Conteso quanto Omero

Il Condivi, nella biografia che scrisse che par quasi un’autobiografia per quanto gli stavo sul collo, affermò che fui più conteso di Omero. C’era chi mi proponeva uno stipendio fisso pur di onorare la sua città con la mia presenza, chi mi voleva far realizzare opere grandiose e chi, impietosito dai miei anni che già avevano cominciato da un po’ a gravarmi sul groppone, non osava commissionarmi niente pur potendolo fare.

“Altro segno dell’eccellenza di Michelangelo è la gara che fecero fra loro i potenti per accaparrarselo. Oltre a quattro pontefici, Giulio, Leone, Clemente e Paolo, anche il Gran Turco, padre di quello oggi regnante, lo invitò a recarsi da lui attraverso ceti padri francescani, e ordinò con lettere di cambio che gli fossero versati a Firenze, dal banco dei Gondi, tutti i denari che avrebbero chiesto per il viaggio; non solo, ma dispose che, giunto a Cossa, terra vicina a Ragusa, ci fosse pronto uno dei suoi uomini  per accompagnarlo a Costantinopoli con tutti gli onori.

Anche Francesco di Valois, re di Franca, provò in mille modi a invitarlo, depositando a Roma tremila scudi per le sue spese, da riscuotere quando avesse voluto mettere in viaggio. 

La Repubblica veneta gli mandò il Bruciolo per invitarlo, offfrendo unoo stipendio di seicento scudi all’anno senza alcun impegno, purché con la sua persona onorasse la città: qualora avesse poi eseguito dei lavori, sarebbe stato pagato a parte, come se già non ricevesse uno stipendio. Queste non sono cose che capitano tutti i giorni, ma assolutamente eccezionali, e non avvengono se non in casi singolari, come per Omero, che venne conteso da molte città della Grecia, ognuna delle quali lo voleva per sé”.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti, conteso in vita quanto dopo la morte fra una città natale e l’altra, fra una cava e l’altra ma anche fra Roma e Firenze.

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Alzo il pensier con l’alie

  Di te con teco, Amor, molt’anni sono
nutrito ho l’alma e, se non tutto, in parte
il corpo ancora; e con mirabil arte
con la speme il desir m’ha fatto buono.
    Or, lasso, alzo il pensier con l’alie e sprono
me stesso in più sicura e nobil parte.
    Le tuo promesse indarno delle carte
e del tuo onor, di che piango e ragiono,
. . . . . . . .

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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L’affettuosa fantasia

Fra tutti i versi che scrissi, quelli che vi propongo oggi sono un sunto di tutta la vita mia. Li misi nero su bianco quando già ero parecchio in là con gli anni. Sentivo avvicinarsi a passi da gigante l’ultima ora anche se mai mi mancò però la forza di attaccare il marmo con martello e scalpello. Una cosa sola io e la scultura: senza gli attrezzi di lavoro, compagni di una vita intera, probabilmente sarei passato a miglior vita molto prima…l’inattività non era cosa per me, non mi appassionava e di passione vivevo io.

Vi ripropongo dunque alcuni dei versi più belli, struggenti e appassionate di tutta la mia produzione.

Giunto è già ‘l corso della vita mia,
con tempestoso mar, per fragil barca,
al comun porto, ov’a render si varca
conto e ragion d’ogni opra trista e pia.
    Onde l’affettüosa fantasia
che l’arte mi fece idol e monarca
conosco or ben com’era d’error carca
e quel c’a mal suo grado ogn’uom desia.
    Gli amorosi pensier, già vani e lieti,
che fien or, s’a duo morte m’avvicino?
    D’una so ‘l certo, e l’altra mi minaccia.
    Né pinger né scolpir fie più che quieti
l’anima, volta a quell’amor divino
c’aperse, a prender noi, ‘n croce le braccia.

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Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

Dalla stessa sorgente

Credo che un vero amore per l’arte sia un dono, quanto il crearla; e può anche essere che entrambi scaturiscano dalla stessa sorgente mentale. Così scriveva Bernard Berenson, uno dei più noti critici e storici dell’arte vissuto a cavallo fra l’Ottocento e in Novecento, ha dato un contributo fondamentale alla storia dell’arte. Sono molte le attribuzioni dovute a lui, non solo di disegni miei ma anche di opere appartenenti per esempio a Giorgione e a Tiziano.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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La vostra patria è la terra, la nostra è l’idea

E chi lo sa che cos’è la scultura o l’arte in generale! Difficile riassumere in poche parole quello che l’arte suscita, spera e che fa provare a chi la crea e a chi la vive. Vi lascio una bella considerazione sull’arte e sulla differenza che intercorre fra un artista e un pensatore che ho scovato in un libro scritto da Herman Hesse, per inciso Narciso e Boccadoro, auguradomi sia di vostro gradimento.

“Le nature come la tua, dotate di sensi forti e delicati, gli ispirati, i sognatori, i poeti, gli amanti sono quasi sempre superiori a noi uomini di pensiero. La vostra origine è materna. Voi vivete nella pienezza, a voi è data la forza dell’amore e dell’esperienza viva. Noi spirituali, che pur sembriamo spesso guidarvi e dirigervi, non viviamo nella pienezza, viviamo nell’aridità.

A voi appartiene la ricchezza della vita, a voi il succo dei frutti, a voi il giardino dell’amore, il bel paese dell’arte. La vostra patria è la terra, la nostra è l’idea. Il vostro pericolo è di affogare nel mondo dei sensi, il nostro è di asfissiare nel vuoto. Tu sei un artista, io un pensatore. Tu dormi nel petto della madre, io veglio nel deserto. A me splende il sole, a te la luna e le stelle…”

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi voli pindarici

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Michelangelo Buonarroti: guida alle mie opere fiorentine

“Michelangelo Buonarroti: guida alle mie opere fiorentine”, così si chiama il mio ultimo libro che ho appena pubblicato. Si tratta di una vera e propria guida che vi accompagna per mano alla scoperta delle opere fatte da me che è possibile vedere a Firenze.

Pagina dopo pagina vi racconto la storia di capolavori assoluti come il David e il Tondo Doni. Vi porto a vedere da vicino il Crocifisso Gallino e il Bruto, la Battaglia dei Centauri e il grandioso complesso scultoreo e architettonico della Sagrestia Nuova in San Lorenzo.

E’ una guida ideata sia per chi desidera andare a Firenze per conoscere da vicino i miei lavori che per coloro che non hanno la possibilità di viaggiare e vogliono sapere qualcosa in più in merito a opere così importanti.

Potete acquistare il libro cliccando qui oppure ordinarlo a breve nelle librerie Feltrinelli o sul loro sito, acquistarlo su Amazon, Ibs.it e molte altri siti online che si occupano della distribuzione dei libri. Per chi lo desidera fare è possibile leggere gratuitamente le prime pagine del libro  e scrivere una breve recensione cliccando qui dopo aver assaggiato una parte della guida.

Il vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta augurandovi buona lettura.

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Quello che trovo scritto sui libri

Prima o poi forse mi deciderò a scrivere un libro sui libri sbagliati o qualcosa del genere. Come sapete sono alla continua ricerca di libri che parlino di me e delle mie opere. Ne ho letti di meravigliosi, belli, mediocri e osceni. Mi è capitato di leggere libri romanzati, altri bizzarri e fantasiosi molto poco attinenti alla realtà ma anche volumi capaci di appassionare il lettore raccontando al contempo la mia storia in maniera ineccepibile.

In questo pomeriggio soleggiato che inizia ad avere tutti i colori e i profumi della primavera, mi son seduto sul soglio dell’entrata di Santa Croce per mettermi a leggere in santa pace un volume assai prestigioso. Cosa ci trovo dentro? Ebbene, l’autore per dare validità a una sua tesi è partito da una considerazione del tutto sbagliata. Secondo questo tale di cui non dirò il nome, io sarei stato un sostenitore dei Medici. Ma quando mai? Se è vero che vissi alla corte di Lorenzo dei Medici è altrettanto vero che dopo la sua morte dovetti lasciare la sua dimora. I suoi figli non avevano certo la prontezza mentale del padre ed erano dei sanguinari despoti con i quali ben poco avevo da spartire.

Son sempre stato repubblicano ed era la Repubblica che volevo, non la dittatura. E quando mi dovetti nascondere dai parteggianti per i Medici che mi volevano uccidere proprio perché difendevo a spada tratta la Repubblica? Quando progettai le fortificazioni per la città di Firenze e per il campanile di San Miniato? Bah…certe affermazioni del tutto arbitrarie che mi capita di trovare nei libri mi lasciano assai perplesso. Capirei avessi trovato un discorso del genere in un libretto di poco conto, ma su questo che ho fra le mani adesso proprio no. E’ una nota stonata in un libro che propone anche cose interessanti. Un vero peccato.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che vi racconta il peccato ma che non vuole svelarvi il peccatore. Il volume presenta considerazioni a volte valide, altre parecchio azzardate ma se potessi tornare in dietro dubito lo comprerei di nuovo.

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Da vivo avrei permesso la pubblicazione dei miei versi?

Tanto si è discusso e dibattuto sulle mie poesie, sulla loro interpretazione e ancor di più sulla questione della pubblicazione. Solo pochi miei contemporanei ebbero la sorte di poter leggere quei versi tanto appassionati quanto tormentati. Fu il mi’ nipote omonimo a pubblicarle nel 1623 dopo aver effettuato non una semplice revisione ma, in alcuni casi, una riscrittura utile solo per modificarne radicalmente il significato.

Fra la fine del 1545 e il novembre del successivo anno, mentre ero impegnato con gli affreschi della Paolina, ebbi la voglia di rendere pubbliche tutte le poesie mie. Se questo impulso fosse nato proprio da un desiderio mio oppure fossi stato spinto da qualcun altro non è dato sapere. Fatto sta che sul mio scrittoio c’erano due manoscritti contenenti entrambi sia carte autografe che fogli trascritti da Luigi del Riccio e Donato Giannotti.

Probabilmente i due stavano cercando di mettere in ordine i versi miei per darli poi alle stampe. Cos’è successo dopo? Perché il progetto non andò a buon fine? Ci sono diverse ipotesi che circolano e sono tutte abbastanza plausibili.

Scriversi versi equivale a mettersi a nudo e forse nudo non avevo alcuna intenzione di stare dinnanzi a persone che nemmeno conoscevo. Pensando e ripensandoci sopra forse rpeferii tenerli per me quei versi.

“Io vi prego e scongiuro, per la vera amicizia che è tra nnoi, che non mi pare, che voi facciate guastare quella stampa e abruciare quelle che sono stampate; e che se voi fate boctega di me, non la vogliate far fare anche a altri; e se fate di me mille pezzi, io ne farò altrectanta, non di voi, ma delle vostre cose” scrissi in una lettera indirizzata a Luigi del Riccio proprio nel periodo in cui probabilmente stava lavorando al canzoniere mio.

Pochi anni dopo anche il Condivi, nella mia biografia, scrive di una prossima pubblicazione di versi e madrigali raccolti da lui stesso peraltro mai editi. Della raccolta del Condivi non s’è trovato traccia alcuna in tempi moderni: “spero tra poco tempo dar fuore alcuni suoi sonetti e madrigali, quali io con lungo tempo ho raccolto sì da lui da altri, e questo per dar saggio al mondo, quanto ne l’invenzione vaglia e quanti bei concetti naschino da quel divino spirito”.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta instillandovi un dubbio: avrei mai permesso la pubblicazione delle mie poesie quando ancora ero in vita?

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Novità: è appena uscito il mio secondo libro

E’ uscito adesso il mio nuovo libro “Michelangelo Buonarroti non se ne va più – di me voglio raccontarvi ancora“. Sono in attesa della copia zero ma comunque già lo potete acquistare qui oppure ordinare in tutte le librerie del circuito Feltrinelli o sul loro sito ufficiale a breve. Acquistatelo per voi, regalatelo a chi volete o adoperatelo per non fare zoppicare il tavolo da cucina per unire l’utile al dilettevole.

Prima di salutarvi vi lascio la sintesi sulla quarta di copertina…non si sa mai vi facesse venire un’improvvisa voglia di leggere l’intero volume! Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta e se ne va a festeggiare: stasera invece che il solito brodino sciapo di verdure tortelli innaffiati con abbondante Chianti: tanto un devo mica guidare dopo, dove volete che scappi!

Chi non ha mai desiderato sentirsi raccontare da Michelangelo Buonarroti in persona la storia che c’è dietro ogni sua pennellata o scalpellata? In questo volume il genio rinascimentale fiorentino si mette a nudo, narrando vicende private che lo hanno coinvolto a volte in maniera drammatica e a volte con risvolti decisamente comici. Michelangelo descrive puntualmente le sue opere in una chiave originale ma autentica e del tutto attendibile. Attraverso queste pagine, Michelangelo e l’alter ego che gli dà voce, gli vi faranno scoprire dettagli di opere celeberrime che fino al momento forse nemmeno avevate notato portandovi alla scoperta di disegni, architetture, pitture e sculture sia note che quasi sconosciute. Chi l’ha detto che l’arte sia una cosa seria e solo per addetti ai lavori? Michelangelo, con la sua ironia pungente, vi coinvolgerà in prima persona nei racconti, conducendovi per mano nel mondo dell’arte alla scoperta della bellezza.

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Se ‘l foco fusse alla bellezza equale

Se ‘l foco fusse alla bellezza equale
degli occhi vostri, che da que’ si parte,
non avrie ‘l mondo sì gelata parte
che non ardessi com’acceso strale.
    Ma ‘l ciel, pietoso d’ogni nostro male,
a noi d’ogni beltà, che ‘n voi comparte,
la visiva virtù toglie e diparte
per tranquillar la vita aspr’e mortale.
    Non è par dunche il foco alla beltate,
ché sol di quel s’infiamma e s’innamora
altri del bel del ciel, ch’è da lui inteso.
    Così n’avvien, signore, in questa etate:
se non vi par per voi ch’i’ arda e mora,
poca capacità m’ha poco acceso.

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