Le vetrate della Biblioteca Medicea Laurenziana e l’ultimo restauro

La Biblioteca Medicea Laurenziana è ricca di dettagli che, talvolta, possono sfuggire anche a un buon osservatore. Guardate la lavorazione impeccabile della pietra serena che sembra arricciolarsi su se stessa e quei fantasiosi pipistrelli posti sopra le colonne che decorano il ricetto. E il pavimento in cotto bianco e rosso Fu realizzato sui di segni del Tribolo e rispecchia il soffitto il legno.

Sicuramente a non passa inosservato è il ciclo delle vetrate in corso di restauro oramai quasi giunto al termine. Non solo aggiunge un tocco vivace di colore a un ambiente di per sé austero ma è ricco di decorazioni con evidenti rimandi simbolici.

La realizzazione di tutta la biblioteca, come probabilmente saprete, fu affidata a me da Papa Clemente VII nel 1523 e aprì al pubblico nel 1571. Una biblioteca pubblica nel cuore della città aperta proprio a tutti di fatto ma che in realtà era frequentata da eruditi: poche erano le persone che sapevano leggere a quei tempi.

Le vetrate furono di segnate dal Vasari e fatte realizzare poi nelle Fiandre. Prima di questo ultimo restauro si pensava fossero fatte in Italia ma le indagini diagnostiche hanno messo in luce che le caratteristiche sia fisiche che chimiche del vetro sono tipiche dell’Europa del Nord a metà del Cinquecento. In ogni vetrata vengono riportati alternativamente i simboli che contraddistinguono il papato di Clemente VII e gli emblemi che riconducono direttamente a Cosimo I come ad esempio la tiara papale.

Per accentuare gli effetti chiaroscurali su alcune immagini è stata graffiata la grisaglia con una punta dura, creando così dei reticolati che lasciano meglio filtrare la luce esterna.

In origine le vetrate erano quindici per lato delle quali sei erano apribili mentre le rimanenti fisse. A fine ‘800 però venne edificata la Tribuna d’Elci che si affaccia sul lato destro del salone. Per far ciò furono smantellate cinque vetrate e murate ben quattro lucifere.

Nel corso degli anni sono stati effettuati diversi restauri ma i più cospicui vennero fatti sulle finestre apribili, più soggette alle temibili infiltrazioni d’acqua. Nel 1921 venne portato a termine un restauro complessivo a dir poco disastroso che cambiò in maniera irreversibile l’aspetto delle vetrate.

Attualmente i vetrini rimasti delle vetrate originali non sono così tanti. Nel corso dei secoli molti si sono fratturati, sono stati riparati e talvolta sostituiti con pezzi nuovi. Attualmente i restauratori sono impegnati a restituire solidità e un aspetto dignitoso alle ultime due vetrate ubicate sulla parte destra.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti felicemente stanco

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