Sotto Roma c’è un tesoro di 2.000 anni: riapre il criptoportico delle Terme di Traiano
Sabato 12 settembre 2026 Roma restituisce al pubblico un luogo nel quale il tempo sembra essersi fermato. Dopo oltre un anno di lavori, torna infatti accessibile il criptoportico delle Terme di Traiano, nel cuore dell’area archeologica del Colle Oppio, un ambiente sotterraneo che custodisce affreschi, mosaici monumentali e preziose testimonianze della vita nell’antica Roma.
È una riapertura particolarmente significativa perché non riguarda soltanto il recupero di una struttura archeologica, ma permette di tornare a vedere da vicino alcune opere di straordinaria importanza, rimaste per lungo tempo lontane dagli occhi dei visitatori.

Tra queste spiccano soprattutto la Città Dipinta, un monumentale affresco che offre una sorprendente visione di uno spazio urbano osservato dall’alto, e il cosiddetto Grande Mosaico, una composizione di eccezionale complessità nella quale architettura, figure e decorazione sembrano costruire una vera e propria scenografia.
Il restauro è stato realizzato nell’ambito del programma Caput Mundi e ha interessato la galleria sotterranea e la grande esedra monumentale, restituendo leggibilità e accessibilità a una porzione delle Terme di Traiano che conserva ancora oggi la forza evocativa della Roma imperiale.
Un tesoro nascosto sotto il Colle Oppio
Per comprendere l’importanza del complesso bisogna tornare all’inizio del II secolo d.C., quando l’imperatore Traiano fece costruire le sue imponenti terme nell’area del Colle Oppio, non lontano dalla Domus Aurea neroniana.
Il progetto venne affidato ad Apollodoro di Damasco, uno degli architetti più importanti dell’epoca, e diede origine a un complesso monumentale di dimensioni straordinarie, destinato non soltanto alla cura del corpo, ma anche alla socialità, alla cultura e alla vita pubblica.
Il criptoportico rappresentava una parte fondamentale di questo articolato sistema di spazi. Oggi, attraversandolo, si entra in una dimensione completamente diversa da quella della Roma contemporanea: le passerelle consentono di osservare gli ambienti archeologici dall’alto mentre sulle pareti e sulle superfici conservate riaffiorano decorazioni che raccontano la raffinatezza raggiunta dall’arte romana.
La Città Dipinta: Roma vista dall’alto quasi duemila anni fa
Tra le opere che maggiormente attirano l’attenzione c’è la Città Dipinta, un grande affresco nel quale è rappresentato un paesaggio urbano immaginario osservato secondo una prospettiva a volo d’uccello.
La rappresentazione sorprende ancora oggi per la capacità di trasformare una parete in uno spazio apparentemente tridimensionale, nel quale edifici, strade e architetture costruiscono una sorta di città ideale.
È una testimonianza preziosa dell’immaginario urbano dell’antichità e della straordinaria capacità degli artisti romani di utilizzare la pittura per modificare la percezione degli ambienti.
Il restauro ha permesso di intervenire sulle superfici e di adottare misure conservative indispensabili per rallentare i processi di degrado e proteggere i colori, estremamente vulnerabili dopo quasi duemila anni.
Il Grande Mosaico sembra una scenografia teatrale
Accanto alla Città Dipinta, l’altro grande protagonista del percorso è il Grande Mosaico, una straordinaria composizione musiva che si sviluppa come una sorta di quinta teatrale su due livelli.
La superficie è animata da architetture, figure umane e sculture che contribuiscono a creare un’immagine complessa e dinamica, quasi fosse una scena pronta ad accogliere uno spettacolo.
La scoperta e la valorizzazione di queste decorazioni permettono di comprendere quanto fosse ricco e sofisticato l’apparato ornamentale delle Terme di Traiano, un luogo che doveva apparire agli occhi degli antichi visitatori molto diverso dalle rovine che oggi siamo abituati a vedere.
Gli ultimi scavi hanno inoltre restituito altri mosaici con paesaggi marittimi, inseriti in un contesto caratterizzato dalla presenza di nicchie e grandi pareti marmoree che raggiungono i dodici metri di altezza.
È un patrimonio che rende il criptoportico molto più di una semplice testimonianza archeologica: è una sorta di grande racconto per immagini della cultura, del gusto e della vita della Roma imperiale.

Il restauro protegge colori e decorazioni antiche
Restaurare un ambiente che ha attraversato quasi duemila anni di storia significa innanzitutto confrontarsi con la fragilità dei materiali. Gli interventi realizzati negli ultimi mesi hanno quindi avuto un’importante funzione conservativa, con l’obiettivo di arrestare o rallentare il degrado e garantire una migliore tutela delle superfici decorate.
Il progetto ha migliorato anche la fruizione dell’intera area, attraverso la realizzazione di passerelle sospese, un nuovo sistema di illuminazione e spazi dedicati all’accoglienza dei visitatori. È stato inoltre realizzato un bookshop, mentre la grande esedra semicircolare è stata dotata di gradinate ispirate alla struttura di una cavea.
Quando visitare il criptoportico delle Terme di Traiano
La nuova area archeologica sarà inaugurata con una riapertura in anteprima sabato 12 settembre 2026, con visite guidate gratuite in italiano e su prenotazione.
Dal 3 ottobre 2026 il percorso sarà invece accessibile al pubblico dal venerdì alla domenica, con sei turni giornalieri e un massimo di 15 visitatori per turno.
Una scelta che consente di proteggere gli ambienti restaurati e, allo stesso tempo, di offrire ai visitatori un’esperienza più raccolta, nella quale poter osservare con attenzione le decorazioni e comprendere la complessità di questo straordinario angolo della Roma antica.
Il criptoportico delle Terme di Traiano torna così alla città non come semplice reperto del passato, ma come un luogo vivo, da attraversare e da scoprire, dove affreschi e mosaici continuano a parlare dopo quasi duemila anni.
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.
A 2,000-Year-Old Treasure Beneath Rome: The Cryptoporticus of the Baths of Trajan Reopens
On Saturday, September 12, 2026, Rome returns to the public a place where time seems to have stood still. After more than a year of restoration work, the cryptoporticus of the Baths of Trajan—located in the heart of the Oppian Hill archaeological area—is once again accessible. This underground space houses frescoes, monumental mosaics, and precious evidence of life in ancient Rome.
This reopening is particularly significant because it involves not only the recovery of an archaeological structure but also allows visitors to see—up close—works of extraordinary importance that had long been hidden from view.
Notable among these are the Città Dipinta (Painted City)—a monumental fresco offering a striking aerial view of an urban landscape—and the so-called Grande Mosaico (Great Mosaic), a composition of exceptional complexity in which architecture, figures, and decoration combine to create a veritable stage-like setting.
The restoration was carried out as part of the Caput Mundi program and focused on the underground gallery and the large monumental exedra, restoring legibility and accessibility to a section of the Baths of Trajan that still retains the evocative power of Imperial Rome.
A Hidden Treasure Beneath the Oppian Hill
To understand the complex’s importance, one must go back to the early 2nd century AD, when Emperor Trajan commissioned the construction of his massive baths on the Oppian Hill, not far from Nero’s Domus Aurea.
The project was entrusted to Apollodorus of Damascus, one of the era’s most important architects, resulting in a monumental complex of extraordinary scale designed not only for physical well-being but also for socializing, culture, and public life.
The cryptoporticus was a fundamental part of this intricate system of spaces. Walking through the site today transports the visitor into a dimension far removed from contemporary Rome: walkways allow for an overhead view of the archaeological remains, while decorations re-emerging on the preserved walls and surfaces reveal the sophistication achieved by Roman art.
The Painted City: Rome as seen from above nearly two thousand years ago
One of the most striking features is the “Painted City” (Città Dipinta), a large fresco depicting an imaginary urban landscape from a bird’s-eye perspective.
The depiction remains astonishing today for its ability to transform a wall into a seemingly three-dimensional space, where buildings, streets, and architectural elements combine to form a kind of ideal city.
It stands as a precious testament to the urban imagination of antiquity and the extraordinary skill with which Roman artists used painting to alter the perception of interior spaces.
Restoration work has made it possible to treat the surfaces and implement essential conservation measures to slow down deterioration and protect the colors, which remain extremely vulnerable after nearly two millennia.
The Great Mosaic resembles a theatrical backdrop
Alongside the Painted City, the other major highlight of the tour is the “Great Mosaic” (Grande Mosaico), an extraordinary mosaic composition that unfolds across two levels, resembling a theatrical backdrop.
The surface comes alive with architectural elements, human figures, and sculptures, creating a complex, dynamic image—much like a stage set ready for a performance.
The discovery and showcasing of these decorations reveal just how rich and sophisticated the ornamental scheme of the Baths of Trajan truly was—a place that must have appeared vastly different to ancient visitors than the ruins we see today.
Recent excavations have also uncovered additional mosaics featuring seascapes, set within a space defined by niches and towering marble walls reaching twelve meters in height. This heritage makes the cryptoporticus far more than a mere archaeological relic; it serves as a grand visual narrative of the culture, tastes, and life of Imperial Rome.
Restoration preserves ancient colors and decorations
Restoring a space that has spanned nearly two thousand years of history requires, above all, addressing the fragility of the materials. Consequently, the work carried out in recent months has played a vital role in preservation, aiming to halt or slow deterioration and ensure better protection for the decorated surfaces.
The project has also improved visitor access to the entire area through the installation of suspended walkways, a new lighting system, and dedicated visitor reception spaces. A bookshop has been added, while the large semicircular exedra has been featuring tiered seating inspired by the structure of an ancient theater’s cavea.
When to visit the cryptoporticus of the Baths of Trajan
The new archaeological area will be inaugurated with a preview opening on Saturday, September 12, 2026, featuring free guided tours in Italian (by reservation).
From October 3, 2026, the site will be open to the public Friday through Sunday, with six daily time slots and a maximum of 15 visitors per slot.
This approach helps protect the restored spaces while offering visitors a more intimate experience, allowing them to closely examine the decorations and appreciate the complexity of this extraordinary corner of ancient Rome.
The cryptoporticus of the Baths of Trajan thus returns to the city not merely as a relic of the past, but as a living space to be explored and discovered—a place where frescoes and mosaics continue to speak after nearly two thousand years.
For now, yours truly, Michelangelo Buonarroti, bids you farewell and looks forward to seeing you in future posts and on social media.

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