Mai prestare qualcosa agli sconosciuti: meglio regalare

Se avete intenzione di prestare qualcosa che vi sta a cuore a uno sconosciuto mettete in conto in fin da subito che forse non lo riavrete mai più. Parlo per esperienza personale: si narra che fossi tirchio però prestavo denaro e non certo a scopo di strozzinaggio, sostentavo tutta la famiglia mia e ai miei garzoni regalavo continuamente cose. Feci anche la dote alla figliola di un pover’uomo donandogli i canapi che erano serviti per allestire il laborioso e poco sicuro ponteggio del Bramante ma questa è un’altra storia che vi racconterò in un’altra occasione.

Vi ho fatto questo preambolo prima di mostrarvi la lettera che scrissi al Capitano di Custodia il 30 aprile del 1518 per fargli presente la situazione e affinché intervenisse in questa faccenda facendomi riavere i miei quattrini.

In pratica un pittore che si sentiva poco apprezzato per il suo lavoro (e una ragione ci sarà pure stata se oggi quasi nessuno si ricorda di lui), Luca da Cortona, venne in quel di Roma durante il primo anno del pontificato di papa Leone X. Venne da me e fra un discorso e l’altro mi chiese 40 Giuli.

Non contento, un po’ di tempo dopo, venne a farmi visita in casa mia a Macel de’ Corvi mentre stavo lavorando allo Schiavo Ribelle e volle altri soldi. Gli diedi pure quelli ma poi non me li rese mai ma ci teneva al suo apparente onore: andava declamando ai quattro venti che mi aveva ridato fino all’ultimo centesimo. Che bugiardo. Oltre al danno anche la beffa. Durante la sua ultima visita non stavo bene e faticavo a lavorare tutto acciaccato com’ero. Luca da Cortona mi guardò sorridendo e mi disse “Non dubitare che e’ verranno gli Angeli da ccielo a pigliarti le braccia e t’aiuteranno”...s’avessi saputo prima di che pasta era fatto, col piffero che gl’avrei prestato quei soldi.

Firenze 30 aprile del 1518

S(ignor)e Chapitano, send’io a rRoma el primo anno di papa Leone, vi venne maestro Lucha da Chortona pictore, e rischontrandolo un dì a presso a Monte Giordano, mi disse che era venuto a parlare al Papa per avere no’ mi richordo che cosa, e che era già stato per essergli stato tagliata la testa per amore della casa de’ Medici, e che gli parea, chome dire?, non essere richonosciuto; e dissemi altre simil cose che io non mi richordo. E sopra a questi ragionamenti mi richiese di quaranta iuli e mostròmi dov’io gniene avevo a mandare, cioè in bocte[ga] d’uno che fa lle scharpe, dov’io credo che lui si tornava.

E io, non avendo danari a chanto, m’ero oferto di mandargniene, e così feci. Subito che io fui a chasa, io gli mandai e’ decti quaranta g[i]uli per uno mio garzone che si chiama o vero à nnome Silvio, el quale credo che sia oggi in Roma. Dipoi, forse non riusciendo al decto maestro Lucha el suo disegnio, passati alquanti giorni venne a chasa mia dal Macello de’ Chorvi, nella casa che io tengo anchora oggi, e trovommi che io lavoravo in sur una figura di marmo ricta, alta quatro braccia, che à le mani drieto, e do[l]fesi mecho e richiesemi d’altri quaranta g[i]uli, che dice che se ne volea andare. Io andai su in chamera e porta’gli quaranta g[i]uli, presente una fante bologniese che stava mecho, e anche credo che e’ v’era el sopra decto garzone che gli aveva portati gli altri; e preso ‘decti danari, s’andò chon Dio.

Non l’ò ma’ poi rivisto. Ma send’io allora mal sano, inanzi che decto maestro Lucha si partissi di chasa mi dolfi seco del non potere lavorare, e llui mi disse ‘Non dubitare che e’ verranno gli Angeli da ccielo [a pi]gliarti le braccia e t’aiuteranno’. Questo vi scrivo io perché, [se le] decte cose fussino riplichate a decto maestro Lucha […], se ne richorderebe e non direbbe avermegli renduti, [chome la Vo]stra S(ignori)a schrive a Buonarroto che lui dice, e più che voi s[chrivete] anchora che credete che e’ me gli abi renduti.

Questo non è [vero, a meno] che io sia uno grandissimo ribaldo, e chosì sarebe [se io cerchassi] di riavere quello che io avessi riavuto. Ma lla Vo[stra Signoria …] ciò che lla vuole; io gli ò a rriavere, e chosì g[i]uro. S[e la Vostra Signoria …] fare ragione, lo può fare, quanto che no. A s[…] Chapitano.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Il viavai degli scalpellini

Come ho avuto modo di raccontarvi in più occasioni, il tempo che trascorsi nelle cave di Seravezza fu duro, complicato nonché infruttuoso. Gli scalpellini andavano e venivano a loro piacimento senza che potessi fare alcunché in merito. Li facevo arrivare direttamente da Settignano tranne alcuni molto abili reperiti in loco. Dopo la prima paga però se ne tornavano a casa, lasciandomi senza una parte preziosa della forza lavoro.

In una lettera indirizzata al mi fratello Buonarroto, espressi tutta la mia preoccupazione in merito a questa spinosa faccenda. Gli scalpellini tornando a casa poi parlavano male di me e io avevo sempre più difficoltà a reperirne di nuovi.

Seravezza, 31 luglio 1518

Buonarroto, degli scharpellini che vennon qua, solo c’è restato Meo e cCechone; gli altri se ne sono venuti.

Ebono qua da mme quatro duchati e promessi loro danari chontinuamente da vivere, acciò che e’ potessino sodisfarmi. Ànno lavorato pochi dì e chon dispecto, i’ modo che quel tristerello di Rubechio m’à presso che guasto una cholonna che ò cavata.

Ma più mi duole che e’ vengono costà e danno chactiva fama a mme e alle chave de’ marmi per ischarichare loro, in modo che, volendo poi degl’uomini, no ne posso avere. Vorrei almeno, poi che e’ m’ànno ghabato, che e’ si stessino cheti.

Però io t’aviso, acciò che tu gli facci star cheti chon qualche paura, o di Iachopo Salviati o chome pare a cte, perché questi g[h]ioctoncegli fanno gran danno a quest’opera e anche a me.

Michelagniolo in Seraveza. A Buonarroto di Lodovicho Simoni in Firenze. Data in Via G[h]ibellina, a riscontro alla casa de’ Guardi.

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Un evento per vedere la lizzatura

Domenica 24 luglio, se vi troverete nei dintorni di Carrara, non perdete l’occasione di partecipare a un evento inusuale che avrà luogo presso la Cava Museo Fantiscritti ubicata in Via Miseglia.

La serata si aprirà alle 20.30 con la rievocazione storica della lizzatura effettuata da un gruppo di cavatori esperti. Un blocco di 15 tonnellate di marmo verrà fatto procedere su un percorso di una pendenza del 20%.

Cos’è la lizzatura? Ebbene, è il metodo con il quale fino a non troppi anni fa venivano fatti scendere a valle i blocchi di marmo. Il blocco estratto veniva assicurato a dei canapi e poi fatto scorrere su travi di legno. Detta così sembra una cosa semplice e invece è una delle operazioni più faticose e difficili per i cavatori. La forza nelle braccia è di fondamentale importanza e in tanti purtroppo durante la lizzatura c’hanno rimesso la vita. Ne so’ qualcosa: durante la lizzatura di un blocco sulle cave dell’Altissimo si strapparono i canapi: il blocco finì rovinosamente nel fiume, un cavatore rimase schiacciato e per un soffio anch’io non ci rimisi le penne.

Se volete vedere con i vostri occhi la scesa dei marmi a valle con il sistema che è stato adoperato fino a pochissimi decenni fa, Carrara e la Cava di Fantiscritti vi attende.

Dopo la lizzatura la serata proseguirà con momenti di intrattenimento musicale dedicati a grandi e piccini e uno spettacolo di arpa laser. Tutti avranno la possibilità di degustare prodotti tipici del territorio mentre a fine serata verranno proiettate immagini dedicate a Walter Danesi ovvero il fondatore della ditta omonima, oggi trasformata in un museo dedicato al marmo e ai cavatori.

La Cava di Fantiscritti è una di quelle che più ha dato all’arte italiana. Sia io che il Canova ma anche il Bernini e molti altri artisti siamo venuti fin qua per scegliere i marmi che oggi il mondo continua ad avere costantemente sotto gli occhi. Un nome su tutti? Avete presente la Pietà Vaticana?

In realtà la serata del 24 luglio che si svolgerà presso la Cava Museo Fantiscritti è una sorta di progetto pilota che preannuncia un’estate 2017 all’insegna del marmo e dell’arte.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta sperando siate in molti a partecipare a questo evento. Lasciatevi raccontare da chi su quelle cave ha lavorato anni cosa sia la lizzatura e come sia dura la vita di cava. Guardate quelle persone dritto negli occhi: i loro volti vi racconteranno più delle loro parole.

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Barbarians

Ebbene si! Quest’anno, anche se in maniera indiretta, ho partecipato al Carnevale di Viareggio. Fabrizio Galli, uno dei carristi più conosciuti, ha riproposto il mio David in una versione a dir poco inedita col suo Barbarians. Massacrato a copi d’ascia, disintegrato, decapitato da un mostruoso barbaro che mostra a tutti la sua testa per sancire la sua vittoria definitiva.

Pare il trionfo della barbarie sulla civiltà e guardarlo è un colpo al cuore, di quelli dolorosi che fan pure male parecchio. Non tanto perché di mezzo c’è il gigante di Firenze che pure ha la sua importanza, ma perché è qualcosa di molto reale.

Oltre al chiaro riferimento a quello che sta accadendo con le distruzioni dei siti storici da parte dell’Isis, se permettete io ci vedo anche qualcosa di molto più vicino a noi, che ci tocca personalmente, uno a uno. Un esempio? Potrei farvene tanti purtroppo…le ultime grandi trovate che mirano a distruggere la tutela del nostro patrimonio, i tagli fatti sulla pelle degli archeologi e dell’archeologia, il silenzio assordante sul clamoroso furto a Castelvecchio, il Salvator Mundi alla sagra del mandorlo…le altre barbarie aggiungetele voi, io non ce la faccio più.

Fatto sta comunque che è un gran bel carro vibrante e di forte  impatto. Domenica sarà l’ultima occasione per vederlo sfilare a Viareggio assieme a tutte le altre opere. Oh, bellissimo anche il carro del Vannucci “Bildeberg”…bello ma drammatico pure quello perché ci riguarda tutti da molto vicino.

Pensate un po’… quanti giornali ci saranno voluti per realizzare questa opera d’arte? Eh già, i carri che sfilano sul lungomare di Viareggio sono pezzi d’arte unici ideati e creati da grandi artisti.

Il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta e che vinca il migliore!

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La testa del mio David con il Galli ancora in case di realizzazione

Uffizi: emozionarsi ad ogni passo

Varcare le soglie degli Uffizi è sempre emozionante. Sia per chi entra per la prima volta in questo magnifico tempio dell’arte che per chi ha avuto la buona sorte di entrarvi in ripetute occasioni, gli Uffizi rimangono una delle meraviglie create dall’uomo più entusiasmanti che esistano.

Passeggiando fra le numerose sale si ci ritrova faccia a faccia con dipinti di Raffaello, Caravaggio, di quell’antipatico di Leonardo da Vinci ma anche del Botticelli e di Tiziano. E’ quasi un luogo surreale che consente di fare un salto indietro nel tempo.

Poetico, misterioso, a tratti tragico, ironico, ricco di allegorie tutte da interpretare. Gli Uffizi non si possono visitare avendo poco tempo a disposizione, per vedere le opere come si deve una vita intera non basterebbe.

Entrate dentro gli Uffizi e vi dimenticherete del mondo fuori per tutto il tempo che rimarrete fra le sue accoglienti mura. Vi sentirete penetrare dai mille sguardi dei protagonisti dipinti sulle tele e sulle tavole ma sarete da soli a confrontarvi con capolavori assoluti dell’arte di tutti i tempi.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che di tanto in tanto si perde fra le sale degli Uffizi lasciandoci ogni volta un pezzo d’anima.

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Il mio Tondo Doni

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Gerrit Van Honthorst – L’adorazione del Bambino

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Rosso Fiorentino – Angelo Musicante

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Raffaello – La Madonna del Cardellino

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Tiziano – La Venere d’Urbino

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Perugino – La Pietà

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Caravaggio – Il sacrificio d’Isacco

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Leonardo – L’Annunciazione

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Botticelli – La nascita di Venere

Atto di nascita

Nacqui in un bel giorno di marzo del 1475. Era un lunedì qualsiasi, lunedì 6 di marzo e nessuno ancora sapeva che quel piccolo neonato ne avrebbe fatta tanta di strada nel corso della sua lunghissima vita. Per essere vissuto in un’epoca così remota campai molto di più delle persone che conoscevo.

Ecco quanto il mi babbo annotò per l’occasione a futura memoria. Ah non fate caso all’anno errato, al tempo il calendario fiorentino era un po’ diverso da quello adottato oggi.

Ricordo come’ ogi questo dì 6 di marzo 1474 — mi nacque un’ fanciulo mastio, posigli nome’ michelagnolo et nacque’ in lunedì matina inanzj di 4 o 5 ore’ et nacquemj essendo io potesta di caprese’ et à caprese’ nacque, e’ còpari furno questj di sotto nominatj batezassj addj 8 detto nella chiesa di Sto giovannj di caprese’ questi sono e’ còparj
Dòn daniello di S buona guida da firenze’ rettor’di Sto giovanj di caprese
Dòn andrea di ··· da poppi rettor’della badia di diariano
Giovanni di naurij da da caprese
Jaco di franco da casurìo
Marco di giorgio da caprese’
Giovanni di biaggio da caprese
Andrea di biaggio da caprese’
Franco di jaco del anduino da caprese
S bartò di santi del lanse nottaro.

Il vostro Michelangelo Buonarroti che oggi ha voglia di ricordare gli albori della travagliatissima esistenza. D’altro canto è noto: solo le anime tormentate son capaci di creare grandi opere.

A seguire vi voglio lasciare il mio atto di nascita.

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In un laboratorio di scultura del vostro tempo

Era da parecchio che mi chiedevo come oggi vengono realizzate le sculture in marmo. Mai però m’ero intrufolato in qualche laboratorio per guardare con i miei occhi dei bravi artigiani al lavoro. Come vi potrete ben immaginare ai miei tempi si lavorava solo di scalpello battuto con mazzuoli e mazze, trapani a mano, raspe e abrasivi come la pomice, lo smeriglio e fatica tanta. I tempi di realizzazione di una scultura erano assai lunghi ma d’altro canto gli arnesi elettrici son venuti molto dopo.

Beh, ora è assai diversa la questione e il lavoro, almeno in parte, è facilitato dalla tecnologia. Ieri con un travestimento più che riuscito sono entrato in un laboratorio piuttosto conosciuto della cittadina di Pietrasanta. A Pietrasanta c’ero stato pure quando ancora ero fra voi mortali e l’ho trovata parecchio cambiata dall’ultima volta che l’ho vista. Tanto per mettere un po’ di sale sulla coda di qualcuno potrei raccontarvi di certe oscenità spacciate per opere d’arte che han messo nel centro delle rotonde ma credo lo farò in un’altra occasione: avrei preferito veder fiori invece di quelle robe strane.

Divagazioni sul tema a parte mi son fatto spiegare perbene le tecniche moderne di scultura da chi lì dentro ci lavora da anni. E’ sempre un bel vedere guardare gente brava all’opera che si dedica a far bene il proprio lavoro. Il laboratorio di scultura di Massimo Galleni sembra un posto fuori dal tempo ma con radici ben ancorate nella storia. C’è tanta esperienza e lavoro appassionato e i risultati si vedono. Certo mi sa tanto che qualche volta anche a loro capiterà di dover dar vita a progetti non troppo entusiasmanti ideati da presunti artisti ma d’altro canto il pane sul tavolo in qualche modo ci va messo.

Curiosando qua e la ho visto roba mia. Non nego che ho aguzzato la vista alla ricerca di imperfezioni ma, con gran piacere, ne ho trovate pochine pochine, trascurabili direi. Fino al momento a questo laboratorio di scultura si sono rivolti artisti contemporanei ma anche facoltosi personaggi che in casa desideravano avere copie di opere celeberrime come Apollo e Dafne del grande Bernini.

Tornato ieri sera qui in Santa Croce non ho saputo resistere all’idea di raccontare al Canova che nel laboratorio di Massimo Galleni di Pietrasanta stanno lavorando a una copia di una sua opera. Per farlo stare sulle spine non gli ho detto quale fosse e adesso muore dalla voglia di andare a vederla di persona.

Se v’ho incuriosito e desiderate avere un assaggio del laboratorio di Massimo Galleni questo è il link al sito

www.gallenimassimo.it

 A seguire vi lascio qualche foto scattata da uno bravo, non da me… guardate questa riproduzione del mio Bacco: bella vero? E pensare che il loro Bacco nemmeno ha la brutta venatura sul viso che ha il mio!

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti, osservatore osservato

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Dettaglio della riproduzione del mio Bacco del laboratorio di Massimo Galleni, Pietrasanta417428_1832982681247_516280171_n

Vista d’insieme di parte del laboratorio di Massimo Galleni, Pietrasanta

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Stefano Lazzerini al lavoro sulla copia del mio Bacco presso il laboratorio di Massimo Galleni, Pietrasanta

Per informazioni e contatti:

Galleni Massimo scultore

Via Torraccia, 5
55045 Pietrasanta (LU)
P. Iva: 1628750463

tel: 0584 793527
fax: 0584 793527

email: mgalleni@yahoo.it

La scelta dei marmi nelle Cave di Carrara

I marmi che servivano per le mie opere me li andavo a scegliere sul posto. Non è questione di esser pignoli e d’aver poca fiducia nel prossimo! Il fatto è che anche il miglior blocco può nascondere mille insidie e se non viene trattato con il dovuto rispetto sia da chi lo estrae che da chi lo scolpisce, può andare in mille pezzi come se fosse una zolletta di zucchero.

Al Bernini è capitato diverse volte proprio. Si accontentava dei marmi che gli venivano inviati fino a Roma presso il porto di Ripetta e così, ad opera quasi conclusa, ecco che appariva una venatura che rischiava di dividere a metà l’opera. Il busto che ritrae Papa Scipione Borghese è l’esempio perfetto di quello che vi sto raccontando. Bernini scolpì quest’opera e mentre i dava da fare a rifinire i dettagli del volto si aprì una crepa che divise a metà la testa del Pontefice. L’opera era di una bellezza unica ma il povero scultore dovette aprire il capo del Papa e sistemarci dentro un perno per assicurare i due pezzi oramai bell’e che separati. Una scultura così non poteva essere messa nelle mani del committente così iniziò un’altra opera identica che concluse in pochi giorni. Ad opera quasi ultimata comparve di nuovo una venatura molto profonda sulla veste. Insomma: due busti eccellenti ma entrambi difettati.

Anch’io ebbi qualche problema ma non di quella entità.

Appena firmavo nuovi contratti partivo in sella al mio cavallo baio alla volta delle Cave di Carrara. Cercare nuovi marmi m’impegnava quasi più dell’esecuzione della scultura stessa. Fra contrattazioni e arrampicate sulle vette i giorni trascorrevano così, fra sudore e fatica mia e dei cavatori.

Avevo bisogno di vedere da vicino la qualità dei marmi, dovevo toccarli con mano per evitare disastri. La compattezza e la purezza di ogni blocco erano le determinanti che mi facevano sceglierlo o meno.

Gli scalpellini che lavoravano per me dovevano poi sbozzarlo in modo tale da non comprometterne la qualità e il lavoro che avrei dovuto farci a seguire.

La sbozzatura era indispensabile: facilitava il trasporto alleggerendo il carico. I miei soggiorni sulle Cave di Carrara furono lunghi e ripetuti. Quei momenti di vita dura dopotutto non mi dispiacevano ed erano molto meglio di quelli passati al cospetto di papi e ricchi cardinali.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti, lavoratore infaticabile da sempre.

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L’arte appassionata di chi si mette in gioco

Mi garba l’arte appassionata, quella in cui si percepisce il corpo e l’anima di chi la realizza. Ho speso una vita intera a riprodurre la perfezione delle membra, delle espressioni del volto, degli atteggiamenti e se potessi avere ancora in mano un martello, uno scalpello ma anche dei pigmenti macinati e qualche pelo da mettere insieme per far dei veri pennelli, continuerei a studiare. Perché l’arte non è solo istinto ma anche dedizione e amore. C’è poco da fare: gli artisti riescono ad osservare tutto con occhi diversi, a reinterpretare ciò che vedono per tradurlo secondo la propria realtà. Gli artisti son capaci di trovar colori anche dove agli altri par che sia tutto nero, buio e desolato.

Oggi mi sento ispirato, si nota? Sapete perché? A parte il fatto che voglio finir bene l’anno e, se non temessi di sembrar troppo volgare, potrei mandare anche a quel paese tutti quelli che m’han voluto male ma c’è anche un altro motivo.

Sono reduce dalla visita di una mostra di un’artista in gamba: Monica Antonelli. Qualche giorno fa ero in giro per Prato non per affari ma per andare a cercare il regalo di Natale al Canova…è di un noioso quello lì! Non gli va mai bene nulla e allora ho pensato di comprargli i famosi cantuccini: se non gli vanno a genio quelli di Prato non so’ quali altri potrebbero piacergli. Al limite se non gli fossero piaciuti me li sarei mangiati io con molto piacere, alla sua salute!

Divagazioni sul tema a parte, mi sono ritrovato davanti a Palazzo Banci Buonamici. Mi sono intrufolato per ammirare l’Arancera, il braccio affrescato dal Valentini nell’Ottocento.

In questo momento la sala al primo piano ospita la mostra “Un prato di libri”. Non ho perso tempo e sono entrato per andare a vedere le opere di scultura, illustrazioni e fotografie esposte. In particolare mi hanno colpito le sculture di Monica Antonelli, una pratese doc. Non aspettatevi di vedere sculture dalle forme classiche ma piuttosto una trasposizione del suo animo nella materia. Le linee spigolose e secche ti entrano sottopelle quasi a voler scalzare a forza un qualche sentimento, negativo o positivo che sia. E’ difficile rimanere indifferenti. Sapete bene che la scultura che amo e sento mia è tutt’altra ma ciò non toglie che mi senta attratto da forme non convenzionali.

” Un Prato di libri”  

PALAZZO BANCI BUONAMICI

Via Ricasoli, 25 

Sala al 1° piano 

Affrettatevi a visitare la mostra e vedere da vicino le opere di Monica Antonelli perché la mostra sarà aperta fino al 10 gennaio 2015 con il seguente orario dal lunedì al venerdì 9-19.
Il vostro Michelangelo Buonarroti, prima di salutarvi vi lascia qualche immagine delle opere della Antonelli.
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Andate a visitare le mie terre natìe

A volte, per comprendere meglio un artista, le sue opere e la sua poetica, è necessario non solo conoscere la sua storia privata ma recarsi direttamente sui luoghi che ha frequentato.

Il territorio natìo ti rimane appiccicato alla pelle per tuta la vita quassi fosse un vestito cucito su misura che non si può più togliere. Se desiderate vedere dove ho trascorso la mia infanzia, sappiate che Caprese vi aspetta a braccia aperte. Vi domanderete perché Caprese visto che il mi’ babbo era di Firenze… ora ve lo spiego perbenino.

La Repubblica di Firenze, già nel 1384, aveva preso sotto di sé la città di Arezzo e tutti i suoi possedimenti terrieri. Per amministrare i nuovi possedimenti, Firenze decise di inviare sul posto dei cittadini facoltosi chiamati podestà. il mi’ babbo, fu investito di questa carica nel 1474, quasi un secolo dopo e io venni al mondo in quel frangente: il 6 Marzo del 1475 o 1474 se si tiene in considerazione il calendario fiorentino che cominciava l’anno il 25 di Marzo, il giorno dell’incarnazione.

Se volete assaporare la cucina di questi posti e ammirare i panorami che ho visto io da bimbetto, scegliete di effettuare l’itinerario “Michelangelo tra Caprese e Chiusi”. Potrete ripercorrere le mie origini partendo dalla mia casa natale presso Caprese e l’attiguo Museo Michelangiolesco nel quale sono presenti numerosi gessi delle mie sculture più celebri. Lasciatevi sconvolgere i sensi dai paesaggi di Chiusi della Verna e del monte Penna. Ho adoperato alcuni scorci nel Tondo Doni, nella Creazione di Adamo e in altre opere celebrate il tutto il mondo.

Se volete meglio documentarvi su questo percorso, scrivete una mail a info@michelangelo.it oppure visitate il link http://www.michelangelo.it/allegati/brochure_itinerario.pdf per visionare la brochure completa di questo percorso attraverso i luoghi delle mie radici.

 

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi aspetta a casa sua, in provincia d’Arezzo

 

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