Cose imparate

Stare una settimana su Facebook in modalità diversa da quella a cui ero abituato mi ha fatto capire qualche cosuccia. La prima è che per stare sui social ci sono delle regole ma che queste regole non valgono per tutti allo stesso modo: c’è chi può postare ciò che crede e chi invece deve fare attenzione a ogni più minimo dettaglio pena l’esclusione.

Ho compreso che molti si limitano a guardare e commentare le immagini senza leggere le didascalie…beh, in realtà di questo mi ero reso conto da tempo però sentirsi dire “che cosa interessante, non l’avevo mai letto da nessuna parte” da una persona che già aveva mostrato apprezzamento per lo stesso post non molto tempo fa, fa un po’ strano.

Diffidate dalle imitazioni perché ce ne sono eccome…trovata una anche qualche ora fa. Va be, tanto mica mi conoscono come mi conosco io.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Ampi e desolati deserti nella testa

Scartabellando fra cataste di fogli e foglietti, m’è captato un libretto dimenticato da tempo in fondo a un baule e pure mezzo rosicato dai topi. L’ho aperto a caso e chissà, forse ho trovato quello che cercavo. Una frase di Seneca scritta parecchi secoli fa ma più attuale adesso di quando l’ha pensata e scritta….e ditemi se non ha ragione

Penso tra me e me quanti sono gli uomini che esercitano il corpo e quanto pochi quelli che esercitano la mente; quanta gente accorre a un passatempo inconsistente e vano, e che deserto intorno alle scienze; che animo debole hanno quegli atleti di cui ammiriamo i muscoli e le spalle.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e le spalle del David con la fionda scheggiata

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Copiando disegni imparai l’arte

Come vi ho detto più volte, gran parte dei miei di segni sono andati perduti o meglio, qualcuno è scomparso nel corso dei secoli mentre altri li ho dati in pasto alle fiamme.

Da ragazzetto, quando ero a bottega dai fratelli Ghirlandaio, appena avevo un attimo libero, me ne andavo a studiare e copiare le opere dei più illustri artisti che fino a quel momento avevano decorato le chiese fiorentine. Da Masaccio a Filippino Lippi passando per Giotto: i loro lavoro erano per me una fonte inesauribile di conoscenza.

Mi accomodavo alla meno peggio sul pavimento, tiravo fuori qualche foglio che i Ghirlandaio probabilmente mi permettevano di sottrarre alle loro scorte e iniziavo a tracciare con inchiostro e penna quei panneggi, quei volti e quegli atteggiamenti così perfetti e suggestivi. Molto noto è lo studio delle tre figure virili di Masaccio della perduta Sagra del Carmine. L’affresco originale di Masaccio era posizionato nella lunetta al di spora della porta di accesso del chiostro della Chiesa del Carmine, a Firenze. Venne realizzato dall’artista nel 1426 e poi distrutti nel Seicento in occasione del rifacimento del chiostro.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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I learned art by copying drawings

As I have told you many times, most of my drawings have been lost forever, some others some have disappeared over the centuries while others I fed to the fire.

As a kid, as soon as I had a moment to spare while in the workshop of the Ghirlandaio brothers, I studied and copied the works of the most illustrious artists who had decorated the Florentine churches. From Masaccio to Filipino Lippi and Giotto: their work were an inexhaustible source of knowledge for me.

I got comfortable on the uncomfortable floor, pulled out a piece of paper that I stole from the Ghirlandaio workshop and began to trace with ink those draperies, those faces and those attitudes so perfect and suggestive. A very well known study is the one of the three people that Masaccio was going to include in the lost Sagra del Carmine. The original fresco of Masaccio was supposed to be in the lunette near the entrance of the cloister of the Carmine Church in Florence. It was made by Masaccio in 1426 and then destroyed in the seventeenth century when the cloister was rebuilt

Turly yours, Michelangelo Buonarroti

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Il Prigione che si Ridesta

Stamani, mentre stavo cercando di fare un po’ d’ordine fra gli appunti per poter cominciare a lavorare a un nuovo progetto editoriale, mi son reso conto che fino a questo momento non vi ho parlato in maniera esaustiva del Prigione che si Ridesta. È uno dei quattro prigioni che da diversi decenni si trova nella Galleria dell’Accademia a Firenze, dopo aver trascorso secoli all’interno della Grotta del Buontalenti, nel Giardino di Boboli.

La figura è tutta in tensione e sembra volersi liberare dal blocco di marmo che la trattiene. Iniziai a scalfire il blocco partendo da uno spigolo poichè l’opera finita avrebbe dovuto occupare una posizione angolare della grandiosa tomba di papa Giulio II.

Mi piace assai ciò che Bonsanti scrisse in merito all’atteggiamento del Prigione che si Ridesta: “lotta violentemente contro il sonno per raggiungere la consapevolezza“. Il sonno alla fine dei conti può avere differenti letture: il Prigione sarà durante una fase di non conoscenza oppure semplicemente tenterà di cedere alle braccia di Morfeo per sottrarsi a un incombete tragedia? Entrambe le interpretazioni sono plausibili. ù

I Prigioni bisogna osservarli tenendo presente l’ottica con la quale li avevo ideati: la raffigurazione della rovina dei saperi del mondo con la morte del pontefice.

Il Prigione che si Ridesta si trovava nel mio studio fiorentino di via Mozza quando lasciai la città definitivamente alla volta di Roma, nel 1534. Dopo la morte, il mi nipote Lionardo cedette quest’opera, assieme agli altri tre prigioni di Firenze e alla Vittoria, al duca Cosimo de’ Medici.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti

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The awakening prisoner

This morning, while I was trying to edit a few of my letters so that I could start working on a new publishing project, I realized that I’ve ner taken the time to discuss my Awakening Prisoner. It is one of the four prisoners that is located in the Galleria dell’Accademia in Florence.  For centuries it was located in the Grotta del Buontalenti in the Boboli Gardens.

The image of the prisoner is quite tense and seems to want to brake away from the marble that holds it in. I began to work on the block of marble starting on its edges because the finished piece of art was supposed to be placed in a corner of the immense tomb for Pope Julius II.

I truly like what Bonsanti wrote about the attitude of my Awakening Prisoner: “he’s violently struggling not to fall asleep in order to achieve awareness.” One can interpret this “falling asleep” in different ways: maybe the Prisoner is in a non conscious phase of sleep or could he be simply trying to give himself up to Morpheus to escape an unfaithful tragedy? Both interpretations are valid.

These Prisoners must be observed keeping in mind how I had intended to have them be seen: the representation of the end of the world’s knowledge due to the eventual death of the pontiff.

The Awakening Prisoner was in my Florentine studio in Via Mozza when I permanently the city toward Rome, in 1534. After the Pope’s death, my nephew Lionardo gave this Prisoner as well as the other 3 that are in Florence as well as the statue of Victory, to Duke Cosimo de ‘Medici.

Yours truly, Michelangelo Buonarroti and my stories

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Il David vestito a festa per l’8 marzo

Ecco come omaggiava le donne il mio David l’8 marzo del 2004.La sua testa fu cinta da una corona fatta con rami di mimosa fioriti dalla restauratrice Cinzia Parnigoni. Il David accolse così i giornalisti in occasione della presentazione dei risultati delle indagini scientifiche.

“Dato che siamo soprattutto donne ad occuparci di questo importante intervento abbiamo deciso di farci un piccolo regalo e al tempo stesso di rendere omaggio a un mito della bellezza cingendone la testa con la mimosa.” disse in quell’occasione l’allora direttrice della Galleria dell’Accademia Franca Falletti.

Approfitto dell’occasione per fare gli auguri a tutte le donne, nessuna esclusa. Il vostro Michelangelo Buonarroti.

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Michelangelo Buonarroti is back: da oggi post anche in inglese

A partire da oggi, i post che pubblico abitualmente sul mio privatissimo blog, avranno qualcosa in più ovvero una fedele traduzione in inglese. È da parecchio tempo che un nucleo di irriducibili seguaci mi invia costantemente mail, messaggi privati e talvolta pure pubblici richiedendomi la traduzione di ciò che scrivo in inglese, arabo, cinese, spagnolo, giapponese, tedesco e via discorrendo. Accontentare tutte queste richieste non posso per tante ragioni diverse e un po’ mi dispiace pure.

Nel frattempo però ho trovato un valido collaboratore che s’è proposto per la traduzione di tutto ciò che scrivo in inglese. È già qualcosa no?

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che da oggi diventa un po’ più internazionale di quello che già era.

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Michelangelo Buonarroti is back:  from today onwards all my posts will be in English as well

From today onwards all my blog posts will also have a perfect English translation.  Its been a long time that my faithful followers have constantly emailed me, messaged me privately as well as in public asking for translations of what I write into English, Arabic, Cinese, Spanish, Japanese, German and many other languages.  I’m sorry to say that I cannot make everyone happy but I have found a person willing to translate what I write into English.  That’s a good start, right?

Yours truly, Michelangelo Buonarroti that from today on is a bit more international that what I’ve been in the past.

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Friends of David: inaugurazione per il giorno del mio compleanno

Lunedì 6 Marzo 2017, in concomitanza con il mio 542° compleanno, verrà inaugurato alla Galleria dell’Accademia il progetto Friends of David e la relativa nascita dell’associazione Amici della Galleria dell’Accademia di Firenze.

L’associazione è stata creata per volere dell’attuale direttrice Cecile Hollberg con lo scopo di coinvolgere ancora di più sia i turisti che i cittadini fiorentini nel sostegno della Galleria. I Friends of David potranno avere numerosi benefici e la possibilità di partecipare ad eventi esclusivi. Fausto Calderai è il presidente della neonata associazione.

Le fidelity card proposte sono tre: la prima è dedicata ai giovani under 28 e ha un costo di 30 euro all’anno, la seconda ha un costo di 50 euro mentre la terza 100 euro.

I Friends of David potranno entrare gratuitamente e mediante gli accessi prioritari alla Galleria dell’Accademia in ogni giorno dell’anno. I possessori della fidelity card inoltre avranno diritto a sconti nel bookshop e l’opportunità di ricevere inviti a interessanti eventi. Chi acquisterà la tessera da 100 euro, il giorno del proprio compleanno, potrà accedere gratuitamente alla Galleria assieme a un altro ospite.

Il primo evento al quale i Friends of David potranno partecipare è proprio l’inaugurazione di questo interessante progetto il 6 Marzo presso la Galleria dell’Accademia.

Chi vuole iscriversi non deve fare altro che inviare una mail a info@friendsofdavid.org per palesare la propria intenzione. Gli iscritti avranno diritto a partecipare a una visita esclusiva lunedì 6 marzo a porte chiuse già che la Galleria dell’Accademia il lunedì solitamente non è accessibile al pubblico. Alla fine della visita verrà offerto un brindisi in onore mio.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che si prepara a festeggiare in grande stile il suo prossimo compleanno.

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Perfezione abbozzata

“Così abbozzata mostra la sua perfezione, ed insegna agli scultori in che maniera si cavano le figure de’ marmi, che senza venghino storpiate, per poter sempre guadagnare col giudizio, levando del marmo, ed avervi da potersi ritrarre e mutare qualcosa, come accade, se bisognassi”. Così il Vasari raccontò ai contemporanei e ai posteri il San Matteo: una delle mie numerose opere lasciate a metà.

Assieme al San Matteo avrei dovuto scolpire anche gli altri undici apostoli che sarebbero poi stati collocati presso Santa Maria del Fiore. Subito dopo aver terminato il David iniziai a metter mano alla commissione ma dovetti abbandonare presto l’impresa. Due anni più tardi, il 18 dicembre del 1505, il contratto che mi impegnava con le dodici sculture venne rescisso e le sculture vennero affidate ad altri artisti fra i quali Jacopo e Andrea Sansovino e quello sciupa marmi del Bandinelli.

Almeno fino al 1874 il San Matteo rimase presso l’Opera del duomo e successivamente venne trasferito all’Accademia delle arti e del disegno di Firenze. Non molti anni dopo, agli inizi del Novecento, venne trasferito definitivamente alla attigua Galleria dell’Accademia assieme ai prigioni che per anni erano stati incastonati come gioielli nella Grotta del Buontalenti, nel giardino di Boboli.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti e il suo terzo caffè della giornata.

 

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La sassaiola

Il David non era destinato ad essere posizionato in Piazza della Signoria ma venne commissionato dalla potente corporazione dell’Arte della Lana e dagli Operai del Duomo per decorare uno degli sproni del duomo di Santa Maria del Fiore. Durante i due anni nei quali scolpii il gigante avevo cercato di tenere alla larga curiosi e artisti alla ricerca di opere da copiare con una fitta recinzione realizzata col legname.

Vista l’importanza di quell’opera però, Pier Soderini, gonfaloniere della repubblica fiorentina, decise di dargli maggior risalto posizionando il David nella piazza simbolo del potere temporale della città.

Fatto sta che divenne dunque necessario spostare l’opera dalla zona del duomo dove l’avevo scolpita, fino alla destinazione finale che venne decisa dopo un lungo dibattito fra i più celebri artisti del tempo.

Il 14 maggio del 1504 il David iniziò il suo lungo cammino verso Piazza della Signoria. Impiegò quattro giorni buoni e giunse a destinazione il 18 maggio verso l’ora del mezzogiorno. Antonio da Sangallo, il Cronaca, Baccio d’Agnolo, Bernardo del Cecca e il Pollaiolo realizzarono una gabbia in legno che potesse scorrere sui travi ricoperti di grasso. Per evitare che le vibrazioni potessero causare gravi danni al David, riuscirono a sollevarlo dal fondo mediante un complesso intreccio di canapi atti ad assorbire le oscillazioni.

Durante una delle notti, un gruppo di parteggianti per la famiglia Medici, prese a sassate il David.forse nell’assurdo intento di fermare la sua corsa. Il David in fondo era il simbolo per eccellenza della vittoria repubblicana sui Medici.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti

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Da Piazza della Signoria alla Galleria dell’Accademia

Questa che vedete a seguire è una foto assai particolare che ritrae il mio David ancora in Piazza della Signora, al riparo sotto una tettoia provvisoria e dotato di foglia di fico per coprire i genitali. Un’immagine che risale, mese più mese meno, al 1857.

Qualche anno prima, nel 1843, Aristodemo Costoli, su incarico affidato dal direttore delle Regie Fabbriche Bartolini, eseguì un restauro assai azzardato adoperando acido cloridrico (candeggina) più o meno concentrato che corrose il marmo. In alcune parti adoperò anche delle spazzole in ferro che lasciarono segni assai evidenti a distanza ravvicinata. Oramai lo scempio era compiuto ma quel restauro aveva accelerato il processo di corrosione da parte degli agenti atmosferici. Si decise dunque di realizzare una tettoia per proteggere il David dal rapido deterioramento.

Nel 1872, grazie anche all’interessamento e alle pressioni fatte dello scultore Bartolini, venne deciso di trasferire in un luogo protetto il David. Per scegliere la nuova collocazione si aprì un dibattito che durò a lungo e alla fine venne deciso di portare il gigante alla Galleria dell’Accademia di Firenze.

All’architetto Emilio de Fabris spettò il compito di creare uno spazio apposito per accogliere e valorizzare la mia opera. I lavori di edificazione della Tribuna iniziarono nel 1873 e si conclusero solo nel 1882.

Spostare da Piazza della Signoria fino alla Galleria dell’Accademia il David fu un’impresa colossale, alla stregua di quella che secoli prima era stata organizzata per portare dal Duomo fino all’arengario di Palazzo Vecchio il David.

Gli ingeneri Poggi e Porra progettarono uno speciale carrello di legno che potesse scorrere agevolmente sulle rotaie e che al contempo potesse mantenere in sicurezza l’opera durante tutta la fase del trasporto.

Purtroppo il basamento originale recante la scritta latina Exemplum salutis publicae cives posvere venne distrutto e di lui ne rimane solo un flebile ricordo in qualche foto come questa che vedete a seguire.

Il trasferimento durò cinque giorni: dal 31 luglio al 4 di agosto del 1873. Il David fece il suo ingresso trionfale nella Galleria dell’Accademia passando attraverso un varco appositamente aperto in una delle pareti. Le foto dell’epoca così come le cronache documentano che l’impresa venne vissuta dai fiorentini come un grandioso evento. Le strade erano piene zeppe di curiosi che non volevano perdere l’occasione di vedere il David spostarsi poco a poco. Prima di essere esposto di nuovo al pubblico, il David dovette attendere qualche anno ancora ovvero fino alla ultimazione della sua tribuna.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti

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