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I dipinti trasformati in mosaici in San Pietro

Fra le tante particolarità che appartengono alla basilica di San Pietro in Vaticano, ce n’è una che non tutti conoscono. Le grandi pale d’altare sembrano dipinti a olio ma in realtà, se vi avvicinate, noterete che sono delle meravigliose riproduzioni di opere note a mosaico.

 A partire dal 1572, papa Gregorio XIII Boncompagni decise di decorare la basilica ancora in fase di costruzione con preziosi mosaici. A Roma però mancavano maestranze specializzate in questa antica, costosa ma durevole tecnica così si appellò ai maestri veneziani. Arrivarono nella città eterna i migliori mosaicisti che si misero al lavoro per insegnare i loro trucchi del mestiere ad abili apprendisti del luogo. Poco a poco si formò una vera e propria squadra romana capace di mettere a frutto le nozioni apprese.

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Il primo lavoro che realizzarono fu la decorazione della cappella Gregoriana nel 1578 e a seguire la decorazione della cupola mia. Le tessere venivano realizzate con miscele di vetro colorate nelle varie tonalità con ossidi metallici nella fase di fusione. Visto il risultato ottenuto con quel tipo di tecnica, si pensò bene di decorare tutte le altre cupole minori della basilica a mosaico. Noti artisti del tempo come il Cavalier d’Arpino, provvedevano a disegnare i cartoni mentre gli specialisti si occupavano di montare i mosaici creando effetti di lucentezza spettacolari.

Per fissare i mosaici alle cupole venne ideato per la prima volta un particolare stucco a base di lino la cui ricetta ancora oggi viene conservata gelosamente dallo Studio del Mosaico Vaticano.

Terminata la decorazione di tutte le cupole, venne avviata la riproduzione delle pale d’altare: i dipinti a olio vennero sostituiti con enormi mosaici che le riproducevano. Si pensò fosse il modo più duraturo per tramandare ai posteri quei capolavori difendendoli anche dal tasso elevato di umidità presente nella basilica.

Basilica S. Pietro DSC_8839.jpg

C’era la necessità di avere a disposizione un gran numero di tonalità di colori e così si iniziarono a sperimentare nuove miscele ottenendo circa 28mila smalti di tonalità diverse. Ci fu anche un altro problema da risolvere assai importante: le tessere lucide davano luogo a riflessi di luce che sarebbero risultati inopportuni sulle pale d’altare. Fu il fornaciaro Alessio Mattioli a creare con il suo ingegno quella che in gergo viene chiamata scorzetta: una tipologia di smalto opaco che non riflette la luce come invece fanno gli smalti. Siccome la produzione di tessere era enorme, venne costruita una fornace direttamente nello Stato Vaticano, nel 1731.

Papa Benedetto XIII, nel 1727 istituì il permanente Studio del Mosaico Vaticano tutt’oggi esistente. Attualmente si occupa più che altro della manutenzione e del restauro dei mosaici presenti nella basilica di San Pietro.

La prossima volta che entrerete in San Pietro, guardatevi attorno e lasciatevi meravigliare dai 10mila metri quadrati di mosaici. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta augurandovi un buon prosegumento di giornata.

Se volete acquistare un ottimo lubro che vi spieghi bene la basilica di San Pietro, vi consiglio QUESTO QUA. Buona lettura dunque.

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Photo credit Alinari

 

 

 

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