I versi che scrissi quando scappai da Roma
Arrabbiato con Giulio II volli scrivere versi per buttarci dentro tutto il mio sdegno e la mia rabbia. VI racconto questa storia dal principio. Sedetevi comodi.
Arrivato a Roma con i primo carico di marmi fatti estrarre a Carrara destinati alla sepoltura di Giulio II, lo stesso papa non volle ricevermi.
Mi doveva dei soldi: gli stessi che io avevo anticipato di tasca per le maestranze che furono indispensabili per far arrivare quelle carrate dal porto di Ripetta sul Tevere fino nel cuore di Roma. Mi presentai più volte dinanzi a quei portoni della Santa Sede cercando di farmi ricevere ma non ci fu nulla da fare.
L’ultimo tentativo lo feci venerdì 17 aprile: all’ennesimo diniego me ne andai per non tornare più.
“Beatissimo Padre, io sono stato stamani cacciato di Palazzo da parte della Vostra santità onde io le fo intendere che da ora innanzi, se mi vorrà mi ciercherà altrove che a Roma” e partii in fretta e in furia alla volta di Firenze.
Il senso di frustrazione e amarezza di quei momenti volli poi metterlo in un sonetto attorno al 1511, qualche anno dopo quella rocambolesca fuga.
Signor, se vero è alcun proverbio antico,
questo è ben quel, che chi può mai non vuole.
Tu hai creduto a favole e parole
e premiato chi è del ver nimico.
I’ sono e fui già tuo buon servo antico
Già sperai ascender per la tua altezza,
e ‘l giusto peso e la potente spada
fussi al bisogno, e non la voce d’ecco.
Ma ‘l cielo è quel c’ogni virtù disprezza
locarla al mondo, se vuol c’altri vada
a prender frutto d’un arbor ch’è secco.
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.
The verses I wrote when I escaped from Rome
Having arrived in Rome with the first load of marbles quarried in Carrara intended for the burial of Julius II, the Pope himself did not want to receive me.
He owed me money: the same that I had advanced from my pocket for the workers who were indispensable to get those cartloads from the port of Ripetta on the Tiber to the heart of Rome. I presented myself several times in front of those doors of the Holy See trying to be received but there was nothing to be done.
I made the last attempt on Friday 17 April: after yet another refusal I left, never to return.
“Most Blessed Father, I was kicked out of the Palace this morning by Your Holiness, so I let you understand that from now on, if you want me, you will look for me elsewhere than in Rome” and I left in a hurry for Florence.
I then wanted to put the sense of frustration and bitterness of those moments into a sonnet around 1511, a few years after that daring escape.
Signor, se vero è alcun proverbio antico,
questo è ben quel, che chi può mai non vuole.
Tu hai creduto a favole e parole
e premiato chi è del ver nimico.
I’ sono e fui già tuo buon servo antico
Già sperai ascender per la tua altezza,
e ‘l giusto peso e la potente spada
fussi al bisogno, e non la voce d’ecco.
Ma ‘l cielo è quel c’ogni virtù disprezza
locarla al mondo, se vuol c’altri vada
a prender frutto d’un arbor ch’è secco.
For the moment, your always Michelangelo Buonarroti greets you and will meet you in the next posts and on social media.

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grazie , come sempre! 🙂
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grazie Daniel :-*
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