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La Pietà Palestrina: comprata e usata per la propaganda fascista

Come forse sapete, sennò ve lo racconto io, la Pietà Palestrina non appartiene più a me. O meglio, i maggiori conoscitori delle mie opere sia viventi che oramai deceduti, hanno definitivamente rigettato l’idea che quell’opera lì potessi averla scolpita io. Sono troppe le incongruenze che ci sono con la mia particolare maniera di lavorare e quella Pietà: certo, è di mirabile fattura ma non posso averla realizzata io. Il perchè ve l’ho spiegato tempo fa QUA.

Nel 1938 lo Stato Italiano decise di acquiste la Pietà Palestrina e di sistemarla all’interno della Galleria dell’Accademia, con i Prigioni, il David e il San Matteo. Prima però di collocarla definitivamente a Firenze, volle sfoggiare quest’opera presunta mia quasi fosse un fiore all’occhiello per il regime fascista durante la Mostra Autarchica del Minerale Italiano. Questa mostra ebbe inizio nel novembre del 1938 fino al maggio del 1939 nella zona del Circo Massimo, a Roma. L’intento dell’esposizione era quello di celebrare i progressi che aveva fatto il Paese sfruttando le proprie risorse economiche nonostante la Società delle Nazioni avesse imposto all’Italia severe sanzioni economiche dopo l’invasione dell’Etiopia.

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Insomma, a mia insaputa volevano farmi parteggiare pure per il regime fascista. C’era la sezione dedicata al piombo, quella dello zinco, piriti, alluminio, mercurio, graniti e marmi. La Pietà Palestrina allora presunta mia, venne posizionata nel padiglione delle arti alla presenza del ministro Bottai.

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L’attrazione principale della Mostra Autarchica fu proprio la Pietà Palestrina. Il duce in pompa magna inaugurò l’esposizione non senza citare il glorioso acquisto appena effettuato. Nemmeno avevano preso in considerazione l’idea di aver pagato un occhio della testa un’opera presunta mia senza alcuna attendibilità e pure un pochetto sgraziata. Succede spesso: quando pensano di mettermi di mezzo è la volta bona che li faccio rimanere tutti di sasso: lo facevo da vivo e continuo a farlo adesso che son morto.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti quotidiani

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Photo Credit Alinari

 

 

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