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I marmi estratti da me a Seravezza finiti nel pavimento del duomo di Firenze

Il coloratissimo tappeto formato dagli intarsi di marmorei del pavimento della Basilica di Santa Maria del Fiore ha molto a che fare con me e con i terribili anni che trascorsi nelle terre di Seravezza.

Non fui certo io a metter mano al progetto di sostituzione della vecchia superficie in cotto con la nuova pavimentazione ma quei marmi bianchi che creano assieme a quelli colorati sublimi motivi geometrici, devono la loro estrazione a me.

Sono i marmi che un tempo erano destinati alla facciata della Basilica di San Lorenzo, quelli che il pontefice Leone X m’aveva obbligato a cercare nelle diverse cave presenti sul territorio di Seravezza.

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Il 10 marzo del 1521 il papa decise di rescindere il contratto per la facciata tant’è che ancora oggi la Basilica di San Lorenzo ne è priva. I marmi che avevo fatto estrarre in parte ancora si trovavano nelle cave mentre altri erano giunti fin sulla spiaggia, pronti per essere imbarcati alla volta di Firenze via Arno. Furono allora destinati alla pavimentazione in costruzione del duomo di Santa Maria del Fiore.

I marmi bianchi delle Alpi Apuane, rilavorati a secondo del bisogno da abili scalpellini e alternati ad altri marmi variopinti e brecce, andarono a formare quei tappeti marmorei che decorano la basilica.

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Il marmo verde arrivava direttamente da Prato mentre il nero proveniva da una vecchia vena nelle cave di Colonnata, oramai esaurita. Il rosso fu fatto estrarre da luoghi diversi: c’è il rosso ammonitico estratto nelle Alpi Centrali e quello di Monterantoli.

Oltre ai marmi, come vi ho accennato prima, furono inserite anche brecce di vari colori provenienti sia dalla Toscana che da altre Regioni. Oltre al granito dell’Impruneta, nella navata centrale sono presenti anche intarsi realizzati con il verde antico di Tessaglia e marmo africano che assume differenti colorazioni: giallo, blu e rosa.

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La pavimentazione del duomo di Firenze fu portata a termine nel 1660 e fin da subito suscitò stupore e meraviglia per la sua magnificenza in coloro che avevano la buona sorte di ammirarla.

La pavimentazione che vedete oggi è ancora quella originale se non a eccezion fatta di qualche piccola modifica nella zona delle tribune.

Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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The marbles extracted from me in Seravezza finished on the floor of the cathedral of Florence

The colorful carpet that forms the marble inlays of the floor of the Basilica of Santa Maria del Fiore has somehow to do with me and with the terrible years I spent in the lands of Seravezza.

It was certainly not I who started the project to replace the old terracotta surface with the new flooring but those white marbles that create sublime geometric patterns together with the colored ones, owe their extraction to me.

These are the marbles that were once destined for the facade of the Basilica of San Lorenzo, those that Pope Leo X had forced me to look for in the various quarries in the Seravezza area.

On March 10, 1521, the pope decided to terminate the contract for the facade, so much so that the Basilica of San Lorenzo still lacks it today. The marbles that I had partially extracted were still in the quarries while others had reached the beach, ready to be embarked for Florence via Arno. They were then destined for the paving under construction of the cathedral of Santa Maria del Fiore.

The white marble of the Apuan Alps, reworked according to need by skilled stonecutters and alternating with other multicolored marbles and breccias, went to form those marble carpets that decorate the basilica.

The green marble came directly from Prato while the black came from an old vein in the Colonnata quarries, now exhausted. The red was extracted from different places: there is the ammonite red extracted in the Central Alps and that of Monterantoli.

In addition to the marbles, as I mentioned earlier, breccias of various colors from both Tuscany and other regions were also inserted. In addition to the Impruneta granite, in the central nave there are also inlays made with the ancient green of Thessaly and African marble which takes on different colors: yellow, blue and pink.

The flooring of the cathedral of Florence was completed in 1660 and immediately aroused amazement and wonder for its magnificence in those who had the good fortune to admire it.

The flooring you see today is still the original one except for some minor changes in the grandstand area.

For the moment, your Michelangelo Buonarroti greets you by giving you an appointment at the next posts and on social networks.

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