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Giuliano Bugiardini, uno dei miei amici cari

Di ritratti miei postumi o contemporanei a me ce ne sono molti. Uno dei più celebri è sicuramente quello che dipinse il Bugiardini. Mi volle anche mettere il turbante con il quale convivevo pacificamente o quasi, estate o inverno che fosse. D’inverno mi scaldava il capo e d’estate m’asciugava il sudore mentre scolpivo. Il sudore era qualcosa di micidiale in estate: si impastava alla polvere di marmo se mi fosse colato negli occhi sarebbero stati dolori.

Giuliano Bugiardini era un amico di vecchia data che ebbi la sorte di conoscere nel Giardino de’ Medici. Quella fucina di talenti fu una vera fortuna non solo per Firenze ma anche per il resto del mondo. Per mia disgrazia c’era anche quel matto del Torrigiani lì: è grazie a lui se ebbi sempre un profilo poco rassicurante con quel naso storto come s’avessi fatto tutta la vita il pugile invece che lo scultore. Da questa parte dell’esistenza ancora non l’ho trovato il Torrigiani per dirgliene due. I casi son due: o è andato all’Inferno dopo le mie tante maledizioni oppure teme di esser vittima di qualche sadica vendetta e non si vuol far vedere.

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Giuliano Bugiardini nacque e morì a Firenze. Fu allievo prima di Piero di Cosimo e poi di Domenico Ghirlandaio e era presente nella Cappella Sistina quando misi mano al Diluvio Universale. Si ci mise mano pure lui e di quella parte poco ne rimane oggi: un disastro completo.

Non è così noto alle cronache questo mio amico ed è un vero peccato. Era abbastanza talentuoso e realizzò una pregevole Madonna della Palma permanentemente esposta presso gli Uffizi. La Madonna era il suo soggetto preferito e ne realizzò un gran numero di versioni, molte delle quali sono finite all’estero: alcune all’Ermitage di San Pietroburgo e altre a Vienna nella Collezione Liechstein.

Giuliano_bugiardini,_ritratto_di_michelangelo_col_turbante

Per il momento vi lascio: devo andare a sigillare bene la porta di Santa Croce. Con quest’acqua non vorrei che s’allagassero le tombe a pavimento.

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