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Per forza di levare, scrissi al Varchi

Sono tanti gli scritti miei che sono rimasti nell’immaginario collettivo, che hanno segnato un passo fondamentale nella storia dell’arte. Fra questi c’è in particolare una lettera che scrissi a Benedetto Varchi in cui mettevo a confronto nero su bianco l’arte della pittura e della scultura.

Chi era Benedetto Varchi? Uno storico, umanista e scrittore di Montevarchi. Fu un grande studioso di Dante, che tanto amavo anch’io. Aveva una conoscenza vastissima della botanica, dell’alchimia e della filosofia. Pareva fosse interessato a qualsiasi cosa potesse approfondire: un uomo illuminato con cui era un piacere confrontarsi.

Vi riporto a seguire uno stralcio di quella lettera che gli scrissi…buona lettura.

“Io dico che la pittura mi pare più tenuta buona, quanto più va verso il rilievo, et il rilievo più tenuto cattivo, quanto più va verso la pittura.

La pittura e scultura è la medesima cosa: e perché ella fussi tenuta così, non doverebbe ogni pittore far manco di scultura che di pittura; e ‘l simile, lo scultore di pittura che di scultura. Io intendo scultura, quella che si fa per forza di levare: quella che si fa per via di porre, è simile alla pittura: basta, che venendo l’una e l’altra da una medesima intelligenza, cioè scultura e pittura, si può far fare loro una buona pace insieme, e lasciar tante dispute”

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti

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