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Il Savonarola che tutto bruciava si commosse per l’opera mia

Il frate dominicano Girolamo Savonarola, con le sue infinite prediche e la sua tremenda austerità, stava provando a ribaltare le coscienza di tutta Firenze e non solo. Andava profetizzando tremende disgrazie se presto il mondo non si fosse convertito a un cristianesimo più autentico, privo di tanti fronzoli e perdizioni.

Sebbene fosse stato uno di quelli che oggi vengono chiamati estremisti, tutti i torti non ce l’aveva. La decadenza dei costumi oramai era a livelli inimmaginabili e in una lettera che aveva scritto alla famiglia sua anni prima, aveva dichiarato di voler scegliere la religione perchè aveva conosciuto l’infinita miseria degli uomini, le ruberie, gli adulteri, gli stupri, l’idolatria e la superbia “tutta la violenza di una società che ha perduto ogni capacità di bene. Per poter vivere libero, ho rinunciato ad avere una donna e, per poter vivere in pace, mi sono rifugiato in questo porto della religione”.

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Erano in tanti quelli che seguivano Savonarola e che mettevano in pratica lettera ciò che predicava. La Chiesa davvero versava in condizioni drammatiche e troppo si era allontanata dalla Parola di Cristo. Era difficile seguire le dottrine di un papato corrotto che ben poco aveva di cristiano. I seguaci del frate si dilettavano nel bruciare le opere d’arte e qualsiasi cosa considerassero vanità.

Il falò delle vanità più celebre fu quello del 7 febbraio 1497. Dopo la cacciata dei Medici dallo scranno del potere, i seguaci del frate misero a soqquadro la città per raccogliere tutti gli oggetti considerati peccaminosi, indecenti oppure lussuosi.

Furono bruciati preziosissimi manoscritti, strumenti musicali di ogni tipo, dipinti che i principi d’Europa volentieri si sarebbero contesi come addirittura quelli realizzati dal Botticelli. Insomma, fra quelle fiamme andarono perdute per sempre opere memorabili.

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Sebbene il Savonarola non dicesse cose così sbagliate, il suo voler distruggere per sempre tutte quelle opere, ai miei occhi lo fece sembrare sciocco. Chi distrugge cultura con una scusa o l’altra non può essere mai giustificato. Tutto ciò che serve per mettere in moto il cervello non è mai gradito dai poteri forti e chi lo vuole eliminare ha tutto l’interesse a non far pensare in maniera autonoma i propri adepti. State in guardia: il pericolo è sempre dietro l’angolo ed è molto più subdolo di quanto si possa credere.

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Il mio caro amico Giorgio Vasari descrisse così quel rogo delle vanità: “ il carnovale seguente, che era costume della città far sopra le piazze alcuni capannucci di stipa et altre legne, e la sera del martedì per antico costume arderle queste con balli amorosi… si condusse a quel luogo tante pitture e sculture ignude molte di mano di Maestri eccellenti, e parimente libri, liuti e canzonieri che fu danno grandissimo, ma particolare della pittura, dove Baccio portò tutto lo studio de’ disegni che egli aveva fatto degli ignudi, e lo imitò anche Lorenzo di Credi e molti altri, che avevon nome di piagnoni”.

Nonostante il Savonarola detestasse la maggior parte delle opere d’arte perché le considerava delle vanità da distruggere, rimase particolarmente colpito dal mio Crocifisso in legno che al tempo troneggiava sopra l’altare maggiore della basilica di Santo Spirito. Gli parve proprio bello e ne parlò in questi termini “dal corpo candido, di nobile complessione, et tenera, et deicata et molto sensibile”.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi discorsi e i suoi quotidiani racconti

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