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Mantegna: la Camera degli Sposi

La Camera degli Sposi, quella che venne definita come “la camera più bella del mondo” è la punta di diamante del torrione Nord-Est del Castello di San Giorgio a Mantova.

Fu Andrea Mantegna a realizzare questo capolavoro e impiegò nove anni per portare a termine l’impresa iniziata nel 1465.

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La Camera degli Sposi, al contrario di quanto si possa essere portati a pensare, non ha niente a che fare con una stanza da letto. Questo ambiente così riccamente decorato era stato fortemente voluto da Ludovico Gonzaga con lo scopo di meravigliare e lasciare stupefatti tutti coloro che accoglieva in quel luogo per parlare d’affari e di questioni fondamentali per la gestione della cosa pubblica.

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Le vicende narrate negli affeschi

Entrando nella sala si ha come la sensazione di ritrovarsi nel bel mezzo di una loggia completamente aperta e decorata con ricchi tendaggi. Su due pareti Mantegna raffigurò due diversi episodi di una giornata che vide protagonista Ludovico II.

Il primo gennaio del lontano 1462, quando ancora non ero venuto al mondo, il marchese Ludovico Gonzaga ricevette una missiva probabilmente consegnatagli dal suo segretario Marsilio Andreasi o da Raimondo Lupi di Soragna. La lettera lo colse di sorpresa tanto che ancora è abbigliato con la veste da notte. In quella carta gli veniva richiesto di andare subito a Milano; Francesco Sforza era in grave pericolo.

Nell’affresco del settore centrale il Mantegna dipinge la scena con il marchese seduto, la moglie Barbara del Brandeburgo che lo guarda preoccupata, alcuni dei loro figli e sotto il trono il cagnolino Rubino.

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Quello stesso giorno però sarebbe arrivato a Mantova il suo amato figlio Francesco, appena nominato cardinale da papa Pio II. Il marchese Ludovico Gonzaga non si perse d’animo e pensò di andare incontro al figlio in arrivo sulla strada per Milano.

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Così nel secondo affresco, il Mantegna rappresenta proprio l’incontro di Ludovico con il figlio fresco di nomina cardinalizia. Sullo sfondo, in lontananza, si intravedono alcuni edifici romani come Castel Sant’Angelo e la Piramide Cestia. Probabilmente l’artista non aveva avuto mai modo di vedere Roma di persona ma la conosceva mediante i racconti di altri che avevano visitato la città eterna.

Per coinvolgere direttamente lo spettatore all’interno della scena, il Mantegna fa uscire alcune delle figure dalle cornici.

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L’oculo

Il brano di pittura più celebre di questa stanza è senza dubbio lo spettacolare oculo, affrescato sul soffitto che grazie al gioco prospettico, pare aprirsi sul cielo.

Un gruppo di personaggi e putti si affacciano dalla transenna per curiosare all’interno della Camera mentre alcuni di loro rimangono in bilico sul cornicione. Prende parte anche alla scena un pavone mentre dalla parte opposta si vede un vaso in equilibrio precario sopra un bastone. L’atmosfera è assai allegra e pare quasi che sia in corso la preparazione di un bello scherzo. E se i due gruppi disposti ai lati del vaso fossero in procinto di farlo cadere sulle teste di chi transita nella camera sottostante?

Nel corso dei secoli si è tentato di dare un nome alle fanciulle che si affacciano sulla stanza dall’oculo. Probabilmente la ragazza accanto al moro potrebbe essere la marchesa Barbara visto che ha la stessa acconciatura che il Mantegna realizzò per lei in una delle scene laterali.

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L’autoritratto

Il Mantegna volle essere presente all’interno dell’opera. Mentre altri artisti davano a qualche personaggio le proprie sembianze, lui preferì nascondersi fra le foglie che decorano una delle colonne fittizie presenti ai lati di una delle porte di accesso alla Camera degli Sposi, quasi a voler scorgere le espressioni di stupore di chi aveva modo di accedere a quel luogo.

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Il libro

Se volete approfondire la conoscenza sulla Camera degli Sposi ma anche sulle altre opere del Mantegna, vi consiglio il libro che segue, a cura di Mauro Lucco che trovate QUA.

Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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