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Agente Segreto al servizio del patrimonio artistico italiano

Dipinti, sculture, disegni ma anche parti di architetture come capitelli e quant’altro sono da sempre bottino appetibile. Se gran parte del patrimonio italiano è rimasto all’interno dei confini nazionali durante la Seconda Guerra Mondiale lo dobbiamo a un gruppo di agenti segreti che nell’ombra hanno lavorato per anticipare le mosse del Terzo Reich.

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Facciamo un saldo indietro nel tempo e torniamo a Firenze, nel 1944. Proprio in quell’anno infatti, una commissione creata ad hoc per l’occasione ovvero la Kunstschtz, iniziò a trafugare le opere più prestigiose da Palazzo Pitti, dal Bargello, dagli Uffizi e da alcune case private. Sparirono così sculture e dipinti di Tiziano, Perugino, cose mie, del Pollaiolo, Donatello e molti altri artisti. Le opere venivano poi stoccate in varie zone come Marano sul Panaro e in Alto Adige, per essere poi inviate a Vienna e a Berlino. In poco tempo sparirono oltre 300 opere ma sarebbe andata molto peggio se un gruppo tutto italiano di 007 non fosse stato al lavoro per fermare questo esodo forzato già prima dell’inizio della Guerra.

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Il gruppo era capitanato da Rodolfo Siviero: un uomo che alla salvaguardia del patrimonio artistico italiano dedicò tutta la sua esistenza. S’era laureato presso l’università di Firenze nel 1939 e gli sarebbe garbato tanto diventare un critico d’arte. Come spesso capita però, la Provvidenza aveva per lui qualcos’altro in serbo. Siviero vinse una borsa di studio in storia dell’Arte a Berlino. Un caso? Fatto sta che quando giunse in Germania non era già più un semplice studente ma bensì un agente dei servizi italiani. Aveva il compito di passare tutte le informazioni che avesse reperito in merito al piano che prevedeva la sottrazione di importanti opere d’arte al nostro Paese.

Siviero lavorando con discrezione, riuscì a mettere in piedi una fitta rete di consulenti sotto copertura in grado di registrare tutti gli spostamenti che compivano le opere trafugate dai nazisti ancora in territorio italiano. Con la complicità del regime fascista, le opere che riuscivano a varcare i confini andavano a rimpinguare le collezioni private dei gerarchi nazisti.

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Siviero riuscì a coordinare il suo gruppo di agenti prevenendo in certi casi le mosse dei nazisti alla ricerca delle opere d’arte come quando riuscì a far rimuovere e nascondere l’Annunciazione del Beato Angelico il giorno prima che arrivassero i predatori. In altre occasioni ha impedito che le opere varcassero i confini con un fitto lavoro di intelligence. Al recupero delle opere trafugate Siviero si dedicò anche dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Ebbene, se vi capiterà di andare agli Uffizi e di ritrovarvi dinnanzi a Pallade e il Centauro del Botticelli o di posare lo sguardo sulla Danae di Tiziano al Museo Nazionale di Capodimonte a Napoli, di guardare l’Hermes di Lisippo o l’Apollo di Pompei, ricordatevi di Siviero. Ricordatevi che per evitare che l’Italia venisse depredata del suo patrimonio non solo lavorò giorno e notte ma venne duramente torturato.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti, riconoscente sempre a persone come Rodolfo Siviero. Se vi capita di andare a Firenze di sabato o di domenica, visitate la sua casa museo. Viene tenuta aperta grazie a un gruppo di volontari che non dimenticano quello che Siviero e il suo entourage hanno fatto per tutti noi.

Cliccate QUI per collegarvi alla pagina del museo a lui dedicato e trovare tutte le info del  caso

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