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La storia del San Matteo in sospeso

Stamani fa freschino e non ho voglia di mettere il naso fuori da Santa Croce. Il caminetto da accendere qui non ce l’ho ma con due bicchieri di vino di quello bono mi passa anche il freddo. Intanto che aspetto il Canova che ritorni dai suoi giri mattutini con fiasco nuovo, vi voglio raccontare qualcosa sul San Matteo che oggi potete ammirare presso la Galleria dell’Accademia a Firenze.

San-Matteo-Michelangelo
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Ebbene, erano i primi anni del Cinquecento quando l’Opera del Duomo assieme alla Gilda Fiorentina mi commissionarono 12 sculture da realizzare per Santa Maria del Fiore, il duomo fiorentino. La Gilda era costituita da danarosi mecenati nel campo artistico e quell’impresa era a dir poco prestigiosa. In quel momento Firenze pullulava di grandi talenti e era economicamente florida: un connubio perfetto per la realizzazione di opere grandiose.

Le dodici sculture avrebbero dovuto raffigurare altrettanti apostoli. I tempi stabiliti da me assieme ai committenti erano di un apostolo all’anno ma fatto sta che iniziai solamente la realizzazione del San Matteo: il primo e l’ultimo della serie.

Prima della fine del 1505 dovemmo scogliere il contratto: ero stato richiamato a Roma e non potevo rifiutare un’occasione del genere. Giulio II aveva qualcosa di speciale in serbo per me.

Oh, è arrivato il Canova col vino. Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta.

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