avrebbero lavorato per anni alla realizzazione della più grande cupola in muratura che sia mai stata costruita.

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Il lavoro della costruzione della cupola era stato affidato ai capomastri Ghiberti e Brunelleschi ma il binomio durò molto poco. Per cinque anni non trovarono quasi mai un punto d’accordo su imprescindibili questioni architettoniche fondamentali e alla fine il Ghiberti fu estromesso dal progetto.

I numeri della cupola del Brunelleschi

Ci vollero ben quindici anni di intenso lavoro per mettere in posa più di 500.000 mattoni all’anno che facendo un calcolo rapido equivalgono a più di 7.500.000 di mattoni in totale, disposti a spina di pesce.

Riuscite lontanamente a immaginare quante persone lavorarono alla costruzione di questa imponente opera? Una miriade. La cupola eretta dal Brunelleschi fu un prodigio e ancora oggi desta grande stupore sia in chi la vede per la prima volta che in chi tutti i giorni vive sotto la sua ombra, proiettata a terra dai suoi 114 metri d’altezza.

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Gli strumenti progettati dal Brunelleschi per la costruzione della cupola

C’è poco da fare: il Brunelleschi era geniale. Non solo progettò la cupola ma si mise al lavoro per creare tutti quegli strumenti e marchingegni necessari per la sua realizzazione. Non lasciò nulla al caso e curò qualsiasi aspetto che riguardasse il prestigioso cantiere.

Fra i marchingegni rivoluzionari da lui ideati ci furono le colossali gru rotanti, i carrelli sia verticali che orizzontali ma anche gli argani capaci di muoversi a più velocità grazie alla forza animale e a sistemi di pesi e contrappesi.

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Nel Museo del Duomo sono ancora visibili grandi forbici, tenditori, tenagli metalliche e le ulivelle. Proprio l’uso delle ulivelle da tempo non si adoperavano più mentre erano tenute in grande considerazione dagli antichi romani per sollevare i grandi blocchi di pietra. Brunelleschi le riportò in auge sfruttando al massimo la loro utilità.

Un modernissimo cantiere

Lavorare in quota non era cosa facile e il Brunelleschi questo lo sapeva bene. Per tale ragione cercò di creare un cantiere sicuro anche se, nel corso degli anni, non mancò qualche incidente disgraziato. E’ giunta fino a noi la notizia di un totale di otto feriti gravi e di un uomo deceduto. Potrà sembrare strano ma in quindici anni di cantiere, un numero così esiguo di incidenti era una rarità.

L’uomo che perse la vita nella costruzione della cupola fu Nencio di Chello. Nel 1422 cadde accidentalmente dalle mura del tamburo e non ebbe scampo.

Per proteggere i lavoranti da cadute accidentali, il Brunelleschi aveva fatto posizionare a ridosso delle impalcature sospese dei parapetti. Non solo questi dispositivi evitavano che a causa di un piede messo male qualcuno potesse cadere ma impedivano la vista del suolo che a quelle altezze poteva creare spaventose vertigini.

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Salire e scendere dai ponteggi era sempre rischioso così, per evitare che gli operai lo facessero più volte durante una sola giornata, furono allestiti sulle impalcature a diverse altezze degli spazi in cui venivano forniti e consumati alimenti e bevande. Se durante i lavori qualcuno si ammalava o subiva degli infortuni, l’Opera del Duomo pagava giorni di malattia ed eventuali cure.

Arrivare al cospetto della cupola e pensare quante maestranze hanno lavorato per la sua costruzione fa venire i brividi. Grande Brunelleschi e tutti coloro che hanno contribuito a creare quel capolavoro divenuto fin da subito uno dei simboli più noti e preziosi di tutta Firenze.

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Il libro

Se volete conoscere tutta la stria della costruzione della Cupola del Brunelleschi e chiarirvi le idee su alcuni aspetti di questo immenso capolavoro, vi consiglio il libro scritto da Ross King: La cupola del Brunelleschi. La nascita avventurosa di un prodigio dell’architettura e del genio che lo ideò.

E’ un saggio brillante che l’autore ha scritto con un linguaggio semplice ma efficace. Ben documentato e ricco di informazioni, questo romanzo vi porta alla scoperta delle vicende costruttive della cupola, senza tralasciare le ossessioni del Brunelleschi sempre sul piede di guerra nei confronti dei potenziali rivali. Non mancano gli intrecci con le vicende storiche che hanno caratterizzato quel periodo come guerre, epidemie di peste nera e lotte politiche a non finire. Il libro La cupola del Brunelleschi. La nascita avventurosa di un prodigio dell’architettura e del genio che lo ideò lo trovate QUA.

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7 August 1420: construction of Brunelleschi’s dome begins

“On the day of August 7, 3 coins 9 denarii 4 for a barrel of vermilion wine, a flask of Trebiano and bread and melons for a cholezione the morning when the chupola began to be built”.

On 7 August 1420 Filippo Brunelleschi started the construction of the grandiose dome of the cathedral of Florence. For the occasion, the Opera of Santa Maria del Fiore noted the expenses incurred to offer a banquet offered to all the workers who from that day on will work for years on the construction of the largest masonry dome that has ever been built.

The work of the construction of the dome had been entrusted to the master builders Ghiberti and Brunelleschi but the combination did not last very long. In reality there were no officially winners but the work was entrusted to the master builders Brunelleschi and Ghiberti.

For five years they almost never found an agreement on fundamental architectural issues and in the end Ghiberti was ousted from the project.

The numbers of Brunelleschi’s dome

It took fifteen years of intense work to lay more than 500,000 bricks a year which, by making a quick calculation, are equivalent to more than 7,500,000 bricks in total, arranged in a herringbone pattern.

Can you remotely imagine how many people worked on the construction of this impressive work? A myriad. The dome erected by Brunelleschi was a prodigy and still today arouses great amazement both in those who see it for the first time and in those who live under his shadow every day, projected to the ground from its 114 meters high.

The tools designed by Brunelleschi for the construction of the dome

There is little to do: Brunelleschi was brilliant. He not only designed the dome but he set to work to create all those tools and contraptions necessary for its realization. He left nothing to chance and took care of any aspect concerning the prestigious construction site.

Among the revolutionary devices he conceived were the colossal rotating cranes, the vertical and horizontal trolleys but also the winches capable of moving at multiple speeds thanks to animal force and to systems of weights and counterweights.

In the Cathedral Museum large scissors, stretchers, metal pincers and olive trees are still visible. The use of olive trees was no longer used for some time while they were held in great esteem by the ancient Romans for lifting large blocks of stone. Brunelleschi brought them back into vogue by making the most of their usefulness.

A very modern shipyard

Working at a height was not easy and Brunelleschi knew this well. For this he tried to create a safe construction site even if over the years there were some unfortunate incidents. The news of a total of eight seriously injured and a deceased man has reached us. It may seem strange but in fifteen years of construction, such a small number of accidents was a rarity.

The man who lost his life in the construction of the dome was Nencio di Chello. In 1422 he accidentally fell from the walls of the drum and had no escape.

To protect the workers from accidental falls, Brunelleschi had parapets placed on the suspended scaffolding. Not only did these devices prevent someone from falling due to a bad foot, but they also prevented the view of the ground which at those heights could create frightening dizziness.

Getting on and off the scaffolding was always risky so to prevent the workers from doing it several times during a single day, they were set up on the scaffolding at different heights of the spaces where food and drinks were supplied and consumed. If someone fell ill or suffered accidents during the works, the Opera del Duomo paid sick days and any treatment.

Getting in front of the dome and thinking how many workers have worked on its construction makes you shiver. Great Brunelleschi and all those who contributed to creating that masterpiece which immediately became one of the most famous and precious symbols of all Florence.

Always yours Michelangelo Buonarroti with his stories and anniversaries that he wants to celebrate in style

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