Un bambino da crescere come un nipote
Il mio assistente e grande amico Urbino passò a miglior vita molto giovane. Per vent’anni lavorammo assieme ma un triste giorno Nostro Signore lo richiamò a sé lasciando solo me. Era una fredda giornata di gennaio del 1556 quando chiuse i suoi occhi.
Tanto ero affezionato al su’ figliolo che avrei voluto insegnargli il mestiere mio. Sapete come si chiamava quel bimbetto? Michelangelo. Il su babbo l’aveva voluto chiamare proprio come me.
Quando ancora pensavo di andarmene a finire i miei giorni a Firenze, scrissi alla su mamma per dirgli che volentieri l’avrei portato con me, alla stregua di un nipote a cui svelare tutti i trucchi del mestiere. Le cose però a volte prendono pieghe inaspettate e rimasi per il resto dei miei giorni in quel di Roma, nella mia casa di Macel de’ Corvi.
“…io stimo questo verno andarmene a Firenze per sempre perchè sono vechio e non ò tempo di più tornare a rRoma. E passerò di costà, e, volendomi dar Michelagniolo, lo terrò in Firenze com più amore ch’è figliuoli di Lionardo di mio nipote, insegnandogli quello che io so che’l padre desiderava che gl’imparasi…”
Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti

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