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Il rifiuto del Bacco

Perché il cardinale Raffaele Riario alla fine rifiutò il mio Bacco? Il quesito rimane ancora oggi aperto ma tuttavia è possibile avanzare qualche ipotesi in merito.

Non si sa nemmeno se davvero lo rifiutò o se ci fu qualche impedimento che non gli consentì di portare l’opera fino a casa sua. Fatto sta che il Bacco ultimato rimase presso la dimora del Galli: dapprima fu posizionata nell’atrio del palazzo e in un secondo momento, nel 1505, fu trasferita nel giardino fra i pregiati pezzi antichi della sua collezione di opere.

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Lì il Bacco rimase per poco più di settant’anni, quando poi Francesco I de’ Medici la comprò e se la fece portare fino agli Uffizi.

Corpo dilicato, ma tuttavia gentilmente svelto, con tanta bellezza in ogni veduta, che diede un artifizio incomparabile

Francesco Bocchi
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Il fatto curioso è che seppur non portò presso la sua dimora l’opera, il cardinale Riario la pagò profumatamente. Sono infatti ben documentati i pagamenti eseguiti dal cardinale presso il banco dei fiorentini Balducci, Baldassarre e Giovanni a favore mio proprio in relazione al Bacco.

Il primo documentato risale al 18 luglio del 1496 e riporta che il cardinale mi corrispose dieci ducati per l’acquisto del blocco di marmo relativo al Bacco mentre l’ultimo pagamento è a tutti gli effetti il saldo dei 150 ducati totali più rimborsi spese varie e fu effettuato dal Galli il 3 luglio del 1496.

3 luglio 1497. Lo Rmo Cardinale di San Giorgio de’ dare addi detto ducati cinquanta d’oro in oro larghi paghati a Michelagnolo schultore per resto di pagamento del Bacho ducati 61,50.

Archivio di Stato di Firenze
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Allora perché il Galli non prese l’opera che aveva pagato senza indugi?

Probabilmente non lo scopriremo mai. Forse il soggetto era troppo pagano e poco si addiceva al suo ruolo clericale? Lo dubito visto aveva chiesto lui gli scolpissi il dio della dissolutezza. Magari qualcuno a lui vicino lo sconsigliò di entrare in possesso di un’opera così lasciva e di conseguenza lui ne fece dono al Galli che aveva fatto da garante.

Il mistero rimane. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti.

The rejection of Bacchus

Why did Cardinal Raffaele Riario ultimately reject my Bacchus? The question still remains open today but nevertheless it is possible to put forward some hypotheses on the matter.

It is not even known if he really refused it or if there was some impediment that prevented him from taking the work to his home. The fact is that the completed Bacchus remained at the home of the Galli: first it was placed in the atrium of the building and later, in 1505, it was moved to the garden among the precious antique pieces of his collection of works.

The Bacchus stayed there for just over seventy years, when Francesco I de ‘Medici bought it and had it brought to the Uffizi.

The curious fact is that even though he did not bring his work to his home, Cardinal Riario paid for it handsomely. In fact, the payments made by the cardinal at the Florentine bank Balducci, Baldassarre and Giovanni in my favor in relation to Bacchus are well documented.

The first documented dates back to 18 July 1496 and reports that the cardinal paid me ten ducats for the purchase of the marble block relating to Bacchus while the last payment is in effect the balance of the total 150 ducats plus reimbursements for various expenses and it was carried out by Galli on 3 July 1496.

July 3, 1497. The Rmo Cardinal of San Giorgio de ‘to give the said ducats fifty gold in gold large paid to Michelagnolo schultore for the remainder of Bacho’s payment 61.50 ducats.

State Archives of Florence
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So why didn’t Galli take the work he had paid for without delay?

We will probably never find out. Perhaps the subject was too pagan and did not suit his clerical role? I doubt it saw he had asked if I sculpted him the god of debauchery. Maybe someone close to him advised him not to take possession of such a lewd work and consequently he donated it to Galli who had acted as guarantor.

The mystery remains. Always yours Michelangelo Buonarroti with his stories.

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