Il David: la piazza e l’esedra

Dinnanzi a Palazzo Vecchio il mi David ci stava proprio benino. Faceva sfigurare l’Ercole e Caco del Bandinelli al punto tale che quasi nessuno ne ricordava chi raffigurasse o il nome dello scultore che la ideò. Va beh, scordarsi l’opere del Bandinelli è un peccato veniale. Non è un mistero che l’abbia avuto sempre a schifo per quella sua spocchia insopportabile e quella maniera tutta sua di rovinare il marmo.

C’è poco da fare: gli sguardi erano solo per il mio gigante. Gli agenti atmosferici però non perdonano nemmeno le opere più belle e nel corso dei secoli iniziarono a erodere inesorabilmente le parti ben esposte come i riccioli del capo, le spalle e le dita dei piedi.

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L’architetto De Fabris realizzò all’interno della Galleria dell’Accademia uno spazio enfatico dedicato esclusivamente al ricovero del David. Dopo anni di lavoro la scultura venne sistemata al centro di un esedra voltata ad abside. La cupola protetta da vetri lasciava e ancora lascia passare la luce naturale che arriva diretta sul petto e sul volto del David facendolo risplendere.

In questa nova collocazione però alcuni effetti prospettici che avevo ideato vennero annullati. In Piazza della Signoria era ubicato molto più in alto rispetto agli spettatori e il corpo appariva più proporzionato. Fatto sta che la nuova sistemazione fu indispensabile per preservare il David per gli anni a seguire.

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Nel 1909 l’allora soprintendente Corrado Ricci effettuò un ulteriore intervento di mirabile ingegno. Nella navata da percorrere per arrivare al cospetto del David dispose i prigioni che in origine erano destinati alla tomba di Giulio II, il San Matteo e la Pietà Palestrina. Gli avventori tutt’oggi si trovano a percorrere un corridoio ricco di corpi che sembrano divincolarsi dai blocchi di marmo grezzo per arrivare al perfetto corpo del David.

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Dopo il trasloco però dinnanzi a Palazzo Vecchio il David mancava. Quel vuoto in un primo momento si pensò di colmare con una copia in bronzo ma i fiorentini, peraltro a ragione, non ne volevano sapere di mettere in piazza un’opera così diversa per colore e per materiale adoperato. La fusione fu sistemata al centro del piazzale di Giuseppe Poggi, quello che oggi è da tutti conosciuto come Piazzale Michelangelo.

Nel 1910 però Luigi Arrighetti scolpì una copia in marmo che ancora oggi si sta dirimpetto a quel coso che scolpì il Bandinelli.

Il vostro Michelangelo Buonarroti che come la Tosca visse d’arte, visse d’amore, non fece mai male ad anima viva.

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