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Eccesso di autostima o consapevolezza?

L’autostima non mi venne mai meno se non in ambito amoroso. Ecco, quando c’erano di mezzo i sentimenti ero capace di sciogliermi alla rapidità della neve scaldata dal sole. Non era presunzione la mia ma piuttosto la consapevolezza di quanto fossi capace di trasformare in cose tangibili le idee che mi passavano per la testa.

Questo che vi riporto a seguire è la parte di una lettera che scrissi da Firenze a Giuliano da San Gallo in data 2 maggio 1506.

E se quella volle fare la sepultura a ogni modo, non gli debbe dare noia dov’iome la facci, pur che in capo de’ cinque anni che noi siàno d’achordo la sia murata in Santo Pietro, dove a quella piacerà, e sia così bella chom’io ò promesso: che sson cierto, se ssi fa, non à la par cosa tucto el mondo.

L’opera che non avrebbe avuto pari nel mondo, citata nella lettera, è la sepoltura di Giulio II. Le cose alla fine non andarono proprio così ma la colpa non fu mia: lo stesso Giulio II volle che gli affrescassi la volta della Sistina nel frattempo. Poi morì e i papi a seguire ebbero per me altri lavori più urgenti e nemmeno erano così favorevoli alla realizzazione di un monumento così importante a un papa non troppo amato.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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