Mai prestare qualcosa agli sconosciuti: meglio regalare

Se avete intenzione di prestare qualcosa che vi sta a cuore a uno sconosciuto mettete in conto in fin da subito che forse non lo riavrete mai più. Parlo per esperienza personale: si narra che fossi tirchio però prestavo denaro e non certo a scopo di strozzinaggio, sostentavo tutta la famiglia mia e ai miei garzoni regalavo continuamente cose. Feci anche la dote alla figliola di un pover’uomo donandogli i canapi che erano serviti per allestire il laborioso e poco sicuro ponteggio del Bramante ma questa è un’altra storia che vi racconterò in un’altra occasione.

Vi ho fatto questo preambolo prima di mostrarvi la lettera che scrissi al Capitano di Custodia il 30 aprile del 1518 per fargli presente la situazione e affinché intervenisse in questa faccenda facendomi riavere i miei quattrini.

In pratica un pittore che si sentiva poco apprezzato per il suo lavoro (e una ragione ci sarà pure stata se oggi quasi nessuno si ricorda di lui), Luca da Cortona, venne in quel di Roma durante il primo anno del pontificato di papa Leone X. Venne da me e fra un discorso e l’altro mi chiese 40 Giuli.

Non contento, un po’ di tempo dopo, venne a farmi visita in casa mia a Macel de’ Corvi mentre stavo lavorando allo Schiavo Ribelle e volle altri soldi. Gli diedi pure quelli ma poi non me li rese mai ma ci teneva al suo apparente onore: andava declamando ai quattro venti che mi aveva ridato fino all’ultimo centesimo. Che bugiardo. Oltre al danno anche la beffa. Durante la sua ultima visita non stavo bene e faticavo a lavorare tutto acciaccato com’ero. Luca da Cortona mi guardò sorridendo e mi disse “Non dubitare che e’ verranno gli Angeli da ccielo a pigliarti le braccia e t’aiuteranno”...s’avessi saputo prima di che pasta era fatto, col piffero che gl’avrei prestato quei soldi.

Firenze 30 aprile del 1518

S(ignor)e Chapitano, send’io a rRoma el primo anno di papa Leone, vi venne maestro Lucha da Chortona pictore, e rischontrandolo un dì a presso a Monte Giordano, mi disse che era venuto a parlare al Papa per avere no’ mi richordo che cosa, e che era già stato per essergli stato tagliata la testa per amore della casa de’ Medici, e che gli parea, chome dire?, non essere richonosciuto; e dissemi altre simil cose che io non mi richordo. E sopra a questi ragionamenti mi richiese di quaranta iuli e mostròmi dov’io gniene avevo a mandare, cioè in bocte[ga] d’uno che fa lle scharpe, dov’io credo che lui si tornava.

E io, non avendo danari a chanto, m’ero oferto di mandargniene, e così feci. Subito che io fui a chasa, io gli mandai e’ decti quaranta g[i]uli per uno mio garzone che si chiama o vero à nnome Silvio, el quale credo che sia oggi in Roma. Dipoi, forse non riusciendo al decto maestro Lucha el suo disegnio, passati alquanti giorni venne a chasa mia dal Macello de’ Chorvi, nella casa che io tengo anchora oggi, e trovommi che io lavoravo in sur una figura di marmo ricta, alta quatro braccia, che à le mani drieto, e do[l]fesi mecho e richiesemi d’altri quaranta g[i]uli, che dice che se ne volea andare. Io andai su in chamera e porta’gli quaranta g[i]uli, presente una fante bologniese che stava mecho, e anche credo che e’ v’era el sopra decto garzone che gli aveva portati gli altri; e preso ‘decti danari, s’andò chon Dio.

Non l’ò ma’ poi rivisto. Ma send’io allora mal sano, inanzi che decto maestro Lucha si partissi di chasa mi dolfi seco del non potere lavorare, e llui mi disse ‘Non dubitare che e’ verranno gli Angeli da ccielo [a pi]gliarti le braccia e t’aiuteranno’. Questo vi scrivo io perché, [se le] decte cose fussino riplichate a decto maestro Lucha […], se ne richorderebe e non direbbe avermegli renduti, [chome la Vo]stra S(ignori)a schrive a Buonarroto che lui dice, e più che voi s[chrivete] anchora che credete che e’ me gli abi renduti.

Questo non è [vero, a meno] che io sia uno grandissimo ribaldo, e chosì sarebe [se io cerchassi] di riavere quello che io avessi riavuto. Ma lla Vo[stra Signoria …] ciò che lla vuole; io gli ò a rriavere, e chosì g[i]uro. S[e la Vostra Signoria …] fare ragione, lo può fare, quanto che no. A s[…] Chapitano.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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