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6 aprile 1520: 500 anni fa moriva Raffaello

Era un 6 aprile come oggi ma di 500 anni fa quando Raffaello morì a Roma, a soli 37 anni. Il cardinale scrittore e umanista Pietro Bembo, suo grande amico, volle scrivere l’epitaffio che fu poi inciso sulla tomba nel Pantheon: “Ille hic est Raphael timuit quo sospite vinci, rerum magna parens et moriente mori”, ovvero Qui giace Raffaello: da lui, quando visse, la natura temette d’essere vinta, ora che egli è morto, teme di morire”.

La natura nelle mani di Raffaello davvero venne esaltata al massimo. Pittore raffinatissimo, sebbene in vita non m’andò a genio e facesse comunella col Bramante che volentieri m’avrebbe fatto fuori, oggi riconosco la sua grandezza.

Raffaello era figliolo d’un pittore: Giovanni Santi. Nacque lo stesso giorno in cui morì: il 6 aprile. Le cronache dell’epoca riportano fosse un venerdì Santo. Il su babbo fin da bimbetto lo avviò al mestiere insegnandogli i rudimenti della pittura. Probabilmente non fu mandato a bottega dal Perugino come riporta il Vasari ma è molto più probabile che frequentasse quell’ambiente di tanto in tanto per perfezionarsi.

Particolare della Fornarina – Raffaello

Il 10 dicembre del 1500 col titolo di magister, gli fu affidata la realizzazione della pala d’altare per la chiesa di Sant’Agostino di Città di Castello che terminò nel settembre dell’anno successivo. La Pala del Beato Nicola di Tolentino che di fatto segna l’inizio della carriera di Raffaello, purtroppo è andata perduta. Poco dopo incomincerà a lavorare alla celebre opera dello Sposalizio della Vergine, oggi conservata alla Pinacoteca di Brera con la firma autografa Raphael Vrbinas.

Lo sposalizio della Vergine – Raffaello

Stando a quanto riporta il Vasari, fu durante la partecipazione al cantiere della Libreria Piccolomini a Siena che sentì parlare della grande Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci e si attivò per farsi accogliere a Firenze. Si fece raccomandare dalla sua protettrice Giovanna Feltria della Rovere, duchessa di Senigallia, che scrisse una lettera a Pier Soderini, in quel frangente gonfaloniere della Repubblica Fiorentina.

I ritratti dei coniugi Doni di Raffaello e il mio Tondo Doni

Raffaello arrivò in città nel 1504 ed ebbe modo di lavorare a importanti commissioni come i celebri ritratti dei coniugi Doni e in diverse occasioni affrontò il tema della Madonna con il Bambino.

La Madonna della Seggiola – Raffaello

Negli ultimi mesi del 1508 Raffaello si trasferisce nella Città Eterna e con la raccomandazione del mio agguerrito nemico Bramante, ottiene da papa Giulio II l’incarico di affrescare la Stanza della Segnatura e la Stanza di Eliodoro. Nella Scuola di Atene della Stanza della Segnatura raffigura i personaggi del tempo nelle vesti degli antichi: per non far torto a nessuno mise anche me all’ultimo momento già che nemmeno nel cartone m’aveva tracciato. Mi fece far la parte di Eraclito e a dirla tutta mi ci vedo assai bene in quel ruolo.

Bramante viene trasformato in Euclide e lo vedete vestito di rosso mentre si prodiga in uno studio di geometria. Leonardo da Vinci, al centro, è Platone e parla con Aristotele. I personaggi raffigurati sono tantissimi e solo per citarne alcuni vi posso raccontare che l’uomo col turbante nel gruppo alla sinistra di Platone dovrebbe essere Averroè, il filosofo del XII secolo che tradusse e commentò l’opera di Aristotele. L’uomo inginocchiato con il libro alle mie spalle è Pitagora mentre Diogene se ne sta semi sdraiato sui gradini con un foglio in mano.

La scuola di Atene

Nella Stanza di Eliodoro Raffaello rappresenta il primo notturno del mondo dell’arte. Nella Liberazione di San Pietro affresca una scena che si svolge in piena notte, rischiarata solo dal pallore della luna e dallo sfolgorante angelo che libera dalle catene San Pietro.

La Stanza di Eliodoro

Raffaello morì a soli 37 anni ma lasciò ai posteri una grande quantità di opere, per altro tutte mirabili. Il cordoglio fra i contemporanei fu assai sentito tanto che Marcantonio Michiel, in una delle sue lettere annotò il dolore provato “d’ogn’uno et del papa”.

Passò a miglior vita mentre stava lavorando a una delle sue opere più sublimi: la Trasfigurazione di Cristo, commissionatagli nel 1516 dal cardinale Giulio de’ Medici per la cattedrale di Narbona che all’epoca era la sua sede vescovile. Le cronache dell’epoca riportano che proprio quell’opera incompiuta era stata appesa nella stanza di Raffaello oramai molto malato. Riporta il Vasari “La quale opera, nel vedere il corpo morto e quella viva, faceva scoppiare l’anima di dolore a ognuno che quivi guardava”.

La Trasfigurazione di Cristo – Raffaello

Per celebrare i 500 anni dalla scomparsa di Raffaello erano state previste numerose iniziative e la superba mostra delle Scuderie del Quirinale, ahimè oggi chiusa fino a data da destinarsi. Tenete sotto controllo le reti Rai oggi perché saranno numerosi i programmi e gli eventi messi in piedi per ricordare il pittore che con la bellezza consola l’anima di ognuno.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti. A proposito, anche sul canale Sky Arte reso accessibile a tutti in streaming per il periodo di quarantena che stiamo affrontando, verranno proposti diversi documentari su Raffaello e in particolare il docu film “Raffaello, il principe delle Arti”. Cliccate QUA per scoprire come vedere il canale gratuitamente.

La Madonna Sistina di Raffaello

2 Comments »

  1. Il Rinascimento italiano è meraviglia di molti uomini. Artisti come Leonardo Raffaello Michelangelo Papi Giulio II Leone X maestranze i Romani con i loro acquedotti. L’Italia è bellissima grandeUnica. Nn vedo l’ora di tornare aRoma per la mostra di Raffaello. Spero riapra presto. Ho biglietti per 25 del mese di aprile

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