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13 settembre 1321: Dante muore a Ravenna

Oggi non posso non ricordare una perdita importante di un grande poeta che tanto amai. Il 13 settembre del 1321 passò a miglior vita Dante: il padre della lingua italiana. A 56 anni ci lasciò i suoi scritti in eredità esalando l’ultimo suo respiro a Ravenna.

Esiliato da Firenze, passò i suoi ultimi anni in questa città e se volete andare a posare un fiore sulla tomba sua, la troverete nella Basilica di San Francesco, nel cuore di Ravenna.

Le spoglie del poeta si trovano all’interno di un tempietto neoclassico. Se invece andate a Firenze potrete vedere il suo cenotafio, ovvero la tomba commemorativa senza sepoltura in Santa Croce realizzata nel 1829. Dante pensoso viene indicato dalla personificazione dell’Italia mentre sul sarcofago si vede la Poesia che piange disperata la dipartita del Sommo Poeta.

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Amavo Dante, la Divina Commedia e tutti gli altri suoi scritti. Non è così difficile ritrovare qualche eco delle sue liriche nei miei versi. No, non copiai da lui: mai mi sarei permesso un affronto del genere al letterato che più stimavo al mondo. Osservate il Giudizio Universale: è pieno di citazioni della Divina Commedia. Un esempio? Anzi ve ne faccio un paio: Caronte e Minosse.

Come forse sapete a Ravenna si sta organizzando una grandiosa mostra per celebrare i 700 anni della sua morte: Dante, la visione dell’Arte. Aprirà i battenti dal 12 marzo fino al 4 luglio 2021 e fra le opere esposte ci sarà il mio disegno dell’Anima Dannata proveniente dalle collezioni degli Uffizi, il ritratto di Dante dipinto da Cristofano dell’Altissimo e la Cacciata dal Paradiso terrestre del Pontormo e tanti altri capolavori. Ve ne ho parlato nel dettaglio QUA.

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A Dante volli dedicare anche un mio sonetto che vi ripropongo a seguire

Dal ciel discese, e col mortal suo, poi
che visto ebbe l’inferno giusto e ‘l pio
ritornò vivo a contemplare Dio,
per dar di tutto il vero lume a noi.
    Lucente stella, che co’ raggi suoi
fe’ chiaro a torto el nido ove nacq’io,
né sare’ ‘l premio tutto ‘l mondo rio;
tu sol, che la creasti, esser quel puoi.
    Di Dante dico, che mal conosciute
fur l’opre suo da quel popolo ingrato
che solo a’ iusti manca di salute.
    Fuss’io pur lui! c’a tal fortuna nato,
per l’aspro esilio suo, co’ la virtute,
dare’ del mondo il più felice stato.

Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta, felice d’aver ricordato il Sommo Poeta.

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