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Scappando da Roma con i corrieri del papa alle calcagna

Dopo non poche tribolazioni, riuscii a far arrivare, prima al porto di Ripetta e poi nel cuore di Roma, i marmi che avevo scelto a Carrara per la Tomba di Giulio II. Piazza San Pietro, non quella che conoscete oggi ma la piazza che stava dinnanzi alla vecchia Basilica Costantiniana brillava sotto il sole tanto erano bianchi e belli quei marmi.

La gente faceva la spola per vedere tutto quello splendore: era una festa. Mi ricordo tutti quei bimbi che volevano toccare i marmi con le loro manine: gli parevan blocchi di ghiaccio. L’unico che però non volle nemmeno affacciarsi dal Palazzo Apostolico per vederli fu papa Giulio II.

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Provai per un paio di giorni di fila a farmi ricevere da lui. Il papa mi doveva dei denari per quel trasporto che m’era costato un occhio della testa: avevo pagato di tasca quei pover’omini che avevano lavorato per me.

Feci un ultimo tentativo. Riuscii a farmi strada fino all’anticamera e chiesi di essere ricevuto in udienza. Sbucò fuori dal nulla un palafreniere e mi disse che aveva l’ordine di non farmi entrare. Un vescovo che era lì presente lo redarguì pensando non sapesse chi fossi ma in realtà il palafreniere, proprio perché sapeva che ero Michelangelo, m’aveva fermato per ordine del papa.

“Voi direte al Papa, che se da qui inanzi mi vorà, mi cercherà altrove”.

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Me ne tornai a casa assai alterato e dissi ai miei due servitori di vendere tutto quello che c’era: dai mobili alle coperte. Una volta concluse le vendite, con i denari ricavati mi avrebbero raggiunto a Firenze. Eh si, sellai il cavallo e partii subito senza attendere oltre.

Alle due di notte ero già a Poggibonsi. Ormai ero al sicuro e a Firenze mancavano ancora una ventina di miglia. Mi fermai per riposarmi e qualche minuto dopo arrivarono cinque corrieri che Giulio II aveva mandato a riacciuffarmi per portarmi indietro ad ogni costo.

Era terra fiorentina quella e il papa non aveva alcun potere lì. I corrieri non poterono far altro che raccomandarmi di tornare con veemenza. Per evitare che il papa poi si arrabbiasse con loro per non avermi riportato al suo cospetto, mi fecero scrivere una lettera di risposta nella quale scrissi che non avevo alcuna intenzione di tornare sui miei passi. Ero stato mandato via in malo modo, come se fossi un disgraziato o chissà chi.

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Il mattino seguente raggiusi Firenze e lì rimasi per tre mesi. In quel periodo papa Giulio II inviò tre lettere alla Signoria minacciando di ritenere colpevole la città della mia fuga se non m’avessero fatto tornare a Roma. La mia fuga aveva causato un vero e proprio incidente diplomatico fra il papato e la Firenze, in quel tempo repubblicana.

Pier Soderini, Gonfaloniere della Repubblica, riuscì a convincermi ad andare a chiedere perdono al papa che da poco aveva conquistato Bologna spodestando i Bentivoglio.

Tu hai fatta una pruova col Papa, che non l’harebbe fatta un Re di Francia. Però non è più da farsi pregare. Noi non vogliamo per te far guerra con lui, et metter lo stato nostro a risico. Però disponti a tornare.

Quello che fa dire il Condivi nella Vita di Michelangelo a Pier Soderini

Fu così che con il mio cavallo mi misi in cammino alla volta di Bologna. Il pontefice fu ben felice di rivedermi e poco dopo mi commissionò la grande scultura in bronzo che lo ritraeva da piazzare sulla facciata di San Petronio.

Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social

Running away from Rome with the pope’s couriers on my heels

After not a few tribulations, I managed to get the marbles that I had chosen in Carrara for the Tomb of Julius II to arrive, first at the port of Ripetta and then in the heart of Rome. St. Peter’s Square, not the one you know today but the square that stood in front of the old Constantinian Basilica shone in the sun, so white and beautiful were those marbles.

People were commuting to see all that splendor: it was a party. I remember all those children who wanted to touch the marble with their little hands: they looked like blocks of ice. The only one who did not even want to look out of the Apostolic Palace to see them was Pope Julius II.

I tried for a couple of days in a row to have him receive me. The pope owed me money for the transport that had cost me an arm and a leg: I had paid out of my pocket those poor men who had worked for me.

I made one last attempt. I managed to make my way to the anteroom and asked to be received in audience. He popped a groom out of nowhere and told me he had orders not to let me in. A bishop who was present there rebuked him thinking he did not know who I was but in reality the groom, precisely because he knew I was Michelangelo, had stopped me by order of the pope.

“You will tell the Pope, that if from here on out he wants me, he will look for me elsewhere”.

I went home very upset and told my two servants to sell everything there was: from the furniture to the blankets. Once the sales were concluded, with the money they had raised they would join me in Florence. Oh yes, I saddled the horse and left immediately without waiting any longer.

At two in the morning I was already in Poggibonsi. By now I was safe and Florence was still about twenty miles away. I stopped to rest and a few minutes later five couriers arrived that Julius II had sent to catch me again to take me back at any cost.

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That was Florentine land and the pope had no power there. The couriers could not help but recommend that I return vehemently. To prevent the pope from getting angry with them for not having brought me back to him, they made me write a reply letter in which I wrote that I had no intention of retracing my steps. I had been sent away in a bad way, as if I were a wretch or who knows who.

The next morning I reached Florence and stayed there for three months. In that period Pope Julius II sent three letters to the Signoria threatening to hold the city guilty of my escape if they did not send me back to Rome. My flight had caused a real diplomatic incident between the papacy and Florence, at that time republican.

Pier Soderini, Gonfaloniere of the Republic, managed to convince me to go and ask forgiveness from the pope who had recently conquered Bologna by ousting the Bentivoglio.

“You have made a test with the Pope that not even the King of France would have done it. But it is no longer time to be prayed to. We do not want for you to make war with him and put our state at risk so prepare to return”

What makes the Condivi in ​​Michelangelo’s life say to Pier Soderini

So it was that with my horse I set off towards Bologna. The pontiff was happy to see me again and shortly after he commissioned me the large bronze sculpture that portrayed him to be placed on the facade of San Petronio.

For the moment, your Michelangelo Buonarroti greets you by giving you an appointment at the next posts and on social networks.

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