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La mia casa romana a Macel de’ Corvi che non c’è più

La mia casa romana non c’è più.

Non cercatela sulle cartine: fu rasa al suolo anni fa. A ricordo di quella mia dimora piena di gatti, galline e scaglie di marmo ci sono rimaste solo un paio di targhette striminzite sul Palazzo delle Assicurazioni, lato Colona Traiana, che troppo spesso nemmeno vengono notate: “Qui era la casa consacrata dalla dimora e dalla morte del divino Michelangelo. SPQR 1871”.

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La mia casa si trovava a Macel de’ Corvi, dove ora sorge quel cosone dell’Altare della Patria. Era ubicata in un angolo di quella che ora si chiama Piazza Venezia, in una rientranza proprio all’imbocco dei Fori Imperiali, nei pressi dei ruderi del Foro Traiano.

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Abitai lì per parecchio tempo se si escludono il mio ritorno a Firenze e i miei frequenti viaggi alle cave di marmo di Carrara e in quelle sul territorio di Seravezza.

La demolizione della zona di Macel de’ Corvi
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Furono gli eredi di papa Giulio II della Rovere a darmi quella casa affinché potessi portare a termine il grandioso complesso monumentale con i successivi ridimensionamenti. Macel de’ Corvi era una zona popolare e la mia casa era assai modesta. Mai mi piacque vivere nel lusso e nello sfarzo. Il laboratorio era affiancato dal tinello e dalla cucina. C’erano anche due camere da letto e una cantina, una loggia, un orticello e una stalla.

L’aria che si respirava in quel luogo non era gran che salubre né profumata. Pareva che mezza Roma non avesse altro posto dove andare a buttare le carogne di gatti e cani e già che si trovavano lì, la adoperavano pure come invitante latrina.

La pianta di Roma realizzata nel 1593 da Antonio Tempesta. Nel rettangolo in evidenza si vede il retro di casa mia, verso il vicolo dei Francipane
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Ero l’artista più ricercato e ben pagato del mondo allora conosciuto ma continuavo a vivere come una persona umile. Che me ne facevo delle comodità quando alla fine dei conti non avevo altri interessi che portare a termine i miei numerosi lavori!

Visse assieme a me per un lungo periodo il mio garzone Francesco di Bernardino che sicuramente conoscete meglio con il nome di Urbino. 26 anni assieme e poi un bel giorno morì così all’improvviso e mi ritrovai da solo. Furono periodi difficili quelli ma, d’altro canto, di facile mai ebbi nulla e nulla ottenni senza fatiche.

Questo è ciò che fu recuperato della facciata di casa mia. E’ la facciata del bacino idrico che fu realizzato negli anni Trenta del Novecento e si trova nei pressi dell’uscita della passeggiata del Gianicolo, in direzione San Pancrazio. recuperata come facciata del bacino idrico realizzato negli anni 30
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Casa mia fu distrutta prima del 1873, quando tutta la zona che circonda Piazza Venezia fu stravolta per la realizzazione dell’Altare della Patria.

A parte la bruttezza di quel coso lì, ma davvero valeva la pena distruggere gli ultimi ricordi della mia vita terrena per far posto a quell’affare lì? Bah.

Chissà, forse oggi sarebbe stata trasformata in una casa museo e ci sarebbe pure una gran fila di turisti pronti a pagare il biglietto per vedere come e dove vivevo, per guardare da vicino gli oggetti che utilizzavo ogni giorno: dalla ciotola per la zuppa al letto logoro, dai pastrani alle selle.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti.

My Roman house in Macel de ‘Corvi which no longer exists

My Roman home is no longer there.

Don’t look for it on maps: it was razed to the ground years ago. In memory of my home full of cats, chickens and marble chips, there are only a couple of skimpy signs on the Palazzo delle Assicurazioni, Colona Traiana side, which too often are not even noticed: “Here was the house consecrated by the residence and the death of the divine Michelangelo. SPQR 1871 “.

My house was located in Macel de ‘Corvi, where that little thing of the Altar of the Fatherland now stands. It was located in a corner of what is now called Piazza Venezia, in a recess right at the entrance to the Imperial Forums, near the ruins of the Trajan Forum.

I lived there for a long time apart from my return to Florence and my frequent trips to the marble quarries of Carrara and those in the territory of Seravezza.

It was the heirs of Pope Julius II della Rovere who gave me that house so that I could complete the grandiose monumental complex with subsequent downsizing. Macel de ‘Corvi was a popular area and my house was very modest. I never liked living in luxury and splendor. The laboratory was flanked by the dining room and the kitchen. There were also two bedrooms and a cellar, a loggia, a vegetable garden and a stable.

The air you breathed in that place was not very healthy or fragrant. It seemed that half of Rome had nowhere else to go and throw away the carrion of cats and dogs, and while they were there, they even used it as an inviting latrine.

I was the most sought after and highly paid artist in the world known at the time but I continued to live as a humble person. What did I do with my comforts when at the end of the day I had no other interests than completing my numerous jobs!

For a long time my apprentice Francesco di Bernardino lived with me, whom you surely know better with the name of Urbino. 26 years together and then one day he died suddenly and I found myself alone. Those were difficult times but, on the other hand, I never had anything easy and I achieved nothing without effort.

My house was destroyed before 1871, when the whole area surrounding Piazza Venezia was turned upside down due to the construction of the Altare della Patria.

Apart from the ugliness of that thing there, but was it really worth destroying the last memories of my earthly life to make way for that thing there? Bah.

Who knows, maybe today it would have been transformed into a museum house and there would also be a large line of tourists ready to pay the ticket to see how and where I lived, to look closely at the objects I used every day: from the soup bowl to the bed. worn out, from coats to saddles.

Your always your Michelangelo Buonarroti with his stories.

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