La mia casa romana a Macel de’ Corvi che non c’è più

La mia casa romana non c’è più. Non cercatela sulle cartine: fu rasa al suolo anni fa. A ricordo di quella mia dimora piena di gatti, galline e scaglie di marmo c’è rimasta solo una targhetta striminzita che spesso non viene nemmeno notata: “Qui era la casa consacrata dalla dimora e dalla morte del divino Michelangelo. SPQR 1871″.

La mia casa si trovava a Macel de’ Corvi, dove ora sorge quel cosone dell’Altare della Patria. Era ubicata in un angolo di quella che ora si chiama Piazza Venezia, in una rientranza proprio all’imbocco dei Fori Imperiali, nei pressi dei ruderi del Foro Traiano. Abitai lì per parecchio tempo se si escludono il mio ritorno a Firenze e i miei frequenti viaggi alle cave di marmo di Carrara e dell’Altissimo.

Furono gli eredi di papa Giulio II della Rovere a darmi quella casa affinché potessi portare a termine il grandioso complesso monumentale con i successivi ridimensionamenti. Macel de’ Corvi era una zona popolare e la mia casa era assai modesta. Mai mi piacque vivere nel lusso e nello sfarzo. Il laboratorio era affiancato dal tinello e dalla cucina. C’erano anche due camere da letto e una cantina, una loggia, un orticello e una stalla. L’aria che si respirava in quel luogo non era gran che salubre né profumata. Pareva che mezza Roma non avesse altro posto dove andare a buttare le carogne di gatti e cani e già che si trovavano lì, la adoperavano pure come invitante latrina.

Ero l’artista più ricercato e ben pagato del mondo conosciuto ma continuavo a vivere come una persona umile. Che me ne facevo delle comodità quando alla fine dei conti non avevo altri interessi che portare a termine i miei numerosi lavori!

Visse assieme a me per un lungo periodo il mio garzone Francesco di Bernardino che sicuramente conoscete meglio con il nome di Urbino. 26 anni assieme e poi un bel giorno morì così all’improvviso e mi ritrovai da solo. Furono periodi difficili quelli ma, d’altro canto, di facile mai ebbi nulla e nulla ottenni senza fatiche.

Casa mia fu distrutta nel 1902, quando tutta la zona che circonda Piazza Venezia fu stravolta per la realizzazione dell’Altare della Patria. A parte la bruttezza di quel coso lì, ma davvero valeva la pena distruggere gli ultimi ricordi della mia vita terrena per far posto a quell’affare lì? Bah. Chissà, forse oggi sarebbe stata trasformata in una casa museo e ci sarebbe pure una gran fila di turisti pronti a pagare il biglietto per vedere come vivevo e per guardare da vicino gli oggetti che utilizzavo ogni giorno: dalla ciotola per la zuppa al letto logoro, dai pastrani alle selle.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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