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Gli occhi d’argento di Cosimo I: terminato il restauro del busto del Cellini

Al Museo Nazionale del Bargello si è appena concluso l’importante restauro del busto in bronzo di Cosimo I de’ Medici, realizzato da Benvenuto Cellini fra il 1545 e il 1548.

La restauratrice Ludovica Nicolai assieme alla dottoressa Ilaria Ciseri, curatrice delle collezioni del Bargello che ha seguito il restauro, in base a un’ipotesi proposta dalla critica, hanno voluto effettuare un saggio sulla superficie degli occhi di Cosimo I per verificare se realmente fossero stati realizzati in argento.

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«E’ similitudine abbundantissima, e accordata coll’alta maniera degli antichi, e datogli l’ardito moto del vivo, piena di diversi e lascivi adornamenti, e diligentissimamente lavorata». Così scrisse il Cellini in una lettera indirizzata a Cosimo I

Sotto lo strato scuro è riemerso il colore originario. A tutto gli effetti il Cellini, rifacendosi a una tecnica adoperata già in antichità, ha impreziosito il volto del duca inserendo delle lamine d’argento per far risplendere gli occhi.

Successivamente, fra il Settecento e l’Ottocento, per uniformare dal punto di vista cromatico il busto, è stata applicata una patina che ha reso impercettibile la differenza di materiale e colore fra il busto e le iridi.

La restauratrice Ludovica Nicolai al lavoro sul busto di Cosimo I
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Il restauro è stato reso possibile grazie al cospicuo contributo economico elargito dal Metropolitan Museum di New York che a fine giugno ospiterà il busto realizzato dal Cellini nella grande mostra dedicata alla famiglia Medici.

La mostra “The Medici. Portraits and Politics. 1512-1570” sarà curata dallo storico dell’arte e docente presso l’Accademia di Belle arti di Firenze Carlo Falciani e dalla presidente del Dipartimento di dipinti europei del Metropolitan Museum of Art Keith Christiansen. Ve ne ho parlato nel dettaglio QUA.

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La storia del busto di Cosimo I del Cellini

Il Cellini realizzò il busto del duca Cosimo I de’ Medici negli stessi anni in cui stava lavorando al Perseo. La sua fusione è documentata nell’anno 1546 mentre per attendere la completa nettatura e doratura si dovrà attendere il febbraio del 1547.

Il 15 novembre del 1557 l’opera fu posizionata nella nicchia sopra la porta d’ingresso del Forte Stella di Portoferraio dove rimase fino al 2 maggio 1781, quando fu portata per volere di Leopoldo I alla Galleria degli Uffizi e successivamente al Bargello dove tutt’oggi sta.

Il Cellini realizza il busto del duca alla maniera dei ritratti imperiali, con quel loro portamento fiero e altero. Non solo ne curò l’espressività del volto ma pose particolare attenzione agli ornamenti della corazza, dimostrando tutta la sua abilità di orafo. Al centro del petto si vede il volto di Medusa, considerato un simbolo rinascimentale del potere sia divino che militare.

Sempre sul petto è ben visibile il Toson d’Oro, la prestigiosa onorificenza cavalleresca che gli aveva dato Carlo V nel 1545. Gli spallacci sono decorati con le teste di leone, mascheroni, borchie e squame.

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